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21 marzo, giornata mondiale della poesia: #fermentopoetico è l’hastag per gli studenti

In un momento difficile per il Paese, scosso dall’emergenza Coronavirus, il CNDDU propone agli studenti di celebrare la Giornata mondiale della poesia, istituita il 21 marzo 1999, con l’hastag #fermentopoetico

21 marzo: giornata mondiale della poesia

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani in occasione del 21 marzo, Giornata mondiale della poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999, intende riaffermare il valore intrinseco, estetico, culturale, antropologico della più profonda espressione dello spirito umano: il verso.

La poesia è celebrazione di eventi, manifestazione individuale o collettiva di sentimenti, bisogni, speranze; è la più “superflua” delle forme culturali, eppure quella più necessaria per alimentare l’animo degli uomini. La poesia non serve in una realtà tecnocratica e digitale?

Al contrario è il lievito di tutto ciò che abbia un contenuto alto, nobile, critico, sdegnato, visionario. La vera poesia non ha padroni. Forse per questo ha più difficoltà a sussistere nella nostra società liquida e materialista. Eppure resisterà sempre. Malgrado noi.

21 marzo, Giornata mondiale della poesia: segnalare l’evento sui social con l’hastag #fermentopoetico

Il CNDDU invita ogni studente a celebrare la giornata contraddistinguendo ogni proprio profilo social con versi di un poeta a scelta, che in qualche modo percepiscono più vicino al loro sentire.

L’hashtag della giornata è #fermentopoetico.

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In tale occasione, ricordiamo che quest’anno ricorrono i cinquant’anni dalla scomparsa di Giuseppe Ungaretti, il poeta del nostro Novecento che affascina ancora molto i giovani per lo sperimentalismo formale e la verità dei contenuti umani proposti.

“Gentile / Ettore Serra / poesia / è il mondo l’umanità/ la propria vita /fioriti dalla parola / la limpida meraviglia /di un delirante fermento / Quando trovo/ in questo mio silenzio /una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso.” (Ungaretti, Commiato)