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Albert Fish: il serial killer detto il Vampiro di Brooklyn

Albert Fish: il serial killer detto il Vampiro di Brooklyn

Albert Fish, negli Stati Uniti è considerato tra i peggiori serial killer del XX secolo. Per la sua brutalità e modus operandi venne soprannominato il vampiro di Brooklin. Era un omicida seriale pedofilo e per le sue gesta diffuse il terrore mutilando, torturando e mangiando alcune delle sue giovani vittime.

Albert Fish, il vampiro di Brooklin, era fortemente disturbato mentalmente. Asserì che “come un angelo aveva fermato la mano di Abramo un attimo prima che uccidesse suo figlio, così qualcuno avrebbe dovuto fermare lui. E se nessun angelo ancora ci aveva provato, era evidente che le sue azioni erano ben volute dal Signore, e che forse egli era un Messia.”

Peraltro, per le sue azioni fu anche detto l’Uomo grigio, il Lupo mannaro di Wysteria e il Maniaco della Luna. Naturalmente, il suo nome non può mancare nel triste elenco dei serial killer più famosi della storia.

Albert Fish, il vampiro di Brooklyn: l’infanzia e l’adolescenza

Albert Fish nacque a Washington nel 1870 da una famiglia in cui molti membri soffrivano di disturbi mentali. Il padre mori quando il figlio aveva 7 anni, cosi fu relegato in un orfanotrofio in attesa di una nuova famiglia. Durante la permanenza nell’istituto veniva spesso picchiato e maltrattato, manifestò quindi i primi sintomi di masochismo. Scoprì di provare piacere nel dolore fisico. Commetteva di proposito atti aggressivi per essere punito e percosso. Non venne mai adottato.

A 12 anni, la madre lo riprese a casa ma Albert aveva già sviluppato manie e comportamenti inquietanti. Trascorreva le giornate nei bagni pubblici, spiando uomini nudi. In quelle circostanze capitò che qualcuno ne approfittava violentandolo. Ciò nonostante Alber Fish tornava sempre là, per provare dolore fisico che per lui era fonte di piacere.

All’età di 20 anni si trasferì a New York dove inizia a fare il gigolò, con clientela prevalentemente maschile. Durante quel periodo Fish ammise che iniziò a violentare ragazzi, sempre minori di 16 anni, anche se provava maggior piacere se erano più giovani.  Continuò tale “attività”  per il resto della sua vita.

Albert Fish, il vampiro di Brooklyn: il matrimonio

Per coprire i suoi vizi la madre lo costrinse a sposarsi con una donna molto più giovane di lui, da cui ebbe sei figli. Il matrimonio durò 19 anni, tuttavia durante quel periodo Albert Fish, il vampiro di Brooklyn, mantenne la sua vita dissoluta.

Albert Fish: il serial killer detto il Vampiro di Brooklyn

Finito in carcere per furto la moglie lo lasciò scomparendo con un uomo molto più giovane di lui. Scarcerato, l’uomo rimase solo con i figli e, da quel momento, comincio a uccidere. Divenne uno spietato serial killer, pedofilo e brutale al punto di sezionare e mangiare i resti delle sue vittime.

Masochista all’estremo coinvolse anche i suoi figli nei suoi vizi e perversioni. Per la voglia di provare dolore, da loro si faceva sculacciare o frustare a sangue. Si infilava aghi nello scroto o cotone in fiamme nell’ano, oppure andava a letto con le parti intime ricoperte di ghiaccio.

Albert Fish: gli omicidi del serial killer

I primi omicidi di Albert Fish, il serial killer detto il vampiro di Brooklyn, iniziarono nel 1924. L’uomo aveva 54 anni quando iniziò con gli infanticidi. Fino alla sua cattura sparirono decine di bambini dalla periferia di New York. Tuttavia gli attribuirono “solo” 15 uccisioni certe, e fu condannato per soli 4 omicidi di bambini.

Il suo “modus operandi” era il seguente: avvicinava i bambini, in modo tale da non spaventarli. Dopo aver acquistato la loro fiducia, li molestava, li violentava e li torturava brutalmente. Al termine li uccideva e sezionava i loro corpi.

In particolare furono tre gli omicidi di Fish a terrorizzare l’opinione pubblica statunitense, commessi ai danni di Francis McDonnell di 8 anni, di Billy Gaffney di appena 4 anni e di Grace Budd di 10 anni. Per i newyorkesi furono particolarmente brutali.

Nel frattempo, sulle scrivanie dei vari distretti di polizia di New York cominciarono a accumularsi denunce di sparizione di bambini, le cui indagini non portavano a nulla.

La cattura di Albert Fish, il serial killer pedofilo

Il detective William F. King tese una trappola per l’assassino, facendo pubblicare un articolo nel quale si diceva che il caso di Grace Budd, risalente a sei anni prima, stava per essere risolto dai detective. La trappola ebbe effetto, il serial killer scrisse una lettera alla famiglia Budd.

La lettera alla famiglia della vittima

“Mia cara signora Budd,
Nel 1894 io e un mio amico decidemmo di andare in Cina e salpammo da San Francisco diretti a Hong Kong. A quel tempo esisteva molta carestia in Cina, c’era la fame e la povertà dilagava. Per mangiare qualsiasi cosa il prezzo variava da 1 a 3$. La gente soleva vendere i propri bambini sotto i 12 anni per comprarsi un po’ di cibo. Un ragazzo o una ragazza sotto i 14 anni non erano sicuri in strada. Tu potevi andare in un negozio a chiedere della carne, e specificatamente ti tagliavano la parte di un corpo di un bambino o una bambina che desideravi. Le parti del corpo più gustose erano persino maggiorate di prezzo.

Il mio amico John stette così a lungo che ci prese gusto nel mangiare carne umana. Quando tornò a New York rapì due ragazzi, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò nella sua abitazione, spogliò i loro corpi e li rinchiuse in un ripostiglio. In seguito bruciò tutto. Spesso li torturava giorno e notte, così che la loro carne diventasse buona e tenera.

Dapprima uccise il bambino di 11 anni, perchè aveva il sedere più grasso e sicuramente c’era molto da mangiare. Ogni parte del suo corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e gli intestini. Fu arrostito, bollito, cotto alla griglia, fritto e cotto a stufato. Il più piccolo fece la stessa fine. A quel tempo ero il suo vicino di casa, mi aveva parlato del gusto di questa carne, ed ero tentato di provarla.
Quella domenica del 3 giugno 1928, vi chiamai e vi portai dei doni. Mangiammo il pranzo e Grace mi baciò. Fu in quel momento che mi venne voglia di mangiarla.

Col pretesto di portarla a una festa di compleanno, dopo aver chiesto il tuo permesso, la portai in un’abitazione vuota a WestChester che avevo già acquistato. Quando arrivammo, la bambina rimase fuori a raccogliere dei fiori, mentre io andai al piano di sopra per togliermi i vestiti. Non volevo sporcarmeli di sangue.
Quando fu tutto pronto, andai alla finestra e la chiamai. Mi nascosi nel ripostiglio mentre lei era in camera, uscii fuori e quando lei mi vide nudo cominciò a gridare e cercare di scappare. Io la presi e lei disse che avrebbe detto tutto a sua madre.

Prima la spogliai con difficoltà, continuava a tirarmi calci, mordere e sputare. Ho dovuto soffocarla per ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così da poter portare il cibo nelle mie stanze, cucinare e mangiare. Che dolce che era il suo tenero sedere arrostito. Mi ci sono voluti 9 giorni per mangiare interamente il suo corpo. Non l’ho violentata, volevo che morisse vergine.”

La cattura del serial killer

Grazie a quella lettera riuscirono a catturare Albert Fish. Per gli errori ortografici e di stile dello scritto stilarono anche un profilo dell’autore. In ogni caso, la polizia risalì al luogo di spedizione, e dopo diversi appostamenti durati pochissimi giorni trovarono Albert Fish che passeggiava tranquillamente per il quartiere che aveva indicato nella missiva.

Gli psicologi che si occuparono Fish dissero che era un fanatico religioso, a suo modo devoto ai familiari e alle suore dell’orfanotrofio. Egli credeva davvero di essere un secondo “Abramo”, a cui Dio stesso chiese di sacrificargli suo figlio.

Albert Fish: il serial killer detto il Vampiro di Brooklyn
Radiografia del bacino di Albert Fish con aghi e spilli conficcati nell’inguine per procurarsi dolore

Allo stesso tempo Fish pensava che uccidere bambini significasse far piacere al Signore, riteneva quindi che i suoi gesti non fossero “sbagliati”. Alla domanda: perché mangiare Grace? Beh, lo scrisse lui stesso nella lettera: per curiosità forse.

Albert Fish, il serial killer pedofilo: la condanna

Al processo la difesa di Fish tentò invano di fargli avere l’infermità mentale. Durante il processo il serial killer rimase sereno ed impassibile: per lui “solo Dio poteva giudicarlo ed era certo di non aver fatto nulla di male”.

Fish ammise di aver ucciso almeno 100 bambini e di averne molestati oltre 400. Le autorità però riuscirono a imputargli, in modo inequivocabile, solo 4 omicidi. Condannato a morte Fish dichiarò che avrebbe preferito vivere perché Dio aveva ancora del lavoro per lui.

Albert Fish: il serial killer detto il Vampiro di Brooklyn

Eseguirono la condanna nel carcere di Sing Sing il 16 gennaio 1936. Fish, anche in quel momento rimase sereno ed impassibile, disse solo che la sedia elettrica era l’unica modalità che gli mancava per procurarsi dolore.