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Alessandro de Medici: breve biografia del primo Duca di Firenze

Alessandro de Medici: breve biografia del Duca di Firenze

Nubili, vedove o maritate, aristocratiche o serve, giovani o attempate, all’occasione persino monache: poco gli importava perché il suo insaziabile appetito sessuale andava placato in ogni modo, tanto più che a lui le “minestre riscaldate” non piacevano, ma solo le nuove conquiste.

A 26 anni era un uomo sensuale e spregiudicato, pieno di energie anche se, quanto a cultura e buone maniere, lasciava molto a desiderare, in ciò tradendo la sua scarsa educazione e gli incerti natali.

I  incerti natali di Alessandro de’ Medici

A tutt’oggi infatti di Alessandro de’ Medici, primo duca di Firenze, non si sa con certezza chi siano stati i genitori. Ai suoi tempi fu fatto passare come figlio naturale di Lorenzo, duca d’Urbino, ma forse soltanto per coprire il vero padre: il Cardinale Giulio de’ Medici, futuro papa Clemente VII.

La madre invece fu quasi certamente una domestica di casa Medici, forse una mulatta, il che spiegherebbe il colorito scuro della sua carnagione che gli guadagnò il soprannome de “il Moro”.

Alessandro de Medici diviene Duca di Firenze

Quel che è certo è che l’investitura del giovane a novello duca di Firenze quando, nel 1532, aveva soltanto 22 anni, costituì la prova tangibile dell’avvenuta rappacificazione, dopo gli orrori del Sacco di Roma, fra lo stesso Clemente VII ed il potentissimo Carlo V, fresco d’incoronazione imperiale a Bologna per mano del primo.

A farne le spese fu la terza Repubblica Fiorentina, nata dall’insurrezione popolare del 1527 che vide la cacciata dei Medici e durò fino al terribile assedio del 1529/30 operato dalle truppe imperiali.

Una Firenze impoverita e resa fragile dai travagli di una guerra combattuta contro forze impari aveva disperato bisogno di ritrovare la stabilità di un tempo per far ripartire i commerci e le attività artigianali che ne costituivano la linfa vitale.

Alessandro de’ Medici diviene Duca di Firenze

Quel che è certo è che l’investitura del giovane a novello duca di Firenze quando, nel 1532, aveva soltanto 22 anni, costituì la prova tangibile dell’avvenuta rappacificazione, dopo gli orrori del Sacco di Roma, fra lo stesso Clemente VII ed il potentissimo Carlo V, fresco d’incoronazione imperiale a Bologna per mano del primo.

A farne le spese fu la terza Repubblica Fiorentina, nata dall’insurrezione popolare del 1527 che vide la cacciata dei Medici e durò fino al terribile assedio del 1529/30 operato dalle truppe imperiali.

Una Firenze impoverita e resa fragile dai travagli di una guerra combattuta contro forze impari aveva disperato bisogno di ritrovare la stabilità di un tempo per far ripartire i commerci e le attività artigianali che ne costituivano la linfa vitale.

Le famiglie rivali ai Medici in esilio: Firenze in rivolta

Per questo riservò un’accoglienza tutt’altro che negativa al suo nuovo principe, seppure con qualche eccezione importante costituita dai rappresentanti delle famiglie rivali, che preferirono in gran parte prendere la strada dell’esilio.

A conferma del fatto che fu una decisione previdente depongono le numerose condanne a morte sommarie eseguite ai danni di alcuni capi della rivolta del 1527 e decise dal nuovo duca, anche dietro pressione del papa.

Fu l’inizio di un governo di stampo assolutistico e tirannico che scontentò presto quasi tutti, a partire dai tanti mariti, padri e fratelli feriti nell’onore dai comportamenti immorali di Alessandro.

I sempre più numerosi fuoriusciti cercarono di ottenere giustizia dall’imperatore, ma l’ambasceria che gli inviarono ad inizio del 1536 a Napoli, dove Carlo V si trovava di passaggio, se ne ripartì con tante belle parole, ma nulla di concreto.

A perorare la causa di Alessandro, presentatosi di persona davanti a quella sorta di tribunale speciale, furono infatti due validissimi avvocati ed oratori che rispondevano ai nomi di Francesco Guicciardini e Braccio Valori.

La congiura per uccidere Alessandro de’ Medici

Così Alessandro poté rientrare a Firenze non solo saldamente confermato nei suoi poteri, ma anche con la promessa di matrimonio della figlia naturale di Carlo V: Margherita d’Austria. E poco importa se la nubenda aveva soltanto 13 anni e Firenze non sapeva nemmeno dove si trovasse sulla carta geografica!

Agli oppositori repubblicani, sconfitti da quel gioco ad incastro, non restò che pensare a come sbarazzarsi con la violenza di quel principe tanto sgradito. Fra di essi figurava anche Lorenzino de’ Medici, cugino di Alessandro appartenente al ramo cadetto della Casata, che al contrario di quest’ultimo era un giovane colto, con la passione per le lettere e la filosofia, animato però da un odio profondo frammisto ad invidia nei confronti di quel parente tanto più ricco, potente e famoso di lui, del quale probabilmente vagheggiava di poter un giorno prendere il posto.

Alessandro, fidandosi ciecamente di un Medici, lo inserì poco a poco nella cerchia dei suoi amici più intimi affidandogli il non ambitissimo ruolo di ruffiano e procacciatore di donne delle quali era sempre in cerca, certo non appagato dalla neo-sposa bambina.

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L’uccisione di Alessandro de’ Medici

E proprio questa sua passione gli risultò fatale perché nella tarda serata del 5 gennaio del 1537 Lorenzino promise al suo duca una “preda” speciale: sua zia Caterina Soderini, sposata ad un Ginori, donna di gran classe, bella ed affascinante.

L’unica condizione però era che, essendo la stessa molto pudica, non avrebbe dovuto guardarla in volto, ma piuttosto attenderne l’arrivo nel letto che l’aspettava nella casa di Lorenzino, naturalmente già spoglio, senza guardie del corpo e disarmato.

L’ingenuo Alessandro, aduso a quel tipo di situazioni, non sospettò nulla e si prestò al gioco, così cadendo in trappola. Ovviamente all’appuntamento, al posto dell’ignara Caterina, si presentò lo stesso Lorenzino accompagnato da un avanzo di galera soprannominato Scoronconcolo, un brutto ceffo che per denaro avrebbe potuto ammazzare la sua stessa madre.

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Fu la debole luce dei ceppi ardenti nel camino a guidare il primo colpo di spada che il cugino traditore inferse con tutte le sue forze nel torace di Alessandro, il quale riuscì tuttavia a rovesciarsi sul letto gridando a squarciagola, solo però per venire raggiunto da un nuovo fendente menato da Scoronconcolo ed infine dalla pugnalata mortale in piena gola assestatagli ancora dallo scatenato Lorenzino, che così pose fine ai suoi giorni.

Per Firenze quella fu un’Epifania di sangue che però ai nemici dei Medici, esattamente come già capitato quasi 60 anni prima con la Congiura dei Pazzi, non avrebbe portato fortuna perché se in città i Medici riscuotevano poche simpatie, ancora più scarse erano quelle di cui potevano godere i loro avversari, tanto più se traditori ed assassini.