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Alessandro Farnese: breve biografia di un grande condottiero

Alessandro Farnese
“Ritratto di Alessandro Farnese”, di Sofonisba Anguissola, 1560, Galleria Nazionale d’Irlanda, Dublino

Un adolescente elegantemente vestito, con un mantello di broccato dorato foderato d’ermellino e un bel cappello piumato sul capo, impugna nella mano sinistra, coperta da un guanto di pelle che si sta aggiustando con la destra, l’elsa della spada di rappresentanza.

Il volto imberbe denota lineamenti belli e regolari, anche se ancora acerbi, ma a dispetto della sua giovane età il ragazzo pare guardare con fierezza verso l’osservatore, quasi a rimarcare la siderale distanza che lo separa da lui, in tal modo sottolineando il suo prestigioso status sociale.

Sofonisba Anguissola così ci presenta il quindicenne Alessandro Farnese, visibilmente rilassato e perfettamente a suo agio in abiti da cerimonia, in un dipinto eseguito nel 1560 a Madrid, dove la bravissima pittrice cremonese era stata chiamata a lavorare al servizio di Re Filippo II, come ritrattista ufficiale della Corte di Spagna e dama di compagnia della Regina Elisabetta di Valois.

L’opera piacque tanto che ne furono eseguite diverse copie, una delle quali fu mandata a Roma affinché Margherita d’Austria, madre del ragazzo e famosa “Madama” che diede il nome al Palazzo in cui ora ha sede il nostro Senato repubblicano, potesse vedere coi suoi occhi i progressi fatti dal suo figliolo da quando, tre anni prima, zio Filippo l’aveva voluto presso di sé per farne un perfetto gentiluomo, secondo i dettami della rigidissima etichetta spagnola di quegli anni.

Quel giovane che si sarebbe rivelato uno dei più abili strateghi del XVI secolo era, in un certo senso, un predestinato: non solo infatti portava un nome magico per la famiglia, quello del bisnonno Alessandro salito al soglio pontificio come Papa Paolo III, ma era anche nato nel 1545, anno che, con la fondazione dello Stato tenacemente voluto da quel Pontefice per il figlio Pier Luigi, aveva segnato l’inizio del dominio farnesiano sul Ducato di Parma e Piacenza.

Figlio della “strana coppia” assemblata a tavolino dalle rispettive famiglie per esigenze dinastiche e composta da Ottavio, a sua volta figlio di Pier Luigi, e Margherita d’Austria, figlia naturale dell’Imperatore Carlo V, alla quale però quel marito repelleva perché lo considerava “piccolo, rozzo e sporco”, si rivelò fin da bambino dotato di un talento eccezionale.

Così, quando ebbe appena compiuto i dodici anni, lo zio Filippo II in parte per sottrarlo a quella coppia di genitori tanto bislacchi, in parte per tenerlo a mo’ di “garanzia vivente” degli accordi stipulati col volubile cognato, lo convocò a Madrid per affidarlo alle cure dei migliori istitutori dell’epoca.

Studioso, poliglotta e appassionato di ogni pratica sportiva, Alessandro crebbe insieme allo sfortunato Don Carlos, che del Re era figlio, e a Don Giovanni d’Austria, suo giovanissimo zio: bello, atletico, ben piazzato, galante e con gli occhi di bragia, in pochi anni divenne un perfetto “hidalgo”, al quale le donne non sapevano resistere. Invece Filippo II, che per gli uomini validi aveva un fiuto infallibile per poi però volersene disfare quando rischiavano di fargli ombra, lo legò a sé con un profondo vincolo affettivo, facendone il proprio figlioccio.

Se tuttavia Alessandro dimostrò in ogni circostanza nei suoi confronti una fedeltà cieca ed assoluta, portando a termine con successo i sempre più difficili incarichi che lo zio gli affidava, quest’ultimo, pur concedendogli favori eccezionali, sospettoso com’era arrivò persino a pensare che il primo stesse tramando ai suoi danni, a causa delle malevole chiacchiere messe in giro da alcuni cortigiani invidiosi.

Vinte anche le malignità altrui, dopo la breve parentesi matrimoniale resasi necessaria per convolare a nozze con Maria del Portogallo, la prima prova importante per Alessandro si presentò nelle acque di Lepanto nel 1571, quando combatté impavidamente a fianco dello zio Giovanni d’Austria in un epico scontro navale, al termine del quale le forze alleate delle potenze cattoliche riportarono una clamorosa e insperata vittoria su quelle ottomane.

Nel 1577 per Alessandro iniziò poi l’avventura nelle Fiandre, destinata a fargli guadagnare fama immortale: come luogotenente generale di Filippo II e Reggente dei Paesi Bassi, il Farnese ereditò dal Duca d’Alba una situazione disastrosa, resa incandescente dal passaggio al calvinismo delle Province settentrionali, ormai in aperta rivolta, e dai mugugni di quelle meridionali che, pur rimaste nell’alveo del cattolicesimo, mal sopportavano il pesante centralismo spagnolo.

Alla fine di un duello durato anni contro le milizie protestanti e indipendentiste comandate dal valoroso Guglielmo d’Orange, Alessandro, dimostratosi insuperabile nell’arte di espugnare le città assediate, ebbe temporaneamente la meglio, quando compì il suo capolavoro prendendo Anversa dopo aver deviato le acque della Schelda.

Il 18 settembre del 1586, alla morte del padre, diventò infine il nuovo Duca di Parma e Piacenza, Stato nel quale tuttavia poté restare soltanto per pochi mesi perché Filippo II non ne volle sapere di privarsi del suo miglior generale. Pertanto, affidata la reggenza al figlio Ranuccio insieme a tutta una serie di consigli e direttive sul governo dello Stato, Alessandro ripartì per il Nord Europa, senza sapere che il bel Ducato di famiglia non l’avrebbe mai più rivisto da vivo.

Infatti, dopo innumerevoli altri successi conseguiti tanto in campo militare, quanto diplomatico, nell’aprile del 1592 durante un’ispezione nei pressi della cittadina di Caudebec, in Normandia, fu raggiunto da un colpo d’archibugio alla mano sparato dalle milizie ugonotte, in conseguenza del quale, col passare dei mesi, la sua già precaria salute si sarebbe irrimediabilmente compromessa, tanto da portarlo alla tomba il 3 dicembre seguente.

Imbalsamata e rivestita di un saio francescano, la salma sarebbe giunta all’inizio del 1593 nella sua Parma, per trovare degna sepoltura nel Tempio della Steccata, dove da allora riposa in una tomba su cui campeggia la semplice scritta “Alexander”.