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Bernini: breve biografia di un grande artista

La sua mano destra si era bloccata già da qualche tempo, in seguito ad una paralisi, ma lui, lucido sino alla fine, riusciva persino a scherzarci su, dicendo che dopo tanto lavoro aveva tutto il diritto di riposarsi.

La sua mano destra si era bloccata già da qualche tempo, in seguito ad una paralisi, ma lui, lucido sino alla fine, riusciva persino a scherzarci su, dicendo che dopo tanto lavoro aveva tutto il diritto di riposarsi.

Gian Lorenzo Bernini: al servizio di otto Papi

Prima di spegnersi il 28 novembre del 1680, il Cav. Gian Lorenzo Bernini ebbe certamente modo di ripercorrere la sua lunga vita, a partire dagli otto Papi al servizio dei quali aveva operato, realizzando per loro, oltre al resto, una serie di meravigliosi busti e statue, ma anche grandiosi monumenti funebri in marmo o bronzo, che dovevano però essergli andati ormai a noia se per la propria tomba nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore scelse soltanto una modestissima lapide.

Eppure, diversamente da altri artisti suoi contemporanei, il Bernini fu un uomo molto sicuro di sé, sempre a suo agio con chiunque si trovasse e non estraneo ad iniziative auto-promozionali, consistenti per esempio nella distribuzione mirata di piccoli autoritratti che ne rimarcavano l’intensità del volto e la forza dello sguardo, il tutto da vera “star”.

Papa Urbano VIII: suo grande amico ed estimatore

Non per nulla fu l’unico ad avere “ingresso libero fino alla camera senza precedente imbasciata” con Papa Urbano VIII, suo grande amico ed estimatore col quale passava intere serate a chiacchierare e che un giorno, per attestargli la sua benevolenza, andò persino a trovarlo a casa.

La carrozza di Cristina di Svezia

Né molto diverso fu il suo rapporto con la regina Cristina di Svezia, improntato alla stima reciproca creatasi fin dal loro primo incontro avvenuto nel 1655 quando, in occasione del solenne ingresso a Roma dell’ex-sovrana attraverso Piazza del Popolo, presentandole una speciale carrozza da lui disegnata le disse sornione: “S’alcuna cosa vi è di cattivo, è mia!”, solo per sentirsi rispondere: “Dunque niente vi è del vostro!”.

Gian Lorenzo Bernini: famoso in tutto il mondo

La sua fama valicò presto i confini d’Italia, tanto che Carlo I d’Inghilterra avrebbe fatto carte false pur di riceverlo a Londra, ma dovette accontentarsi di un busto realizzato su commissione che però lo soddisfece talmente che, appena ricevutolo da Roma, lo ricompensò con un anello di diamanti del valore di 6000 scudi che si sfilò dal dito, consegnandolo al corriere affinché lui stesso lo infilasse personalmente al dito del Maestro.

Nel 1665 invece, aderendo ai pressanti inviti rivoltigli di Luigi XIV di Francia, intraprese un viaggio fino a Parigi dove, con un privilegio più unico che raro, fu ammesso alla tavola del “Re Sole” venendo da lui alloggiato in un’intera ala del Louvre, manco fosse un principe straniero.

Figlio del fiorentino Pietro, bravo scultore tardo manierista, e della napoletana Angelica Galante, Gian Lorenzo era nato a Napoli, città dalla quale avrebbe preso, a suo dire, l’abitudine di gestire le proprie giornate in modo equilibrato, nutrendosi in maniera sana ed equilibrata con “gran copia di frutte e verdure”, il che gli avrebbe effettivamente consentito di vivere sino ad 82 anni in tempi in cui la durata della vita media si aggirava sui 45.

I temuti scatti d’ira del Bernini

La sua indole però era particolarmente focosa, così come il suo parlare che, se incantava i potenti, soggiogava amici e collaboratori, tutti timorosi dei suoi proverbiali scatti d’ira. Colui che si sarebbe imposto come il principale protagonista della vita artistica romana del XVII secolo, contribuendo a diffondere in tutta Europa lo stile barocco, si trasferì Roma da bambino a seguito del padre, chiamato a lavorare nella Città Eterna dai Farnese.

Nella bottega paterna ebbe modo di farsi notare come “enfant prodige” fin dall’età di 12-15 anni, quando scolpì il suo primo capolavoro, “la Capra Amaltea”, che subito ritenne l’attenzione del Card. Scipione Borghese, gran mecenate e fine scopritore di talenti.

I capolavori di Gian Lorenzo Bernini

Fu l’inizio di un formidabile sodalizio che sfociò per il Bernini in una fortunatissima ed inarrestabile carriera, i cui primi risultati si possono ancora ammirare presso la Galleria Borghese sul Pincio, con capolavori come: “Enea, Anchise ed Ascanio”, “Apollo e Dafne”, “il Ratto di Proserpina”, il “David”. Fonti d’ispirazione per il giovane artista furono non solo Michelangelo, ma anche i tanti gruppi scultorei dell’antichità classica di cui l’Urbe abbondava.

Il Bernini seppe però realizzare le sue opere secondo una logica nuova, basata sull’intuizione che l’arte non ha il potere di rappresentare l’oggettività delle cose se non creando un’illusione, nel senso che per consegnare all’osservatore un’immagine veritiera, spesso si deve ricorrere all’inganno.

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Ecco dunque che i confini fra le varie arti (scultura, architettura, pittura…) spariscono, tanto che la sua attività d’artista non si limita al mero lavoro scultoreo, ma si completa per esempio nell’attenta collocazione dei diversi gruppi scultorei in un adeguato spazio architettonico, nell’individuazione di un certo punto di vista dal quale osservarli, nella loro esposizione alla luce e, infine, nel sapiente abbinamento di quadri e specchi con cui circondarli.

Bernini: breve biografia di un grande artista
Il ratto di Proserpina

Appena venticinquenne si vide affidare da Papa Urbano VIII la realizzazione del gigantesco baldacchino bronzeo della Basilica Vaticana, cui lavorò per un decennio circa senza trascurare altre importanti commissioni artistiche, quali il completamento di Palazzo Barberini.

Qualche anno più tardi Alessandro VII gli avrebbe affidato la sistemazione dell’immenso spazio antistante alla Basilica di San Pietro con l’erezione del famoso Colonnato che pare abbracciare l’umanità intera.

La Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria, la Cattedra di San Pietro, le Fontane dei Fiumi e del Tritone, la statua della Beata Ludovica Albertoni sono solo alcuni dei tantissimi capolavori realizzati durante la maturità artistica da questo grande Maestro, che contribuì in modo determinate a trasformare Roma in quel “sogno barocco” che la rende unica al mondo.