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Bufale sul web: i giovani americani non sanno riconoscerle

Da uno studio dell’università di Stanford emerge la difficoltà degli studenti USA a distinguere le bufale sul web dalle notizie vere.
bufale sul web i giovani americani non sanno riconoscerle

Distinguere fra il vero o il falso, smascherare le bufale sul web, riconoscere una notizia reale da una fake news: queste sono state le sfide combattute in questi ultimi anni. Il punto è riuscire a districarsi nella giungla delle notizie che circolano attraverso i canali della rete, capendo l’affidabilità di quanto viene proposto.

Già dal 2015 i ricercatori avevano tale consapevolezza, cioè che i giovani americani trovavano difficile discernere, tra i meandri del web, la realtà dalla fantasia. Con il tempo, tale consapevolezza ha preso sempre più corpo, divenendo un problema e non solo per i più giovani.

Di fatto, è sotto gli occhi di tutti che attraverso i canali social, le vere notizie e le bufale sono un argomento di discussione e disquisizione. I governi e le autorità hanno varato leggi e norme ad hoc per combattere tale fenomeno. Accordi con i colossi del web sono stati siglati al fine di responsabilizzarli rispetto il problema delle fake news.

I giganti dei social hanno recepito tali raccomandazioni, tuttavia anche per loro la battaglia contro le fake news si è rilevata molto difficoltosa. Ciò si percepisce dalle continue smentite o revisioni di notizie che sono state introdotte attraverso le varie reti sociali.

Di fatto, ormai la maggior parte delle notizie sono tutte veicolate dal web dove, in particolare, i social diffondono giornalmente un enorme quantità di rumors, tra i quali ci sono le notizie bufala o fake news che dir si voglia. Se per i più smaliziati, a volte, risulta difficile valutare l’affidabilità di una news per i più giovani è un vero problema.

I dettagli della ricerca sulle bufale sul web

Secondo uno studio dell’università di Stanford condotto negli Stati Uniti tra il gennaio 2015 e il giugno 2016, l’82 per cento degli studenti di scuola media non era in grado di distinguere tra una notizia e un “contenuto sponsorizzato”. Di per sé, già questo dato rende l’idea di come è semplice ingannare un utente internet attraverso tecniche di marketing. In definitiva, è altrettanto facile disinformare, veicolando fake news attraverso i social network, conoscendo in partenza i punti di debolezza degli utenti medi.

La ricerca della Stanford University ha preso in esame 7.804 studenti di scuole medie, superiori e di college. A costoro è stato chiesto di comprendere se una notizia condivisa su Twitter fosse affidabile, se una foto postata sui social network fosse vera e di capire la forza di un articolo dai commenti. I materiali forniti erano vari; con pregiudizi, alcuni fuorvianti, altri ancora erano solo pubblicità ben confezionate.

E’ venuto fuori è che l’elemento grafico è determinante. Se un post è accompagnato da un’immagine o una foto accattivanti è considerato vero. Questo è quanto emerso dallo studio che ha rilevato che gli intervistati, attratti dalla grafica del post, non considerano la fonte. L’incapacità di distinguere un’informazione dalla pubblicità è, di sicuro, un argomento sul quale le aziende che investono in marketing possono trarre spunti per le loro campagne di diffusione dei prodotti.

Gli educatori, dal canto loro, avranno il loro bel da fare per trasmettere la cultura dell’informazione vera. Una sfida importante se si considera che, da un rapporto dell’istituto di ricerca PEW, il 63% degli utenti dei social ha dichiarato che facebook e twitter sono la fonte principale da cui traggono  informazioni.

La lotta contro le fake news

Il quesito a questo punto è: se è così facile ingannare sarà altrettanto facile spostare le opinioni veicolando contenuti di disinformazione? E’ così semplice creare allarmismo diffondendo bufale facebook o fake twitter? Le istituzioni stanno correndo ai ripari, prova ne sono le posizioni e le contromisure prese dalla comunità europea nei confronti dei post falsi.

C’è da dire che i giganti dell’informazione social non si sottraggono a tale sfida, collaborando attraverso la predisposizione di algoritmi che cercano di distinguere il vero dal falso. Twitter, Facebook e Google sono le piattaforme più soggette al rischio fake e da loro, infatti, provengono le contromisure antibufala, sperando che siano sempre più efficaci.