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Carlo Magno incoronato a Roma

Gli antefatti storici che portarono all’incoronazione di Carlo Magno nella notte di Natale dell’800 DC

Nemmeno una settimana prima Papa Leone III gli era andato personalmente incontro a dodici miglia dall’Urbe, raddoppiando la distanza prevista dall’antichissimo rituale dell'”adventus Caesaris” che regolava l’accoglienza riservata dai rappresentanti del Senato all’Imperatore, quando quest’ultimo rientrava a Roma.

Questo per rimarcare l’importanza che quel debole pontefice riservava a colui che era ormai universalmente considerato come il novello Costantino, cioè a Carlo, il re dei Franchi che nel 774, dopo aver sconfitto il rivale Desiderio a Pavia, aveva anche assunto il titolo di “Rex Longobardorum” e poi, col passare degli anni, era diventato di fatto il padrone d’Europa, dominando un territorio che spaziava dall’Elba ai Pirenei e dalla Pianura Padana al Mare del Nord.

Quella del novembre dell’800 era la sua seconda entrata nell’Urbe, dopo la precedente seguita di poco alla vittoria su Desiderio, ma fra le due non avrebbe potuto esserci differenza più grande.

Nel primo caso infatti Papa Adriano lo aveva atteso in San Pietro, applicando alla lettera il cerimoniale d’accoglienza per l’Esarca di Ravenna, che era di diritto anche “Patricius Romanorum”, cioè il solo titolo che quell’orgoglioso pontefice era disponibile a riconoscere a Carlo oltre a quello di “Rex Francorum”, corona però a quel tempo ancora considerata nell’Urbe con una sorta di altezzoso distacco, manco si trattasse del capo di una tribù di barbari.

Né Adriano avrebbe potuto fare molto diversamente, non volendo guastare i rapporti con colui che formalmente era ancora il titolare della potestà imperiale in Italia, cioè il “Bασιλευς” (Imperatore) Costantino VI, un giovane imbelle manipolato dall’intrigante co-imperatrice, sua madre Irene.

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Le cose però in pochi anni sarebbero cambiate radicalmente, da un lato con l’elezione a romano pontefice di Leone III, che quanto a carisma e risolutezza era l’esatto contrario del suo predecessore Adriano; dall’altro, in seguito al colpo di stato col quale a Costantinopoli nel 797 la diabolica Irene aveva deposto il suo stesso figlio, dopo averlo fatto accecare e poi morire di stenti.

Al mondo occidentale ripugnava che sul trono imperiale sedesse non solo una donna, ma colei che a tutti gli effetti era considerata alla stregua di una strega malvagia, e da qui la naturale conseguenza di vedere in Carlo il possibile “Renovator Imperii”.

Ecco dunque che l’insurrezione scoppiata a Roma nel 799 contro Papa Leone e capeggiata da due alti funzionari della corte romana, il primicerio Pasquale ed il sacellario Campolo, vide il pontefice, accusato di fornicazione e spergiuro, valicare le Alpi per chiedergli aiuto e protezione, ottenuta la quale Leone poté farsi riaccompagnare a Roma sotto scorta per esservi sottoposto ad indagine.

E proprio il 1°dicembre dell’800 Carlo, giunto una settimana prima dell’Urbe con quella trionfale accoglienza, aprì i lavori del Sinodo che nella Basilica Vaticana si sarebbe pronunciato sulle accuse rivolte al Papa.

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Tutti però sapevano che quello sarebbe stato un processo politico dall’esito scontato. L’assemblea stabilì infatti che nessuno poteva tecnicamente giudicare il Papa, cui fu concesso di discolparsi dalle accuse prestando solenne giuramento d’innocenza sui Vangeli, cosa che Leone si affrettò a fare in tal modo uscendo pulito da quella brutta vicenda.

Così, trascorse le settimane seguenti in devoti pellegrinaggi alla chiese di Roma, a Carlo non restò che prepararsi per il grande evento che il 25 dicembre successivo, solennità del Santo Natale, lo vide protagonista di una solenne cerimonia tenutasi nella Basilica Vaticana.

Indossando la tunica ed i calzari romani, al posto delle braghe e degli stivali franchi, e fendendo due ali di folla, alla testa di un lungo corteo attraversò la navata centrale illuminata a festa per raggiungere il presbiterio, fino ad inginocchiarsi ai piedi dell’altare maggiore.

Qui Leone, estratta dal tabernacolo una corona d’oro, gliela depose sul capo mentre per tre volte l’acclamazione in latino “A Carlo Augusto, coronato da Dio possente e pacifico Imperatore, vita e vittoria” riecheggiava nel tempio: la strada verso la sua “Magnitudo” era segnata!