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Carlo V d’Asburgo: storia della sua elezione al trono del Sacro Romano Impero Germanico

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“Ritratto di Carlo V a cavallo”, di Tiziano, 1548, Museo Nacional del Prado, Madrid.

Ergendosi solo contro il paesaggio illuminato dalla tremula luce del tramonto, l’Imperatore, con indosso una splendida corazza dai riflessi dorati e una lancia nel pugno della mano destra, seppure tradendo sul volto i segni della stanchezza e della tensione, scruta l’orizzonte con l’espressione fiera e soddisfatta del “miles christianus”.

I motivi per farlo li ha tutti, perché nelle campagne di Mühlberg ha appena sconfitto, nella battaglia combattutasi il 18 gennaio del 1547, i protestanti della Lega di Smalcalda.

Così Carlo V volle farsi immortalare in quello che fu il suo primo ed unico ritratto equestre dal grande Tiziano, che lo aveva già raffigurato in altre occasioni, senza però aver mai conferito ai dipinti precedenti l’alto valore simbolico del presente, autentica esaltazione dell’immenso potere ed altissimo status sociale raggiunti da quell’uomo “sulle cui terre non tramontava mai il sole”.

Per realizzarlo, l’artista veneziano era giunto appositamente ad Augusta nel 1548, in compagnia del figlio Orazio, approfittando dell’occasione offertagli dalla Dieta convocatavi dall’Imperatore per eseguire una fitta serie di ritratti di alcuni fra i principali protagonisti delle vicende politiche europee di quegli anni.

Carlo V d’Asburgo eletto regnante del Sacro Romano Impero Germanico

Erano trascorsi circa trent’anni dal 28 giugno del 1519, giorno in cui il diciannovenne Carlo V d’Asburgo, figlio di Filippo detto “il Bello” e di Giovanna detta “la Pazza”, era stato eletto imperatore del Sacro Romano Impero Germanico.

Quella che in teoria avrebbe dovuto essere una libera scelta dei sette Principi Elettori (gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia, oltre al re di Boemia, al duca di Sassonia, al margravio di Brandeburgo ed infine al conte Palatino) fu in realtà un voto pilotato dalla corruzione, che risultò costosissimo per le tasche di Carlo.

E questo, nonostante suo nonno Massimiliano d’Asburgo, prima di spegnarsi nel gennaio di quello stesso anno, si fosse a suo tempo erroneamente convinto di aver già assicurato quel titolo al nipote con l’esborso della colossale somma di 600.000 fiorini d’oro.

In realtà, in quell’occasione la competizione per accaparrarsi quel titolo tanto prestigioso, a contendersi il quale c’erano tre sovrani giovani, ambiziosi ed energici, era particolarmente agguerrita, il che fece aumentare le cifre della posta in palio.

La partita si giocava infatti fra il tedesco Carlo d’Asburgo, già re di Spagna e duca di Borgogna, Francesco I re di Francia ed Enrico VIII re d’Inghilterra, cioè gli stessi personaggi che, in una sorta di conflitto perpetuo fatto di intrighi, trame più o meno segrete, guerre e paci, alleanze e clamorosi voltafaccia, avrebbero condizionato la politica europea della prima metà del XVI secolo.

La prima mossa fu fatta da Francesco I, che fra blandizie (l’offerta di “fiumi di denaro”) e minacce (l’invasione armata della Germania in caso di mancata elezione) operò pressioni d’ogni genere sui sette Elettori.

Il costo dell’elezione a imperatore: mille fiorini d’oro

Carlo a sua volta, grazie all’interessato aiuto dei Fugger, famosi banchieri di Augusta, riuscì a trovare quel milione circa di fiorini d’oro che si calcola gli sia costata la sua elezione, metà dei quali impiegati per comperare il voto degli Elettori, e l’altra per “ungere” i vari funzionari e “porta-borse” che avrebbero dovuto indirizzare il voto dei loro referenti politici.

Francesco I, quando si rese conto di essere sul punto di perdere la partita, cercò di seminare zizzania in Casa Asburgo, facendo di tutto per far cadere la scelta su Ferdinando, il fratello più giovane di Carlo, senza però riuscirvi solo perché quest’ultimo fece intervenire in suo favore l’energica zia Margherita, governatrice dei Paesi Bassi.

Alla fine, a giocare un ruolo determinante nella scelta operata in favore di Carlo, denaro a parte, furono anche il forte sentimento nazionalistico tedesco degli elettori, tutti provenienti dall’area germanica, ed il maldestro intervento in favore del francese da parte di papa Leone X, che avrebbe fatto meglio a non far nulla, visto che proprio in quegli anni in Germania si stava consumando lo scisma luterano e v’era dunque la certezza che qualsiasi intervento papale avrebbe sortito l’effetto opposto rispetto al voluto.

A cose fatte, i Fugger furono ricompensati con l’amministrazione dei redditi degli ordini religiosi e dei ricchissimi proventi delle terre del Nuovo Mondo, intanto che Carlo poté finalmente fregiarsi di quel titolo tanto ambito.

Per quasi quarant’anni, in un periodo storico caratterizzato da tanti “giganti” non solo in campo politico, ma anche artistico e culturale, avrebbe amministrato i suoi immensi domini facendo ricorso ad un mix di potenza delle armi ed acume politico, misticismo e carnalità, splendore e decadenza, fino all’abdicazione e conseguente auto-reclusione nello sperduto Monastero di Yuste, in Estremadura, dove visse i suoi ultimi anni in una cella affacciata sulla cappella dei monaci, per meglio assistere alle loro funzioni.