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Carlo V: nascita di un Imperatore

Carlo V: nascita di un Imperatore
Filippo d’Asburrgo e Giovanna di Castiglia: genitori di Carlo V

Gand, da sempre città ribelle ed ultimo baluardo del paganesimo nelle Fiandre, all’alba del XVI secolo era un borgo tutto di pietra e canali, nella cui cattedrale faceva bella mostra il meraviglioso polittico dell’”Agnello Mistico” di Van Eyck. Spinosa e ricattatoria, non faceva mistero di parteggiare per il re di Francia piuttosto che per gli eredi della Casa di Borgogna, ai quali apparteneva territorialmente, ma colpevoli di volerle spillare sempre più soldi.

Proprio per cercare di riannodare un rapporto, se non d’amore, almeno di rispetto e fedeltà reciproca l’Arciduca Filippo d’Asburgo, già detto “il Bello”e figlio dell’Imperatore Massimiliano I, insieme alla sua consorte Giovanna di Castiglia, non ancora detta “la Pazza” ed incinta per la seconda volta, aveva deciso di trasferirsi con tutta la corte nel castello-fortezza di Prinzenhof, in attesa del lieto evento che per la città avrebbe rappresentato un grande onore e privilegio, ripagato da una riduzione della pressione fiscale e dalla concessione di un’autonomia accresciuta.

Dopo il freddo inverno tipico di quelle latitudini, la stagione iniziava a volgere al bello e Giovanna poteva già fare qualche passeggiata negli splendidi giardini attorno al Palazzo dei Principi. Per la prima volta s’era fatta ritrarre serena accanto al marito, col suo corpo gravido avvolto in lunghi manti ed il capo velato alla castigliana.

Certo, dopo la “falsa partenza” costituita dall’aver partorito una femmina, ora la nascita di un maschio le era indispensabile per ottenere autorevolezza e rispetto, prima che dalla corte, anche da quel marito che nei suoi confronti si stava già dimostrando frivolo e svagato, tanto da farla morire di gelosia. Di conseguenza i tridui e le novene di preghiera si sprecavano in tutto il Paese, mentre i fedeli sudditi castigliani invocavano in sua assenza la Vergine della Guadalupa.

La sera del 24 febbraio del 1500, festività di San Matteo, il Bello aveva offerto un sontuoso banchetto alla moda fiamminga, con abbondanza di cibi e bevande, gran baldoria, musiche e lusso sfrenato. A mezzanotte gli invitati, o almeno quanti di loro si reggevano ancora in piedi, si erano trasferiti nel salone da ballo, scintillante di specchi ed illuminato da centinaia di candele.

Giovanna aprì le danze, ma quasi subito si sentì mancare, sbiancando in volto e cercando il braccio del marito. Ebbe appena il tempo di ritirarsi nella latrina attigua al salone da ballo ed il tanto atteso erede era nato. Soddisfatto per la rapidità dell’evento e soprattutto per il sesso del neonato, Filippo esclamò soddisfatto: “ Una donna che partorisce in un gabinetto un futuro re ed imperatore è capace di tutto!”. Così nacque Carlo d’Asburgo, il futuro Imperatore sulle cui terre non sarebbe mai tramontato il sole, perché spaziavano dal vecchio al Nuovo Mondo.

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Per quasi mezzo secolo avrebbe assordato l’Europa intera col fragore delle sue guerre, l’avrebbe abbagliata col lusso delle sue cerimonie di corte ed avrebbe finito per dominarla quasi tutta, se non direttamente, indirettamente, grazie a quel fitto intreccio di matrimoni combinati al solo scopo di stringere alleanze politiche.

Anche se i ritratti di Tiziano ce lo mostrano superbo nel suo portamento marziale, oppure regalmente assiso sul trono con l’immancabile cagnolino accucciato ai suoi piedi, nelle testimonianze dei contemporanei e persino nelle sue “Memorie” Carlo non ci appare affatto come un uomo straordinario, tanto più sotto il profilo della prestanza fisica, ben lontana da quella del suo arci-rivale Francesco I di Francia.

Era infatti un piccoletto dalla camminata sgraziata e col volto segnato dal tipico prognatismo asburgico, che gli rendeva difficile sia il parlare che il masticare. Non fu certo un “fuori-classe” della storia, un novello Carlo Magno, né un Federico II, né un legislatore del calibro di Giustiniano e tanto meno un gran generale alla stregua di Alessandro Magno o Giulio Cesare.

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Fu anzi un uomo per certi versi cupo, addirittura bigotto, portato al misticismo tanto da voler trascorrere gli ultimi anni della sua vita ritirato nel chiuso di un convento, con la cella aperta da un lato sulla sottostante cappella in modo da poter sempre ascoltare le liturgie che vi si tenevano. Al tempo stesso però fu un lavoratore instancabile dotato d’intelligenza pratica, un politico pragmatico e di grande equilibrio.

Seppe così sfruttare al meglio la circostanza di essere il personaggio centrale di un secolo straordinariamente ricco, sia sotto il profilo umano che materiale, grazie agli ingentissimi quantitativi d’oro ed argento convogliati dal Nuovo Mondo verso il Vecchio ed all’apertura di tutta una serie di nuove e redditizie rotte commerciali.

Pur in mezzo agli eccezionali personaggi che animarono in ogni campo il primo Cinquecento (fra i tanti: Michelangelo, Raffaello, Tiziano Duerer, Holbein, Francesco I di Francia, Enrico VIII d’Inghilterra, Solimano il Magnifico, Lutero, Erasmo e Magellano), Carlo V seppe muoversi perfettamente a suo agio, come un abile “Maître du Jeu”.