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Caterina II di Russia detta “la grande”: il colpo di stato contro il marito

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Alla futura Caterina II riuscì un’impresa al limite del romanzesco, quando organizzò un golpe ai danni del marito, lo zar di tutte le Russie Pietro III, rinchiudendolo in una fortezza il 17 luglio del 1762, per poi governare il più vasto Paese al mondo con intelligenza, caparbietà e coraggio, intrattenendo cordiali rapporti con filosofi ed illuministi.

Paradossalmente lei, nata Sofia Augusta Federica di Anhalt Zerbst e quindi tedesca di origini, ma russa solo d’adozione e per mentalità, ebbe la meglio su un uomo che al contrario era russo per natali, ma succube dei Prussiani per passioni e propensione naturale.

Tarato sotto il profilo mentale, anche in conseguenza dei vent’anni di umiliazioni subite da parte di sua zia, la zarina Elisabetta Petrovna, Pietro III era sadico, ubriacone e violento.

Ammaliato dal militarismo, e da quello prussiano in particolare, una volta salito sul trono prese a svillaneggiare la moglie in pubblico, oltraggiandola con l’esibizione dell’amante di turno, sempre alloggiata nello stesso palazzo dove risiedeva anche la legittima consorte.

Non che a Caterina importasse molto dei tradimenti di un marito che disprezzava e ricambiava da sempre con ugual moneta, però dopo la nascita del primo figlio Paolo (ufficialmente concepito col marito, ma in realtà quasi certamente figlio del favorito del momento: Sergej Saltykov), nell’aprile del 1762 era di nuovo incinta e prossima al parto, sebbene ormai vivesse da tempo separata da Pietro.

A corte tutti sapevano, ma quando scomparve per qualche tempo la scusa ufficiale fatta circolare fu quella di un’influenza. Questa volta però Caterina temeva che il marito avrebbe preso spunto da quella gravidanza, frutto dell’ennesima infedeltà coniugale, per ripudiarla e confinarla in uno sperduto convento, così come Pietro il Grande aveva fatto circa sessant’anni prima con la moglie Eudokija.

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Caterina II: le fasi del complotto contro il marito

Di conseguenza non c’era più tempo da perdere, tanto più che le voci di un complotto avente lei come protagonista avevano iniziato a circolare ed alcuni suoi fidi collaboratori erano già stati arrestati col rischio che parlassero sotto tortura.

Le menti del piano, oltre a Caterina, erano il suo nuovo amante, il conte Grigorij Orlov, ed i di lui fratelli, che da tempo avevano preparato il terreno coinvolgendo un numero crescente di ufficiali della Guardia Nazionale e di soldati, tutti disgustati da uno zar che aveva loro imposto persino di vestirsi alla prussiana.

Così, all’alba del 28 giugno del 1762 una carrozza arrivò nel cortile della villa di Mon Plaisir, dove la sovrana era alloggiata appena fuori da San Pietroburgo. Il conte Orlov, padre del suo ultimo figlio, svegliò con dolcezza l’amata dicendole in tutta tranquillità: “È ora di alzarsi. Tutto è pronto per il Vostro insediamento”.

Pietro III si trovava poco distante, nel palazzo di Oranienbaum, e bisognava affrettarsi in modo che Caterina fosse proclamata imperatrice prima che il marito si svegliasse, dopo aver smaltito i postumi della consueta sbornia rimediata la sera prima. In tutta fretta la carrozza si diresse in città, alla caserma del reggimento Izmailovskij, i cui uomini avevano già promesso di sostenerla.

Suonata l’adunata, quei rozzi militi buttati giù dai loro letti sgranarono gli occhi quando si trovarono davanti quella figura al tempo stesso graziosa, regale ed elegante, che tanto adoravano in contrapposizione al suo detestato marito.

Al grido di “Matuska” (“mamma”, nel bel russo di una volta) le si prostrarono davanti baciandole mani e piedi, subito seguiti dal loro cappellano e, senza esitazioni, le giurarono tutti fedeltà, così come gli altri reggimenti accorsi man mano che la notizia si diffuse. Per Caterina fu il tripudio!

Fra gli evviva e l’incontenibile gioia dei soldati e di tutta la popolazione fu trionfalmente condotta presso la Cattedrale di Nostra Signora di Kazan, dove il metropolita di San Pietroburgo la proclamò seduta stante Imperatrice ed Autocrate di tutte le Russie.

Ad un inizio tanto glorioso e repentino del suo regno, dovette però corrispondere una fine parimenti misera e rapida di quello del marito, che non ebbe quasi nemmeno il tempo di capire cosa stava succedendo.

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L’abdicazione di Pietro III

Già il giorno dopo fu costretto a firmare il documento della propria abdicazione, con l’aggiunta di una patetica lettera alla moglie dove si scusava per averle inflitto tanti dispiaceri e le chiedeva perdono. Come risposta fu richiuso nella fortezza di Ropsa dove, dopo nemmeno una settimana, fu trovato morto.

Il referto ufficiale parlò di un attacco cardiaco, ma quei grossi lividi neri attorno al collo, una volta che il suo cadavere venne esposto su un baldacchino per l’omaggio popolare, apparvero troppo evidenti per non far pensare ad uno strangolamento.

Sebbene non vi sono prove certe che la mandante di quell’omicidio fosse stata lei, tuttavia nessuno fu mai punito, né indagato per quel crimine. Così dunque, in quelle convulse giornate d’inizio estate del 1762, furono mossi i primi passi di un percorso che, nel corso dei successivi trentaquattro anni, avrebbe meritatamente guadagnato a Caterina l’appellativo di “Grande”.