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Celestino V: breve biografia del Papa del Gran Rifiuto

Celestino V breve biografia del papa del gran rifiuto
“Celestino V” (particolare), affresco staccato, di Niccolò di Tommaso, 1350 circa, Museo Civico di Castel Nuovo, Napoli.

Dopo la morte di Papa Niccolò IV, avvenuta il 4 aprile del 1292, si resero necessari ventisette mesi di dispute, inframezzati da una pestilenza e turbati dalle interferenze del re di Napoli Carlo II d’Angiò, per indurre il Sacro Collegio, allora formato da soli undici Cardinali, ad eleggere finalmente il nuovo pontefice.

Decisivo per convincere anche i più recalcitranti, riuniti in conclave a Perugia, fu il racconto d’una visione apocalittica avuta in sogno dal Cardinal Malabranca, nella quale lo Spirito Santo annunciava ad un pio eremita che il giudizio universale si sarebbe abbattuto sul mondo intero, qualora entro quattro mesi i Cardinali non si fossero decisi ad eleggere il nuovo Papa.

Indice

I retroscena dell’elezione di Celestino V, al secolo Pietro Angeleri da Morrone

 

Con la sua consueta ironia, il Card. Benedetto Caetani gli chiese se per caso l’eremita in questione non rispondesse al nome di Pietro, “che la voce popolare chiama da Morrone”, un anziano fraticello abruzzese che fino ad allora aveva sempre vissuto da anacoreta, già ammantato da un alone di santità e con la fama di taumaturgo, in un eremo nei pressi di Sulmona.

A partire da quella domanda, solo apparentemente ingenua, il nome del monaco aquilano Pietro Angeleri, detto appunto “da Morrone”, non fu più lasciato cadere perché, al contrario, tutti iniziarono a tesserne le lodi, ricordando quanto fosse pio, devoto, umile e in tutto degno di rivestire la dignità pontificia, anche se aveva già passato gli ottant’anni, età che per quei tempi non era certo alla portata di tutti.

L’elezione di Celestino V a Pontefice

Fu così che il 5 luglio del 1294 i Cardinali elessero all’unanimità proprio quell’umile eremita, che seppe di essere diventato Papa soltanto dopo un mese circa, quando cioè alcuni messi riuscirono finalmente a raggiungerlo, perso com’era nel suo rifugio sui monti d’Abruzzo dove trascorreva le giornate in totale solitudine, immerso nella preghiera.

Dopo un lungo raccoglimento, Pietro accettò il pesante fardello che gli veniva proposto, non volendo far torto a Dio che a quel compito l’aveva chiamato, e dichiarò che si sarebbe chiamato Celestino V.

Una delle prime decisioni che prese fu quella di trasferirsi a Napoli insieme a tutta la curia, presso il suo protettore Carlo II d’Angiò, che lo alloggiò in quello che allora era davvero il “Castelnuovo”, troppo sfarzoso però per lo spaesato Celestino, il quale pretese piuttosto che gli fosse costruita una piccola cella in legno dove ritirarsi in meditazione. Non poteva certo immaginare che a Roma lui non avrebbe mai messo piede.

Saputolo, il Card. Stefaneschi osservò: “Fa come il fagiano, che nasconde la testa fra le piume per sfuggire ai cacciatori, ma così facendo cade più facilmente nelle loro mani”, intendendo per cacciatori tutta la schiera di prelati ed addetti curiali che lo circondavano, non dandogli tregua.

Catapultato dall’eremo in cui aveva sempre vissuto alla Babele costituita dalla corte pontificia, subissato da una miriade di postulanti alla ricerca di prebende, privilegi e grazie di ogni genere, il povero Pietro-Celestino ben presto non seppe più come venirne fuori ed iniziò a rimpiangere la quiete perduta.

Celestino V riflette sull’abdicazione: le voci dal finto telefono del Cardinal Caetani

Uomo di cultura modesta, si sentì inadeguato all’altissima carica cui era stato chiamato anche perché nei concistori non sapeva tenere discorsi in latino, avendo sempre parlato in lingua volgare.

Così, già all’inizio dell’Avvento di quello stesso anno cominciò a riflettere seriamente sul peso che portava sulle spalle, tanto più che nottetempo udiva una voce che gli sussurrava nell’orecchio: “Io sono l’angelo che ti sono mandato a parlare, e comàndoti dalla parte di Dio grazioso che tu immantinente debbi rinunziare al Papato e ritorna’ ad essere romito”.

Preoccupato per la salvezza della propria anima, Papa Celestino si consultò in primis con colui che considerava il suo amico più fidato, il Card. Caetani, uomo ben più smaliziato di lui e grande esperto di diritto canonico, chiedendogli se “ci è permesso di scendere da quel trono a cui rende onore tutto il mondo”, senza però immaginare, candido com’era, che la voce che udiva alla notte non era dell’angelo, bensì del Caetani stesso, il quale aveva installato nella parete della sua cella un rudimentale “telefono” per ripetergli quello che, dopo tutto, lui stesso voleva sentirsi dire.

L’abdicazione di Celestino V

La risposta fu che la cosa si poteva fare se esistevano validi motivi, con l’aggiunta dell’elenco dei Papi che, in tempi antichi, avevano preso quella medesima decisione. Sentiti altri pareri e quando ormai le voci iniziavano a diffondersi, Celestino ruppe gli indugi ed il 13 dicembre del 1294, festività di Santa Lucia, convocò i Cardinali nella sala grande di Castelnuovo per leggere una solenne allocuzione in cui affermava che: “Io, Celestino Papa, considerandomi incapace di questa carica a causa della mia ignoranza, vecchiaia e debolezza, dichiaro di voler abbandonare questo mio incarico”.

Subito dopo si tolse la tiara e le insegne pontificali, ritirandosi nella sua celletta, dopo aver invitato i Cardinali ad eleggere presto un suo successore, nella qual cosa fu esaudito perché a distanza di soli undici giorni “l’amico” Card. Caetani saliva sul soglio pontificio col nome di Bonifacio VIII, per iniziare un pontificato tanto contrastato e discusso, quanto ricco di momenti drammatici.

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Celestino V incarcerato nella rocca di Fumone

Una delle prime decisioni del nuovo pontefice fu quella di porre il suo predecessore sotto stretta sorveglianza, nel timore che alcuni prelati potessero sceglierlo come antipapa. Fu così che quel povero vegliardo finì incarcerato nella rocca di Fumone, dove si spense un paio d’anni più tardi a causa della durezza della detenzione cui sottoposto dopo il suo “gran rifiuto”.