@trentaminuti > Costume e società > Varie costume e società > Coronavirus: procedure di sicurezza e prevenzione da Covid-19

Coronavirus: procedure di sicurezza e prevenzione da Covid-19

Coronavirus: procedure di sicurezza e prevenzione da Covid-19

L’emergenza epidemiologica da Coronavirus ha reso necessaria l’adozione di procedure di sicurezza e prevenzione alle quali tutti devono attenersi per prevenire il diffondersi del virus Covid-19. Lo stile di vita degli italiani è quindi cambiato, il distanziamento sociale si è rivelato la migliore arma per combattere la diffusione della pandemia. Lo hanno sperimentato con successo i cinesi di Whuan e lo stesso è accaduto a Codogno e nelle altre aree della prima zona rossa italiana.

Di seguito vengono declinate, nel dettaglio, le misure di contenimento necessarie per limitare la diffusione del Coronavirus. Esse sono tratte direttamente dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Tali provvedimenti, fino a ora, sono i seguenti:

  1. DPCM 4 marzo 2020
  2. DPCM 8 marzo 2020
  3. DPCM 9 marzo 2020

I DCPM hanno valore di legge e quindi vanno rispettati. In questo modo la battaglia contro il coronavirus potrà essere più efficace e breve.

Il Virus SARS-CoV-2 e la COVID-19

I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Nel mese di dicembre del 2019, un nuovo Coronavirus (nCoV), ossia un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo, denominato SARS-CoV-2, è stato segnalato a Wuhan, in Cina.

Il virus che causa l’attuale epidemia di coronavirus è stato chiamato “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2). La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata).

I sintomi più comuni includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale.

Generalmente i sintomi sono lievi e a inizio lento. Alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi né malessere. La maggior parte delle persone (circa l’80%) guarisce dalla malattia senza bisogno di  cure speciali. Circa 1 persona su 6 con COVID-19 si ammala gravemente e sviluppa difficoltà respiratorie.

Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie preesistenti, quali diabete e malattie cardiache. Al momento il tasso di mortalità è di circa il 2%. (Fonte OMS) Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona positiva al COVID-19.

La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:

  • la saliva, tossendo e starnutendo;
  • contatti diretti personali;
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi;
  • in casi rari, il contagio può avvenire attraverso contaminazione

Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti. Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

La COVID-19 e la valutazione del rischio biologico

Il Titolo X del D. Lgs. 81/2008 si occupa del rischio biologico, inteso come rischio di esposizione ad agenti biologici. Per agente biologico si intende qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.

È possibile individuare due diverse tipologie di rischio biologico:

  • rischio biologico generico o sociale: presente in tutte le collettività;
  • rischio biologico specifico: proprio della mansione svolta, a sua volta distinguibile in:
    • Rischio biologico deliberato: si manifesta quando una determinata attività prevede l’uso deliberato, intenzionale, di agenti biologici, per esempio si usa un microrganismo nella produzione di generi alimentari; in tal caso l’agente biologico è ben noto e viene intenzionalmente introdotto nel ciclo lavorativo per esservi trattato, manipolato, trasformato o per sfruttarne le proprietà;
    • Rischio biologico potenziale: deriva da una esposizione non intenzionale, potenziale ad agenti biologici;

Il rischio biologico nei luoghi di lavoro

L’allegato XLIV del D. Lgs. 81/08 contiene un elenco esemplificativo di attività lavorative in cui può essere presente il rischio biologico potenziale:

  • Attività in industrie alimentari;
  • Attività nell’agricoltura;
  • Attività nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale;
  • Attività nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem;
  • Attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici;
  • Attività in     impianti      di     smaltimento      rifiuti     e     di     raccolta      di     rifiuti     speciali potenzialmente infetti;
  • Attività negli impianti per la depurazione delle acque di scarico;

L’obbligo di effettuare la valutazione del rischio e di attivare la sorveglianza sanitaria sussiste solo in relazione al rischio biologico specifico, sia esso deliberato o potenziale, in quanto solo nei confronti dei rischi professionali (come ricordano anche la definizione di “prevenzione” e di “servizio di prevenzione e protezione”) la normativa impone al datore di lavoro la valutazione dei rischi.

Il rischio biologico generico o sociale va fronteggiato ricorrendo alle comuni norme di igiene: è il caso della maggior parte dei microrganismi dispersi nell’aria, emessi con starnuti, tosse, aria espirata da soggetti infetti, tra cui quelli responsabili di raffreddore, influenza, polmonite, tubercolosi, ecc..

Tali principi, da sempre validi per tutti i rischi biologici sociali o generici, non possono non trovare applicazione nei confronti dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Infatti, fatta eccezione per alcune specifiche attività lavorative (per esempio tutti coloro i quali lavorino nel settore della sanità o, comunque, in altri settori adibiti al controllo e contenimento della diffusione del virus), il rischio di contagio da SARS-CoV-2 non rappresenta un rischio professionale.

Misure generali di prevenzione atte a contenere il contagio

Al fine di contenere il contagio da SARS-CoV-2, è necessario e sufficiente applicare, anche le indicazioni contenuti negli atti emanati allo scopo:

  • Chiudere i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura;
  • Assicurare, in via ordinaria, il regolare svolgimento di tutte le proprie attività istituzionali;
  • Evitare il sovraffollamento anche attraverso lo scaglionamento degli accessi e di assicurare la frequente aerazione dei locali;
  • Fare in modo di mantenere almeno un metro di distanza tra le persone;
  • Privilegiare modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa, favorendo tra i destinatari delle misure i lavoratori portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio, i lavoratori che si avvalgono di servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede lavorativa, i lavoratori sui quali grava la cura dei figli a seguito dell’eventuale contrazione dei servizi dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia;
  • Privilegiare il ricorso al lavoro agile, individuando modalità semplificate e temporanee di accesso alla misura con riferimento al personale complessivamente inteso, senza distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro;
  • Promuovere la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie;
  • Adottare, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto;
  • Eventi aggregativi di qualsiasi natura e attività di formazione;
  • Sospendere manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;
  • Sospendere le attività didattiche delle scuole di alta formazione e dei percorsi di alternanza scuola lavoro;

Misure di prevenzione da diffondere per contrastare la pandemia Coronavirus

  • Evitare ogni spostamento delle persone fisiche, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute;
  • Evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità ed evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, se persone anziane o affette da patologie croniche o con multi-morbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita;
  • Rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante, se presente sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C);
  • Non muoversi dalla propria abitazione o dimora se sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus;
  • Recarsi dal proprio medico curante per l’eventuale iter diagnostico specifico, rispettando tassativamente il disposto di rimanere a casa fino alla completa risoluzione dei sintomi se si hanno sintomi respiratori acuti;
  • Fare attenzione alle pratiche alimentari (evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate);
  • Evitare viaggi verso aree a rischio; nel caso in cui decidesse di partire comunque segnalarlo al medico competente al rientro;
  • Usare la mascherina solo se si sospetta di essere affetti da patologie o se si assistono persone ammalate;
  • Contattare il 112, se si ha febbre e/o tosse e se si è tornati dalla Cina o da altre zone con conclamata presenza di focolai epidemici da meno di 14 giorni;
  • Contattare direttamente il numero 112 se si hanno sintomi influenzali o problemi respiratori e si è transitati, negli ultimi 14 giorni, per zone a rischio;
  • Segnalare autonomamente alle autorità sanitarie locali se si è avuto contatti con un caso risultato positivo;
  • Rispettare le misure di isolamento quarantenale e sorveglianza attiva disposti dalle autorità sanitarie locali;
  • Chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione dell’ultimo decreto, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico o sia transitato o abbia sostato nei comuni della zona rossa, deve comunicare tale circostanza al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale ovvero al pediatra di libera scelta;
  • L’operatore di sanità pubblica e i servizi di sanità pubblica territorialmente competenti provvedono alla prescrizione della permanenza domiciliare;

Cosa fare in caso di manifestazione di sintomi da Covid-19

In caso di comparsa di sintomi la persona in quarantena in sorveglianza deve:

  • avvertire immediatamente il medico di famiglia e l’operatore di sanità pubblica
  • indossare la mascherina chirurgica (fornita all’avvio del protocollo) e allontanarsi dagli altri conviventi
  • rimanere nella propria stanza con la porta chiusa garantendo un’adeguata ventilazione naturale, in attesa del trasferimento in ospedale, ove necessario.

Per avere ulteriori informazioni sulle misure urgenti per il contenimento e la gestione del contagio, è possibile contattare i seguenti numeri, attivati dal Ministero della Salute e dalle Regioni:

  • Ministero della Salute: 1500
  • Basilicata: 800 99 66 88
  • Calabria: 800 76 76 76
  • Campania: 800 90 96 99
  • Emilia-Romagna: 800 033 033
  • Friuli-Venezia Giulia: 800 500 300
  • Lazio: 800 11 88 00
  • Lombardia: 800 89 45 45
  • Marche: 800 93 66 77
  • Piemonte:
  • 800 19 20 20 attivo 24 ore su 24
  • 800 333 444 attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle 20
  • Provincia autonoma di Trento: 800 86 73 88
  • Puglia: 800 713 931
  • Sicilia: 800 45 87 87
  • Toscana: 800 55 60 60
  • Trentino-Alto Adige: 800 751 751
  • Umbria: 800 63 63 63
  • Val d’Aosta: 800 122 121
  • Veneto: 800 46 23 40