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Cosimo I de’ Medici: breve biografia del più importante Signore di Firenze

Cosimo I de’ Medici: breve biografia del più importante Signore di Firenze
“Ritratto di Cosimo I de’ Medici in armatura” di Agnolo Bronzino, 1545 circa, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Un bel giovane ritratto di tre quarti, nel pieno della sua vigoria fisica, con lo sguardo fiero che guarda lontano senza degnare l’osservatore nemmeno di un’occhiata, quasi stesse riflettendo sulla prossima impresa militare che l’aspetta, per affrontare la quale ha già indossato la sua armatura più nuova e preziosa, sopra il cui elmo appoggia la mano destra.

Il taglio degli occhi, la forma del naso e l’inclinazione delle labbra, identiche a quelle della Signora Maria Salviati, ci fanno capire che siamo di fronte a suo figlio. Così il noto pittore Agnolo Bronzino, dopo averne raffigurato nel 1542 la madre in un dipinto che purtroppo ora si trova lontano dall’Italia, in un museo di San Francisco, a distanza d’un paio d’anni circa ritrasse Cosimo I de’ Medici, secondo Duca di Firenze e futuro primo Granduca di Toscana, presentandocelo né più, né meno per quello che era: un uomo che bellezza, classe, stile ed eleganza concorrevano a rendere unico nel suo genere.

Nato il 12 giugno del 1519 era il figlio unico della coppia costituita dalla già citata Maria Salviati, donna aristocratica e piissima appartenente ad una delle più antiche Casate fiorentine, e dal più famoso e prode condottiero militare di quegli anni: Giovanni dalle Bande Nere, morto per i postumi della brutta ferita ad una gamba causata da un colpo di cannone sparato dalle milizie lanzichenecche nel corso d’una battaglia combattuta nei pressi di Mantova, sul finire del 1526.

Con la restaurazione medicea del 1530 e la nomina a Duca di Firenze di Alessandro, nipote di Papa Clemente VII, il giovanissimo Cosimo fu indicato nella bolla d’investitura imperiale fra i possibili successori del suo lontano cugino, seppure in quarta posizione. Tuttavia, il proditorio assassinio di quest’ultimo, pugnalato a morte nella notte dell’Epifania del 1537 da un altro appartenente alla Casata medicea, Lorenzino, rimescolò le carte in favore proprio del diciassettenne Cosimo, che sino ad allora aveva vissuto con la madre in campagna, lontano dalla politica, dedicandosi alla caccia, al nuoto ed all’equitazione, così irrobustendo un fisico già atletico per costituzione naturale.

Designato Duca dal Senato cittadino, Cosimo dovette però attendere la convalida di quella nomina da parte dell’Imperatore Carlo V, che vi acconsentì soltanto dopo essersi assicurato della sua fedeltà ed averne constatato la determinazione, quando sbaragliò con grande risolutezza un gruppo di fuoriusciti che avevano armato un piccolo esercito per rovesciarlo, sconfiggendoli a Montemurlo e poi facendoli tutti decapitare a Firenze, sulla pubblica piazza.

Anche i più scettici fra i fiorentini, che gli avevano pronosticato un principato breve e contrastato, dovettero presto ricredersi, perché Cosimo I col suo carattere chiuso, enigmatico, freddo e calcolatore, avrebbe invece regnato per trentadue anni, dimostrando di possedere grande carisma e insospettabili doti da leader politico.

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Il matrimonio di Cosimo I de’ Medici con Eleonora da Toledo

Il suo primo pensiero fu quello di cercarsi una sposa di rango e, scartata l’ipotesi di chiedere la mano della vedova del suo predecessore, Margherita d’Austria, col beneplacito imperiale la sua scelta cadde senza troppi tentennamenti su una spagnola: la bellissima Eleonora da Toledo, figlia del Viceré di Napoli don Pedro Alvarez, fedelissimo dell’Imperatore.

Si trattò di un’unione felice ed esemplare, allietata dalla nascita di ben undici figli e durata ventitré anni, all’inizio della quale la coppia decise di trasferirsi dal palazzo di famiglia in via Larga a quello della Signoria, che Cosimo, non volendo fare la stessa fine di suo cugino Alessandro, fece munire come un fortilizio, circondandosi da pretoriani che lo seguivano ovunque, vegliandone anche il sonno notturno.

La vendetta di Cosimo I de’ Medici: l’uccisione di Lorenzino de’ Medici

All’insegna del motto “la vendetta è un piatto che va servito freddo”, con pazienza attese dieci anni per saldare i conti col suo più temibile avversario politico, quel Lorenzino de’ Medici che aveva assassinato Alessandro, facendolo pugnalare a morte da alcuni sicari dopo che il suo servizio spionistico l’aveva rintracciato a Venezia.

Fermamente convinto che il suo potere gli fosse stato affidato direttamente da Dio per uno scopo preciso, considerava alla stregua di ribelli alla volontà divina tutti gli oppositori interni, tanto più se avevano osato attentare alla sua vita, che eliminò sempre con grande determinazione e ferocia, dando spesso lavoro al boia.

Cosimo I de’ Medici: breve biografia del più importante Signore di Firenze
Statua equestre di Cosimo I de’ Medici a Piazza della Signoria di Firenze

Cosimo I de’ Medici: l’ascesa al titolo di Granduca di Toscana

Grazie invece agli ingenti prestiti di denaro generosamente elargiti a Carlo V, perennemente a corto di quattrini, poté acquistare la completa indipendenza del suo Stato, coronata nel 1540 col ritiro dai propri domini dell’ultimo contingente spagnolo, il che gli consentì finalmente d’esclamare: “Noi siamo Principe che per necessità o obbligo non riconosce nessuno, fuorché Iddio!”.

Se tempestosi furono i rapporti fra lui e Papa Paolo III, decisamente più tranquilli furono quelli coi suoi successori e in particolare con Pio IV e Pio V, dal quale Cosimo ottenne nel 1569 la tanto agognata corona granducale, barattata però con la consegna all’inquisizione romana del noto umanista Pietro Carnesecchi, un libero pensatore fiorentino da anni in odore d’eresia, che pagò con la vita questo inatteso tradimento.

La politica di Cosimo I de’ Medici

Gran mecenate come tutti i Medici, Cosimo I favorì lo sviluppo delle arti e della cultura, trasformando Firenze in una “gabbia dorata” per i suoi cittadini, che così potevano vivere in una specie di paradiso in terra, a condizione però di non mancare mai di fedeltà a lui, il loro Principe. Fece realizzare importanti opere pubbliche, fra cui la costruzione del porto di Livorno, la bonifica delle paludi maremmane, l’erezione un po’ dovunque di imponenti fortificazioni e meravigliosi palazzi ad uso pubblico e privato. Decise infine l’ingrandimento di Palazzo Pitti con gli annessi giardini, che diventò negli ultimi anni la sua fastosa reggia.

Col passare del tempo anche lui fu toccato da gravissimi lutti familiari, specie nel fatidico 1562 quando, nel giro di pochi giorni, gli morirono di malaria due figli: il giovanissimo Cardinal Giovanni e poi Garzia, seguiti nella tomba dall’adorata moglie Eleonora, poco dopo sostituita dal Duca con la giovane Camilla Martelli, per lo scandalo delle Corti europee e dalla stessa Casata medicea non solo perché molto più giovane di lui, ma anche perché totalmente priva di “sangue blu”.

Pur con qualche zona d’ombra, sapendo brillare di luce propria il Granduca Cosimo I permise al suo Stato di toccare l’apogeo in termini d’estensione territoriale e prestigio, col merito non scontato per l’epoca di averlo tenuto al riparo dalle ingerenze straniere. Inoltre, se Firenze e la Toscana sono lo scrigno dei magnifici tesori artistici e culturali che tutti ci invidiano, il merito in parte è anche suo.

Quando spirò a cinquantasette anni il 21 aprile del 1574 per le conseguenze d’un ictus, il suo corpo fu rivestito del manto bianco crociato in oro dell’Ordine di Santo Stefano, sul petto gli fu appoggiata una croce dello stesso Ordine e sul capo la corona granducale, prima di venir seppellito in San Lorenzo. Con lui si spegneva uno dei più grandi principi della Casata medicea.