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Differenza tra eutanasia e suicidio assistito

Differenza tra eutanasia e suicidio assistito

C’è una netta differenza tra eutanasia e suicidio assistito. Spesso confusi, questi termini hanno un aspetto in comune: il fine vita della persona che avviene nel rispetto della sua dignità. Per rispetto della dignità, naturalmente, si intende l’osservanza della volontà di chi decide di intraprendere l’ultimo viaggio. Sia nell’eutanasia che nel suicidio assistito, pur nelle loro differenze, sussiste l’esplicita volontà del paziente ad autodeterminare la propria morte. Naturalmente, deve avvenire per alleviare le sofferenze fisiche e psichiche derivanti da una malattia dolorosa e senza termine.

Questo vale anche per l’eutanasia attiva e l’eutanasia passiva le quali, pur nelle loro distinzioni, hanno in comune che al paziente viene indotta la morte per mettere fine ai suoi patimenti.

La confusione che c’è tra eutanasia e suicidio assistito, in buona parte, deriva dall’uso inflazionato che viene fatto di questi due termini. Nei media e, in particolare, per quei casi che saltano agli onori delle cronache, a volte vengono utilizzati i termini eutanasia e suicidio assistito uno come sinonimo dell’altro. In realtà sono due cose distinte, non solo nelle modalità con la quale si porta il paziente a fine vita, ma anche nelle implicazioni di ordine etico e morale che intervengono

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Differenza tra eutanasia e suicidio assistito

La differenza tra eutanasia e suicidio assistito risiede nelle modalità con le quali il paziente viene aiutato a morire. Nel primo caso, cioè l’eutanasia, c’è l’intervento del sanitario verso il paziente. L’eutanasia può avvenire, a sua volta, in due modi: attivamente mediante la somministrazione di un farmaco letale o passivamente, cessando l’assistenza sanitaria al paziente fino a che spiri.

Pertanto per l’eutanasia, in qualche maniera, c’è l’operato di una persona nei confronti di chi ha deciso di porre fine alla sua esistenza.

Nel caso del suicidio assistito, al paziente vengono forniti i mezzi per arrivare alla morte. Successivamente, sarà lui stesso ad utilizzarli. Si tratta, in definitiva, di  un vero e proprio suicidio. Avvenendo attraverso la cooperazione di una persona che fornisce i mezzi tecnici si giunge, fondamentalmente, alla giusta definizione di suicidio assistito.

Un caso eclatante è stato quello di DJ Fabo. La vicenda ha scosso profondamente le coscienze della stragrande maggioranza degli Italiani. Il povero ragazzo, dopo un grave incidente, conduceva una vita per lui inaccettabile. Dopo anni di atroci sofferenze, aiutato dall’associazione Luca Coscioni è andato in svizzera a morire mediante suicidio assistito.

I rappresentanti dell’associazione svizzera Dignitas, che da anni si prefigge di assicurare una vita e una morte dignitose, in occasione del caso di DJ Fabo hanno dichiarato “L’aspetto più importante è che il paziente sia sempre nel controllo delle proprie azioni” precisando “Deve essere in grado di compiere l’ultimo atto da solo. Chi non è proprio in grado di farlo, non lo possiamo aiutare”.

Una dichiarazione che sembra più una definizione del suicidio assistito.