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Eleonora da Toledo, Duchessa di Firenze e sposa adorata di Cosimo I de’ Medici: breve biografia

Eleonora da Toledo, Duchessa di Firenze e sposa adorata di Cosimo I de’ Medici: breve biografia
Ritratto di Eleonora da Toledo col figlio Giovanni”, di Agnolo Bronzino, 1545, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Ieratica come una dea, la bella Duchessa è raffigurata nello splendore dei suoi vent’anni, col volto che pare di porcellana, valorizzata dalla presenza di raffinatissimi gioielli fra i quali spicca una magnifica collana di perle che fa da pendant con gli orecchini, mentre i capelli di colore castano sono raccolti dentro una reticella, secondo la moda spagnola del tempo.

Indossa un sontuoso abito di broccato con turgide melagrane dorate, simbolo d’energia vitale, abbondanza e fertilità. E in effetti, fedele al motto latino voluto per lei dal marito: “Cum pudore laeta fecunditas” (“Gioiosa è la fecondità, se abbinata alla modestia”), la Signora in questione mise al mondo una nidiata di undici figli, dei quali nello stesso dipinto ci presenta orgogliosa il quartogenito e secondo figlio maschio, futuro cardinale, destinato fin dalla culla alla carriera ecclesiastica e proprio per questo chiamato Giovanni, in onore del primo Papa di famiglia: Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici.

Così, in un’opera dal forte significato dinastico, il grande pittore Agnolo Bronzino nel 1545 raffigurò Eleonora da Toledo, moglie del Duca di Firenze Cosimo I, che lui stesso aveva già ritratto un paio d’anni prima con indosso la sua armatura più bella e fiammante. Per rinsaldare i già stretti vincoli familiari e politici che lo legavano all’imperatore Carlo V, Cosimo aveva cercato moglie in campo spagnolo, individuandola proprio nella diciassettenne Eleonora, nata in Spagna nel 1522 e secondogenita del Viceré di Napoli don Pedro Alvarez da Toledo, raffinatissimo “hidalgo” e nobile cavaliere che in Italia rappresentava il più fedele funzionario su cui l’Asburgo potesse contare.

Impaziente di raggiungere il coniuge col quale s’era unita in matrimonio per procura a Napoli il 29 marzo del 1539 e del quale aveva sentito a più riprese tessere le lodi per la sua virile bellezza e i modi da gentiluomo, Eleonora, accompagnata da una schiera di dame di compagnia e cavalieri spagnoli, oltre che da un bagaglio principesco, sbarcò nel porto di Livorno in provenienza dal capoluogo campano il 22 giugno di quello stesso anno, dopo un viaggio per mare durato dieci giorni.

L’indomani, quando s’incontrarono per la prima volta, fra i due giovani sposi scoccò la magica scintilla dell’amore a prima vista. Al ventenne Cosimo, già padre di una figlia naturale (Bia) e noto “tombeur de femmes”, lei coi suoi lineamenti dolci, il viso d’un ovale perfetto e quel fascino tutto mediterraneo, dovette fare lo stesso effetto che a noi oggi potrebbe provocare una diva del cinema d’altri tempi, magari un’attrice della bellezza e classe di Grace Kelly, non per nulla diventata principessa anche lei.

Ad una giovane come Eleonora invece, che fino ad allora aveva vissuto praticamente rinchiusa nei suoi appartamenti con la sola compagnia dei cappellani e degli istitutori messile accanto dal padre, un “principe azzurro” aitante ed attraente come Cosimo causò senza dubbio una dolce tempesta di sensazioni mai provate prima, che risvegliarono tutto d’un tratto una femminilità fino ad allora rimasta repressa.

Fastosi furono i festeggiamenti che Firenze riservò, in occasione del loro solenne ingresso in città, alla coppia ducale che prese inizialmente dimora presso il palazzo di famiglia in via Larga, per poi però trasferirsi dopo poco tempo in Palazzo Vecchio, ritenuto da Cosimo più sicuro, difendibile o, per meglio dire, “a prova di congiura”. Allietato dalla nascita in rapida serie di ben undici figli, il loro ménage coniugale funzionò sempre, anche perché la gelosissima e quasi sempre incinta Eleonora, che col suo carattere determinato era l’unica persona che riuscisse ad esercitare un certo ascendente sull’altrimenti irruente Cosimo, sottopose il coniuge a strettissima sorveglianza per evitarne qualsiasi “scappatella”.

Nei rari casi in cui i due dovettero separarsi, in occasione di qualche viaggio di rappresentanza di lui, era Eleonora ad occuparsi della reggenza dello Stato e lo faceva con grande scrupolo e saggezza. Altrimenti, agiva come moderatrice delle scelte del marito, di cui mitigava i frequenti sbalzi d’umore e le impuntature, e per il quale filtrava le suppliche e le più disparate richieste d’aiuto che gli venivano indirizzate, occupandosi persino di certi investimenti finanziari coi proventi dei quali non solo acquistò a suo nome vaste tenute in Maremma e i feudi di Castiglione della Pescaia e del Giglio, ma promosse anche importanti committenze artistiche, favorendo in particolare artisti quali il Bronzino e Benvenuto Cellini.

Peccato che i fiorentini, forse anche a causa di un certo loro proverbiale caratteraccio, non la presero mai veramente a cuore, considerandola troppo altera e ritenendola “una straniera”, anche perché lei si ostinò sempre a parlare di preferenza in spagnolo e a circondarsi di suoi connazionali.

Le numerose gravidanze purtroppo ne indebolirono il fisico, tanto che nel 1558 una grave tubercolosi polmonare, unita al dolore per la prematura perdita della sua primogenita, la portò ad un passo dalla tomba. Fatale purtroppo le sarebbe risultata una trasferta in Maremma effettuata nel novembre del 1562, “annus horribilis” per la Casata de’ Medici, quando, dopo aver accompagnato il marito a controllare i lavori di certe opere di bonifica del territorio, nel castello di Rosignano fu colta da fortissime febbri malariche che in venti giorni ne causarono il decesso, quando aveva da poco compiuto i quarant’anni d’età ed a pochi giorni di distanza dalla morte per lo stesso motivo dei figli Garzia e del giovanissimo Cardinal Giovanni.

Fu sepolta con onori regali nella Basilica fiorentina di San Lorenzo, dove nel 1857, stando al rapporto redatto in seguito ad una prima ricognizione della salma, fu rinvenuta con indosso “una ricca veste di raso bianco, foggiata secondo la moda della metà del secolo XVI, lunga fino a terra e ricamata a gallone nel busto, lungo la sottana e nella balza del piè; e sotto a questo primo vestito ne è un altro di velluto color cremisi”, ora esposta presso il “Museo della Moda e del Costume” del capoluogo toscano. Possiamo dunque ben dire che Eleonora da Toledo, Signora nacque e Signora morì.