@trentaminuti > Storia > Personaggi della storia > Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano: breve biografia

Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano: breve biografia

Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano: breve biografia

“Io sono morto!”: queste furono le ultime parole pronunziate da Galeazzo Maria Sforza prima di stramazzare esanime al suolo, dopo essere stato raggiunto dalle quattordici pugnalate infertegli dalla furia omicida di tre congiurati.

Il trio composto da Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti gli si era appena avvicinato con la scusa di presentare una supplica, col primo che gli si era inginocchiato davanti in segno di reverenza ma, mentre con la destra gli stringeva la mano per baciarla, con la sinistra gli sferrava una terribile pugnalata all’inguine, per poi subito colpirlo ancora allo stomaco, alla gola e sul fianco intanto che i due complici si univano anch’essi alla mattanza.

Nella mattinata del 26 dicembre del 1476 si compiva così a soli 32 anni il destino del quinto duca di Milano sotto al portico, ora scomparso, della milanese Chiesa di Santo Stefano, dove Galeazzo era appena giunto per assistere alla messa celebrata in onore del Santo Protomartire, nel giorno della sua ricorrenza.

Nonostante corressero voci di possibili disordini, non aveva voluto dare ascolto agli inviti alla prudenza, né tanto meno indossare la pesante corazza protettiva che mal si addiceva ad un uomo tanto sicuro di sé e fiero della propria immagine pubblica da non ammettere debolezze o tentennamenti.

Biografia di Galeazzo Maria Sforza: dalle sue origini alle ragioni della sua morte

Figlio primogenito del grande Francesco Sforza, primo Signore di Milano appartenente alla nuova dinastia, e di Bianca Maria Visconti, ultima discendente della nobile ed antica Casata che aveva governato la città per quasi due secoli, era stato fin da bambino inviato dal padre presso le più prestigiose Corti dell’epoca per formarsi come futuro principe.

Potrebbe interessarti: Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano: breve biografia

Ricevette la sua formazione umanistica in particolare a Ferrara, sotto l’attenta supervisione di Borso d’Este, dai migliori istitutori di quei tempi, apprendendo le lettere classiche, la retorica, la storia, la filosofia ed i principi della matematica e dell’astronomia.

Quanto invece alla sua preparazione nell’arte militare, se ne occupò in prima persona il padre, valente capitano di ventura. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto con principesse della Corte gonzaghesca, scartate perché giudicate “gobbe” al termine di un’avvilente ispezione corporale, le trattative matrimoniali avviate dal padre puntarono invece su Bona di Savoia, che era non soltanto sanissima, ma apparteneva ad una Casata di ben più alto ed antico lignaggio, imparentata col potente re di Francia Luigi XI.

E proprio quando si trovava in Francia Galeazzo Maria fu raggiunto nel marzo del 1466 dalla notizia della morte del padre e della sua conseguente investitura a nuovo Signore di Milano, carica che avrebbe ricoperto per un decennio, fra luci ed ombre.

Dello stesso autore potrebbe interessarti: Cristina di Francia: breve biografia della “Madama Reale” di Torino

Nel novero delle prime figura senz’altro il merito di aver introdotto nel Ducato l’arte della stampa ed alcune coltivazioni che si sarebbero rivelate vitali per l’economia di tutto il Milanese, quali quella del riso e del gelso, nutrimento del baco da seta. Fu lui inoltre a volere la prima anagrafe pubblica, come pure il riordino delle emissioni monetarie reso possibile grazie all’istituzione di una nuova Zecca.

Contribuì infine in modo non indifferente all’abbellimento della sua città, tutta pavimentata ex novo ed in poco tempo con blocchi di pietra ed impreziosita dai tesori artistici del primo Rinascimento.

In compenso, mostrò a più riprese il suo lato violento e crudele nei confronti dei nemici veri o presunti, tutti sterminati o fatti sparire senza pietà. Temutissimi erano anche i suoi scatti d’ira, di cui poteva fare le spese chiunque gli si trovasse a tiro.

Uomo sensuale e lussurioso, si distinse per l’ampia collezione di amanti e relativi figli naturali, la più famosa delle quali fu la futura contessa di Forlì, Caterina Sforza, che proprio dal padre ereditò la grinta ed il cinismo che le avrebbero consentito di resistere a lungo e quasi da sola all’estenuante assedio di Cesare Borgia.

Il suo carattere brusco e l’assolutismo del governo gli crearono però non pochi nemici, specialmente nella cerchia dei giovani aristocratici appartenenti alla vivace società rinascimentale milanese, fra i quali spiccavano per l’appunto il Lampugnani, l’Olgiati ed il Visconti, cresciuti nel culto della Roma repubblicana ascoltando le lezioni di Nicola Montano, titolare della cattedra d’eloquenza presso lo “Studium” ambrosiano.

A motivazioni ideali se ne aggiunsero anche di personali, dato che il Lampugnani odiava il duca per avergli insidiato la moglie, mentre il Montano gliene voleva per essere stato da lui condannato alla fustigazione pubblica in conseguenza della sua dubbia condotta morale.

 

Ecco dunque le motivazioni che spinsero i congiurati a passare all’azione nella speranza, subito dimostratasi vana, d’indurre alla ribellione un popolo che invece si sarebbe sollevato contro di loro, linciando il Lampugnani seduta stante ed assistendo festante pochi giorni più tardi alla crudele esecuzione pubblica degli altri congiurati, subito catturati su delazione dei loro stessi genitori ed amici.