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Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano: breve biografia

gian galeazzo visconti, primo duca di milano: breve biografia

“Fu principe d’acutissimo ingegno: più operò col giudizio che con la mano. Totalmente devoto allo studio della pace, dilettavasi sommariamente di dotte ricreazioni e con liberale mercede chiamò qualunque professore di scienze ad insegnare nello studio di Pavia”.

Così lo storico Paolo Giovio descrive la figura di Gian Galeazzo Visconti che l’11 maggio del 1395, dietro il pagamento di un’ingente somma di denaro, ottenne dall’imperatore Venceslao di Lussemburgo la costituzione di Milano (città di cui era già vicario imperiale) e del suo territorio a Ducato, diventandone il primo Duca.

Gian Galeazzo Visconti: la nascita e l’adolescenza

Nato nel 1351 da Galeazzo II, co-Signore insieme al fratello Bernabò di Milano e di molte altre città dell’Est e del Basso Piemonte, andò in sposo all’età di soli nove anni ad Isabella di Valois, figlia del re di Francia Giovanni il Buono. Purtroppo, la cattiva sorte volle che non soltanto la moglie, ma anche i tre figli maschi della coppia morissero tutti in giovane età, mentre sopravvisse la figlia Valentina, futura sposa di Luigi I d’Orleans.

Gian Galeazzo fu avviato dal padre, ancora giovanissimo, alla carriera politica e diplomatica, attività nelle quali diede subito prova di possedere grande talento, essendo riuscito a negoziare con Amedeo VI di Savoia un trattato molto vantaggioso per gli interessi viscontei, che gli valse il dominio personale sulle città di Pavia, Como, Piacenza e Bobbio.

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I conflitti con i rami famigliari

Morto il padre, non tardò ad entrare in conflitto con lo zio Bernabò ed i cugini, e ciò anche a dispetto di un tentativo di pacificazione fra i due rami famigliari, sugellato da un doppio matrimonio incrociato tra Gian Galeazzo e la cugina Caterina, e tra un fratello di questa ed una sorella del primo.

Non riuscendo a portare a termine le sue gravidanze, Caterina convinse il marito a fare voto alla Madonna non soltanto di chiamare col secondo nome Maria ogni loro futuro figlio maschio, ma anche di costruire una splendida Certosa a Lei dedicata, sempreché fosse sopravvissuta al parto: così, dopo la nascita di Giovanni Maria e di Filippo Maria, fu posta la prima pietra di quel capolavoro.

Pace fatta fra i due rami famigliari, dunque? Mica tanto, perché aldilà delle apparenze Gian Galeazzo tramò comunque per garantirsi il sostegno imperiale, riuscendo finalmente a farsi assegnare nel 1380 il vicariato imperiale in solitaria su tutti i territori viscontei

La trappola di Gian Galeazzo allo zio e ai cugini

Non ancora soddisfatto però, il 6 maggio del 1385, fingendo di organizzare un pellegrinaggio a Varese, invitò zio e cugini ad andargli incontro per un colloquio chiarificatore.
I tre malcapitati, conoscendo la devozione del loro congiunto, non ebbero sospetti ed ingenuamente accettarono l’invito, solo però per cadere in un’imboscata e finire imprigionati nelle tetre segrete del castello di Trezzo d’Adda dove, dopo qualche settimana, Bernabò sarebbe morto, come narra ancora il Giovio, “col veleno datogli ne’ fagioli”.

Finalmente libero da quei fastidiosi parenti, Gian Galeazzo non ebbe più problemi da un lato a stringere rapporti di amicizia e protezione reciproca con Signori e Signorotti vari con lui confinanti, dall’altro a liquidare col ricorso alle armi quanti invece non ne volevano sapere di venire a patti con lui, come per esempio i Della Scala di Verona.

L’espansione territoriale di Gian Galeazzo

Di successo in successo, egli accarezzò persino il sogno di unificare l’Italia sotto la sua guida, spingendosi ben oltre i suoi confini naturali fino a conquistare anche vaste porzioni di Umbria e Toscana. Ovviamente gli altri Stati peninsulari non potevano starsene tutti a guardare ed i fiorentini per primi passarono al contrattacco, ingaggiando il famoso Capitano di ventura inglese John Hawkwood (“Giovanni Acuto”), che diede un gran filo da torcere ai Viscontei, finendo però con l’essere definitivamente sconfitto nel giugno del 1402 nella battaglia di Casalecchio.

La morte per peste di Gian Galeazzo Visconti

Soltanto la peste, tre mesi più tardi, mise fine all’espansionismo di Gian Galeazzo, portandolo alla tomba a 50 anni nel castello di Melegnano, dove si era rifugiato nella vana speranza di salvarsi dall’epidemia.

gian galeazzo visconti: breve biografia
Monumento funebre di Gian Galeazzo Visconti

Il suo splendido monumento funebre, commissionato nel 1492 da Ludovico il Moro a Gian Cristoforo Romano, è situato nella Certosa di Pavia, non lontano dall’affresco dove lo si vede inginocchiato, in posizione orante, mentre offre alla Beata Vergine il modellino della Certosa.
Circa 120 anni prima che il Machiavelli ne tratteggiasse il profilo nel suo capolavoro, egli incarnò le virtù del “Principe” che, costi quel che costi, riesce a procurarsi uno Stato ed a mantenerlo in suo possesso.