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Giorgio III: biografia di un sovrano folle

Giorgio III: biografia di un sovrano folle

Giorgio III Re della Gran Bretagna, stette per un sessantennio al potere ma governò ben poco. Afflitto da una malattia mentale, il monarca demandò ai governi che via via si susseguivano le decisioni politiche che avrebbe dovuto prendere lui. Quella di Giorgio III è la biografia di un sovrano che, nonostante tutto, riuscì a farsi benvolere.

Giorgio III il Re pazzo ma benvoluto dai sudditi

Singolare la vicenda di Giorgio III, diventato Re di Gran Bretagna ed Irlanda il 25 ottobre del 1760 a soli 22 anni, alla morte del nonno Giorgio II. Pur essendo rimasto al potere teoricamente per ben sessant’anni, cioè fino al suo decesso nel 1820, di fatto governò ben poco, perché fin da giovane iniziò a manifestare i sintomi di quella che, col passare degli anni, sarebbe diventata una follia conclamata.

Tuttavia riuscì a farsi benvolere dai suoi sudditi, pur in un periodo storico caratterizzato da fatti e rivolgimenti epocali, che però alla fine videro il Regno Unito affermarsi come nuova potenza mondiale in sostituzione della Francia napoleonica, e questo a dispetto della perdita delle ex colonie nord-americane, ormai costituitesi in stato indipendente.

Rimasto orfano di padre a soli dodici anni, divenne suo malgrado l’erede al trono di un nonno che non lo stimava, considerandolo poco intelligente e soprattutto “traviato” dall’educazione eccessivamente liberal impartitagli dai genitori, decisamente indigesta per un uomo tanto conservatore.

L’anziano sovrano pertanto si affrettò ad affidarlo a nuovi precettori di sua fiducia, fra i quali lo scozzese Lord Bute, il quale però seppe instaurare col giovane un rapporto cordiale e duraturo nel tempo tanto che, poco dopo la sua ascesa al trono, Giorgio ne avrebbe fatto il suo Primo Ministro.

Giorgio III: monarca svogliato e marito fedele

Distaccato e svogliato riguardo agli affari di Stato, il neo-sovrano si sarebbe invece dimostrato (caso più unico che raro in tempi di matrimoni combinati) un amorevole e fedele marito per la giovane duchessa tedesca Sofia Carlotta di Mecleburgo, scelta per lui proprio dal fidato Lord Bute.

Nei cinquant’anni circa di durata del loro matrimonio la coppia regale avrebbe infatti messo al mondo una nidiata di ben quindici fra principi e principesse, tutti amatissimi e, anche qui diversamente dal solito, cresciuti personalmente dai genitori, come avrebbe fatto una qualsiasi famiglia borghese.

Gli scandali e il susseguirsi dei governi del regno di Giorgio III

Il primo decennio del suo regno fu caratterizzato da una notevole instabilità e litigiosità politica, anche a causa delle rivelazioni (ad opera di “corvi” che non sono certo mai stati un’esclusiva del nostro Paese o della nostra epoca) di scandali veri o presunti, che finirono col lambire (a torto) persino la famiglia reale, causando la caduta in rapida serie dei governi di Lord Bute, poi rimpiazzato da Lord Grenville, a sua volta sostituito dal Marchese di Rockingham ed infine da Lord North, in una sorta di girandola impazzita.

Si cercò di rimpinguare le casse dello Stato, dissanguate dalla Guerra dei Sette anni con la Francia, con una politica fiscale vessatoria specialmente nei confronti delle Tredici Colonie americane, che di conseguenza non tardarono a ribellarsi gettando i semi di quella che sarebbe stata la loro vittoriosa Guerra d’Indipendenza.

Giorgio III: sempre più instabile mentalmente

Stressata da questa raffica di problemi, la già fragile psiche del sovrano iniziò a dare sempre più frequenti segni d’instabilità, in conseguenza anche dell’aggravarsi di una malattia che i medici contemporanei, in base alle analisi condotte su alcune ciocche di capelli appartenuti a Giorgio III, avrebbero qualificato come “porfiria”, ovvero una rara malattia ereditaria che provoca l’alterazione nel metabolismo sanguigno, con conseguenti sbalzi ormonali alla base di ipertensione, instabilità emotiva, allucinazioni e disturbi comportamentali, oltre che di farneticazioni.

La perdita degli Stati Uniti

La perdita degli Stati Uniti finì col provocare la caduta del governo North e la sua sostituzione con quello dell’appena ventiquattrenne William Pitt Jr., che per fortuna del Re si sarebbe dimostrato uno dei migliori Primi Ministri della Storia della Gran Bretagna, dimostrandosi capace da solo di risollevare il Paese dallo smacco subito in America e di fargli attraversare praticamente indenne le turbolenze del periodo rivoluzionario francese, così ponendo anche le basi per la futura Emancipazione dei Cattolici e l’abolizione della tratta degli schiavi.

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Di riflesso Re Giorgio poté godere, a dispetto della sua infermità, del periodo di massima popolarità nel Paese, anche in virtù della sua religiosità e del bel quadro familiare che si era costruito, elementi entrambi molto importanti nell’immaginario collettivo dell’epoca.

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Giorgio III dichiarato pazzo irreversibile

Col passare degli anni però, ai problemi mentali si sommarono quelli fisici: la quasi totale cecità e le difficoltà deambulatorie, unite alla disperazione causatagli dalla perdita nel 1810 dell’ultimogenita, l’amatissima Principessa Amalia, diedero il colpo di grazia alla psiche del sovrano, con la conseguenza che il Parlamento nel 1811, col Regency Act, nominò reggente Giorgio IV, figlio di un padre contestualmente dichiarato “pazzo irreversibile” e come tale rinchiuso nel Castello di Windsor sino alla fine dei suoi giorni.