@trentaminuti > Storia > Personaggi della storia > Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere: breve biografia del Papa terribile

Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere: breve biografia del Papa terribile

Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere: breve biografia del Papa terribile

In occasione del Carnevale, Roma gli aveva preparato un trionfo, fatto di quadri che mostravano l’Italia liberata dai barbari ed il Papa nelle vesti niente meno che dell’Imperatore. Nelle strade esplodeva la gioia e ci si accalcava ad assistere alle corse taurine importate in Italia circa vent’anni prima dallo spagnolo Papa Alessandro VI Borgia.

Giulio II, il Papa terribile: la sua morte

Tuttavia, chiuso nelle sue stanze, l’anziano pontefice era in preda all’ansia, temeva nuove coalizioni di eserciti stranieri contro di lui, faticava a dormire e si cibava con sole due uova sode al giorno. I pensieri lo struggevano e, quel che è peggio, sentiva avvicinarsi la fine, perché le forze via via gli venivano meno.

Il 4 febbraio diede istruzioni precise al suo segretario affinché, dopo la sua dipartita, il suo corpo non fosse scandalosamente lasciato in abbandono, come successo nel caso di qualche suo predecessore. Il 10 febbraio fu assalito dalla febbre e da un tremito incessante, avendo però ancora la prontezza d’animo di approvare una bolla con cui dava disposizioni per il futuro Conclave, raccomandando che non fosse viziato da simonia come lo era stato il suo.

Il 19 si confessò e comunicò, convocò i Cardinali presenti a Roma per salutarli e chiedere loro scusa per essere stato “un gran peccatore”, ed in loro presenza gustò un ultimo bicchierino di malvasia. Poi, nella notte fra il 20 ed il 21 febbraio del 1513, entrò in agonia e si spense senza emettere un lamento.

Potrebbe interessarti: Tommaso Inghirami, detto “Fedra”: breve biografia

La folla sfila davanti alla salma esposta di Giulio II

Questa fu la fine di Giulio II, il “Papa terribile” che per dieci anni aveva davvero fatto tremare l’Italia e l’Europa col suo carattere guerriero, finendo però per apparire al suo popolo come il liberatore d’Italia, tanto che davanti alla sua salma esposta in san Pietro sfilò una folla immensa di grandi, piccoli, vecchi e giovani, uomini e donne, tutti in lacrime, che, come ci tramanda un cronista dell’epoca, “…volevano toccare i piedi del morto, che era stato Papa e vicario di Cristo, persecutore e domatore di tiranni, scampando per noi tutti l’Italia intera dal giogo dei Franzesi e dei barbari…”.

Vero è che, soltanto un paio d’anni prima e quando già aveva compiuto i sessantotto anni, in una gelida mattinata di gennaio, accampato davanti alla fortezza della Mirandola fra i campi innevati, quel Santo Padre tanto speciale aveva esclamato: “ Vederò se averò sì grossi li cojoni come ha il Re di Franza”.

Con in testa la tiara ed indossando una corazza sopra alla veste bianca in meno di due settimane costrinse alla resa la fortezza nemica, roccaforte del Duca Alfonso I d’Este, alleato del “barbaro” Re di Francia Luigi XII e da poco scomunicato, e vi entrò arrampicandosi su una scala a pioli, perché il portone d’accesso era stato murato.

Dello stesso autore potrebbe interessarti: Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici: breve biografia del pontefice mediceo

Papa Giulio II: breve biografia

Questo per dire di che tempra fosse fatta la “Quercia della Liguria”, appellativo quanto mai appropriato per Giuliano della Rovere, nato nel 1443 ad Albissola, nei pressi di Savona, da una famiglia di origini modeste, tant’è che da ragazzo lui stesso aveva più volte condotto dal suo borgo fino al mercato di Genova una barca per vendere le cipolle del podere familiare.

Per desiderio del potente zio Francesco, padre generale dei Francescani, era entrato nell’Ordine fin da giovane, ma l’occasione che gli avrebbe cambiato la vita si presentò nel 1471 con l’elezione di quest’ultimo al soglio pontificio col nome di Sisto IV. Subito Giuliano fu ordinato vescovo di Carpentras e nemmeno due mesi dopo fu creato cardinale, potendo così iniziare una rapida e sfolgorante ascesa sociale.

In effetti, il novello principe della Chiesa non era certo uomo da restare nell’ombra! Fisicamente imponente, di bell’aspetto e portamento grave: così lo immortalò Melozzo da Forlì ritto in piedi davanti allo zio papa, in un famoso dipinto ora custodito presso la Pinacoteca Vaticana.

I benefici ecclesiastici che rapidamente si riversarono su di lui ne fecero uno degli uomini più ricchi del suo tempo, con una differenza importante però rispetto al cugino Piero Riario, cardinale pure lui: mentre quest’ultimo i denari li dissipava in bagordi, Giuliano li investiva per costruirsi una fitta rete di clientele che in seguito gli sarebbe tornata utile.

Dopo la morte dello zio mantenne tutte le sue cariche durante il papato di Innocenzo VIII, ligure pure lui, ma dovette poi ritirarsi nella sua amata Avignone, città di cui era il legato pontificio, per scampare alle insidie ordite contro di lui dal nefasto Papa Alessandro VI e dal di lui figlio Cesare.

Incline ad approfittare dei piaceri della vita, Giuliano era noto per la sua sensualità che riversava senza differenze su entrambi i sessi, fino ad ammalarsi di “mal franzese”. Per la mentalità ed i costumi dell’epoca queste erano però quisquilie, che non gli impedirono d’imporsi già al primo scrutinio in quello che fu il secondo Conclave tenutosi nel 1503, dopo la subitanea morte di Pio III.

L’elezione a Papa di Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere

Impegnandosi a soddisfare i desiderata di tutti i suoi elettori, il 1° di novembre di quell’anno Giuliano della Rovere ascese dunque al soglio pontificio assumendo il nome di Giulio II, in memoria di Papa Giulio I, costruttore della Basilica dei SS. Apostoli che il nostro aveva posseduto da cardinale, ma anche del più noto “DIVUS IULIUS” (Giulio Cesare), prefigurando così quella che sarebbe stata la sua politica di grandezza, che lo indusse con indosso

La corazza ed in mano la spada sguainata a marciare via via contro i nemici dello Stato Pontificio. In rapida serie, Cesare Borgia, le città ribelli della Perugia dei Baglioni e della Bologna dei Bentivoglio, l’orgogliosa Venezia, la super-potenza napoletana e soprattutto i Francesi: tutti avrebbero tutti fatto i conti con lui e la sua determinazione, grazie alla quale il potere temporale della Chiesa sarebbe diventato il perno della politica europea del primo decennio del ‘500.

Potrebbe interessarti: Leonardo Loredan, primo Doge di Venezia a inizio del cinquecento: breve biografia

Gli artisti chiamati a corte da Giulio II

Come formidabile scopritore e valorizzatore di talenti artistici chiamò alla sua corte giganti come Raffaello, il Mantegna, il giovane Michelangelo, il Bramante, il Sansovino, Giuliano da San Gallo e tanti altri.

Fu lui a dare inizio ai lavori della nuova Basilica Vaticana, posandone la prima pietra, a commissionare a Michelangelo gli affreschi che ornano il soffitto della Sistina e la statua del Mosè, ma anche ad avviare imponenti lavori urbanistici nella capitale e nel resto degli Stati pontifici. Peccato però che la splendida statua bronzea che Michelangelo gli eresse a Bologna sia poi stata fusa durante una ribellione dai Bolognesi che ne fecero la “Giulia”, una potente bombarda.