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Gutenberg e l’invenzione della stampa a caratteri mobili

Gutenberg e l’invenzione della stampa a caratteri mobili

La “Deutsche Pünktlichkeit” (concetto difficile da rendere in italiano, ma che potremmo tradurre come “precisione tedesca”) rappresenta la croce e la delizia di quanti abbiano scambi culturali e commerciali coi Tedeschi.

La quasi assoluta indisponibilità di questi pur importantissimi ed insostituibili partner del nostro Paese ad ogni compromesso, ancorché ragionevole e vantaggioso per entrambe le parti, la loro sordità di fronte alle esigenze altrui, il culto quasi sacrale che nutrono per le “Regole”, anche fossero solo quelle di un condominio bifamiliare, la per noi sconvolgente rigidità burocratica di certe procedure a loro tanto care, ne costituiscono al tempo stesso un punto di forza, sul quale sono riusciti a costruire un sistema, ma anche una debolezza, causa ad esempio della loro difficoltà a cavarsi d’impiccio di fronte agli imprevisti, di qualsiasi natura essi siano.

Gutenberg e l’invenzione della stampa a caratteri mobili

Ma è la stessa “deutsche Pünktlichkeit“ che, per esempio, guidò l’opera del cocciuto signor Johannes Gutenberg, morto il 3 febbraio del 1468, al quale dobbiamo infinita riconoscenza per essere stato l’inventore del rivoluzionario processo di stampa a caratteri mobili.

Nel Quattrocento, secolo di grandi scoperte geografiche e stravolgimenti epocali quali la caduta di Costantinopoli del 1453, questo appartenente al patriziato della città di Magonza, che di cognome in realtà faceva Genfleisch poi cambiato in “zur Laden zum Gutenberg” (cioè “alla corte di Gutenberg”, dall’indirizzo dove la sua famiglia andò ad abitare), mise a punto un’invenzione che in pochi decenni avrebbe consentito ai libri di passare dallo stato di bene esclusivo ed a limitata diffusione a causa dei suoi costi altissimi (perché manoscritto e quindi accessibile soltanto ad una ristretta cerchia di nobili o uomini di chiesa) ad oggetto alla portata quasi di tutti, o almeno di quanti, in tempi d’analfabetismo ancora dilagante, fossero stati capaci di leggere.

La Bibbia a 42 linee di Gutenberg

Il successo fu rapido ed eclatante, tant’è che dalle prime 180 copie della famosa “Bibbia a 42 linee”, finite di stampare nel 1455 dopo tre anni di lavoro, si passò in meno d’un secolo alla tiratura di oltre 200 milioni di volumi su scala europea, quantitativo poi triplicato nei cent’anni successivi.

Ciò accadde anche perché molti artigiani stampatori dalla Germania si trasferirono a Venezia richiamati da un grandissimo e geniale imprenditore che di nome faceva Aldo Manunzio (per intenderci: una sorta di Arnoldo Mondadori o Giulio Einaudi di quei tempi), aprendo bottega attorno a quello che ancora oggi si chiama il “Fondaco dei Tedeschi”.

In pochi decenni la Serenissima diventò così la capitale europea del libro, sopravanzando di molto città ben più grandi come Parigi, Milano e Londra ed in tal modo contribuendo in maniera determinante a porre le pre-condizioni di quella fortunata ed irripetibile combinazione che, unendo la libera e veloce circolazione delle idee conseguente alla diffusione dei libri alla nascita, in un periodo di tempo concentrato ed in un’area geografica ben delimitata, di tanti uomini e donne geniali, fu alla base di quel meraviglioso fenomeno culturale e sociale che chiamiamo il Rinascimento Italiano.

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La stamperia di Gutenberg

Certamente Herr Gutenberg nel far di conto non dovette essere un fenomeno, come non lo furono prima e dopo di lui tanti altri inventori, perché i costi esorbitanti di quelle prime tirature causarono in pochi anni il fallimento della sua stamperia, tanto che il tribunale lo condannò a rifondere al suo socio in affari Johannes Fust i 1600 fiorini che costui gli aveva prestato per l’avvio dell’attività.

Gutenberg e l’invenzione della stampa a caratteri mobili

Eppure il procedimento era valido e si basava su tre elementi base: l’uso d’uno stampo di base sul quale i tipografi inserivano una serie di matrici punzonate, ognuna delle quali con le lettere richieste dal testo da stampare; l’impiego d’una pressa sul tipo di quelle usate nella produzione del vino ed infine l’utilizzo di un nuovo inchiostro di stampa a base d’olio e non più d’acqua.

L’abilità artigiana e lo spirito d’iniziativa del signor Gutenberg dunque, uniti all’assoluta validità di fondo del suo progetto, fecero poi il resto pur con tutti i limiti di quell’uomo così “imbranato” nel far quadrare i conti della sua società.