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Horatio Nelson e la battaglia di Trafalgar

L’ammiraglio inglese Horatio Nelson perse la vita ma vinse la battaglia di Trafalgar grazie ad una tattica inconsueta: “pell-mell”

Horatio Nelson e la battaglia di Trafalgar

“England expects that every man will do his duty”, ovvero “L’Inghilterra si aspetta che ognuno faccia il suo dovere”. All’alba del 21 ottobre del 1805, quando all’orizzonte, nei pressi del Capo di Trafalgar, già s’intravedeva la flotta alleata franco-spagnola, questa fu l’esortazione che l’ammiraglio Horatio Nelson indirizzò ai suoi uomini.

A bordo della “HMS Victory” e con la sua flotta composta da 27 navi, Nelson veleggiava da giorni al largo delle coste meridionali della Spagna, avendo ricevuto l’ordine di bloccare il porto di Cadice. Proprio il giorno prima l’ammiraglio francese Villeneuve, a sua volta, aveva invece ricevuto l’ordine perentorio dell’Imperatore Napoleone Bonaparte, in quei giorni impegnato con la “Grande Armée” sul fronte danubiano, di forzare il blocco e puntare su Napoli con i 33 vascelli a sua disposizione, così facendo inconsapevolmente il gioco di Nelson.

Quest’ultimo, approfittando dell’occasione fornitagli poche settimane prima dalla cena con cui aveva festeggiato il suo 47° compleanno, diede ulteriore prova di possedere quello che in seguito sarebbe diventato famoso come “il tocco di Nelson”, cioè un comando vincente guidato da pura intuizione.

La tattica di Horatio Nelson: pell mell

Ai suoi ufficiali infatti aveva illustrato il suo piano, consistente nello scatenare contro i nemici un combattimento “pell-mell”, cioè “alla rinfusa, caotico”, nel quale la superiore artiglieria e lo spirito offensivo britannico avrebbero avuto la meglio sugli avversari.

Le tradizionali tattiche belliche dell’età della vela prevedevano che le due flotte combattessero allineate l’una sull’altra, per scambiarsi bordate e tentativi d’arrembaggio.

Horatio Nelson e la battaglia di Trafalgar

Nelson tuttavia, proprio per scombinare tali abitudini e così cogliere alla sprovvista i Franco-Spagnoli, ebbe l’idea per l’appunto di attaccare alla “pell-mell”, alla “o la va, o la spacca”, con una speciale formazione ad angolo retto rispetto al nemico, che ne avrebbe tagliato la linea (che nel caso di specie si dipanava per circa sei chilometri), concentrando poi tutto il fuoco dei cannoni su un punto specifico.

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Così, in quella mattinata di cruciale importanza, egli divise le sue navi in due squadre, di cui la prima al suo comando e la seconda agli ordini di Collingwood, lanciandole a tutta velocità lungo una linea di collisione con la flotta avversaria che avrebbe colpito con un angolo di 90° proprio nel punto di giunzione fra i vascelli francesi, che aprivano il convoglio, e quelli spagnoli che lo chiudevano.

Dopo aver sopportato durante l’avvicinamento per circa 40 minuti le bordate nemiche, la “Victory” riuscì a prendere d’infilata l’ammiraglia francese, la “Bucentaure”, sulla quale seminò panico e morte a suon di cannonate.

Nel corso di questa temeraria manovra Nelson fu colpito fra la spalla ed il petto dalla fucilata sparata da un cecchino avversario e per lui fu subito chiaro che la fine era vicina. Portato di peso ed in tutta fretta sottocoperta, quando per rincuorarlo gli fu detto che già 15 navi avversarie erano state prese, ebbe ancora lo spirito per rispondere: “Ottimo! Ma avevo scommesso che ne avremmo prese 20!”.

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La morte di Horatio Nelson e la vittoria degli inglesi

Subito dopo spirò fra le braccia del suo secondo, sussurrando: “Ora sono soddisfatto. Grazie a Dio, ho compiuto il mio dovere!”. Ed aveva ragione, perché alla fine della giornata la flotta nemica fu sbaragliata e perse in tutto 22 vascelli, dovendo anche contare ben 4398 morti, contro i “soli” 449 di parte inglese, Nelson compreso.

Il suo sacrificio, onorato in patria con una grandiosa cerimonia funebre della Cattedrale londinese di St. Paul e celebrato con l’erezione un po’ in tutto il Paese di colonne e monumenti a lui dedicati, non soltanto costrinse Napoleone ad abbandonare per sempre il sogno di invadere la Gran Bretagna, ma fece di quest’ultima la più grande potenza navale mondiale per almeno i cento anni a venire.