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Il Cardinale John Henry Newman: breve biografia del Santo inglese

Il Cardinale John Henry Newman: breve biografia del Santo inglese

Elevato a Beato da papa Benedetto XVI,  proclamato Santo il 13 ottobre 2019 dall’attuale pontefice Papa Francesco, il Cardinale John Henry Newman è una figura importante della non lontana storia della Chiesa.

La breve biografia del Santo inglese, relativa più che altro alle sue tesi di pensiero, è un interessante momento di riflessione su un uomo che ha avuto un percorso interiore travagliato che, tuttavia, ha lasciato il segno in molti cattolici.

Non a caso, il Cardinale John Henry Newman, ha avuto come promotori della sua santificazione, due importanti Pontefici, scevri da tesi materialistiche e attenti agli aspetti spirituali della Chiesa.

La breve biografia del Cardinale John Henry Newman, nel suo merito filosofico, appartiene a tutti gli uomini e non solo ai credenti. Anche il laico può trarre interessanti spunti di pensiero.

Indice

La canonizzazione del Cardinale John Henry Newman

Il verbo “canonizzare” deriva dal vocabolo greco “kanòn”, che definiva un’asta diritta, cioè uno strumento usato da carpentieri e muratori per verificare che i loro lavori fossero, per l’appunto, diritti. Da qui il significato traslato di “prendere a misura”, prima, e poi di adottare come “norma”. “Canonizzando” determinate persone (i Santi), la Chiesa le propone dunque ai fedeli come “norme” o “modelli” della vita cristiana.

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Lo scorso 13 ottobre in Piazza San Pietro, a Roma, Papa Francesco ha effettuato una canonizzazione per molti versi storica, dichiarando santo il primo inglese (con la sola eccezione dei martiri del XVI secolo come Thomas Moore e John Fisher) da 500 anni a questa parte: il Cardinale John Henry Newman (1801 – 1890).

Il pensatore invisibile del Concilio Vaticano II

Purtroppo poco conosciuto in Italia, secondo il filosofo Jean Guitton egli fu “il pensatore invisibile del Concilio Vaticano II”. La sua influenza infatti si fece sentire in quella sede grazie a teologi come Henri de Lubac, Yves Congar o il giovane Joseph Ratzinger, cioè il futuro Benedetto XVI che non per nulla nel 2010, durante il suo viaggio apostolico in Inghilterra, si recò appositamente a Birmingham per raccogliersi in preghiera sulla tomba di Newman.

L’ordinazione a presbitero anglicano di Newman

Primo dei sei figli di un banchiere, John Henry fu ordinato presbitero della Chiesa Anglicana nel 1825 e divenne presto il capofila di un più vasto Movimento riformatore detto “di Oxford” che diffondeva trattatelli in forma di pamphlet contro la secolarizzazione della Chiesa e la diffusione del liberalismo utilitarista che, nella prima metà dell’Ottocento, iniziava a permeare la società inglese, in particolare dopo il varo del “Reform Act” del 1832.

Il libero pensiero di John Henry Newman

A Newman semplicemente ripugnava il carattere arido del liberalismo, che postulava la supremazia del gelido utilitarismo teorizzato in particolare da Jeremy Benthan , per il quale Dio stesso diventava superfluo o insignificante, bastando secondo lui le capacità di miglioramento dell’uomo e la sua innata bontà a regolare le cose del mondo.

A ciò Newman contrapponeva invece il primato della coscienza, intesa come superamento della soggettività ed apertura o, meglio ancora, assenso alla verità posta da Dio nel cuore dell’uomo. Più in particolare, nella sua principale opera filosofica intitolata “Grammatica dell’Assenso”, Newman scriveva frasi di grande attualità. Quando gli uomini si appellano alla coscienza, infatti, “troppo spesso intendono il diritto di pensare, parlare ed agire secondo il proprio giudizio ed umore.

Ma oggi il diritto e la libertà di coscienza consistono invero nello sbarazzarsi della coscienza. Essa infatti è una consigliera severa, che in questo secolo è stata rimpiazzata da una contraffazione: il diritto ad agire a piacimento”. Se questo concetto era valido per il XIX secolo, lo è a maggior ragione per il XXI, dove sempre più si tende a far coincidere i dettami della coscienza con la moda del momento, a scambiare quello che fa comodo a noi con quanto invece torna utile a tutti, ad anteporre l’”ego” al “nos” oppure ancora il “noi” agli “altri”, col risultato finale di rinchiuderci in una sorta di bolla separata da tutto e da tutti, isolandoci non solo dal resto del mondo, ma persino da chi ci sta a fianco.

La conversione al cattolicesimo di John Henry Newman

Affascinato dai Padri della Chiesa, Newman studiò a fondo i loro scritti, ed in particolare quelli di Sant’Agostino, e finì col convincersi che la Chiesa Cattolica romana era la vera ed unica depositaria della continuità apostolica. Da qui la sua conversione al Cattolicesimo, avvenuta nel 1845 dopo un lungo cammino spirituale, al costo ovviamente di enormi sacrifici personali e professionali in un’Inghilterra ancora largamente ostile al “papismo”.

Ammiratore e devoto di San Filippo Neri, nel 1848 istituì il primo Oratorio in terra inglese, cui seguì la fondazione dell’Università Cattolica di Dublino di cui fu anche il primo rettore. Papa Leone XIII lo nominò cardinale nel 1879, così convalidandone l’opera ed il pensiero. Intellettuale, teologo, filosofo, storico e grande predicatore, Newman fu uno dei protagonisti della cultura del XIX secolo, ma il suo messaggio appare ancora di estrema attualità, tanto che Paolo VI lo definì “il più significativo che il pensiero umano abbia prodotto nell’età moderna”.

Egli infatti si rivolge alle coscienze di tutti affinché, davanti allo squallido spettacolo generato dalla decadenza spirituale, civile e morale cui assistiamo tutti i giorni, si risponda non con indifferenza o rassegnazione, ma piuttosto con la crescita ed il riscatto, in sintonia col suo motto “la Santità piuttosto che la pace”.