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Il Concilio di Costanza e la fine del grande Scisma d’Occidente

L’11 novembre del 1417, rinchiusi da quattro giorni nello scomodo “Kaufhaus am Hafen” (“Magazzino sul porto”) della cittadina imperiale di Costanza, affacciata sul lago omonimo, 53 uomini cercavano di difendersi dal freddo già pungente di quella giornata autunnale e di far fronte ai disagi della loro sistemazione.

Trovare un alloggio decente anche al di fuori di quelle mura, invero, era un’impresa ardua perché, da quando tre anni prima a Costanza, dove solitamente risiedevano circa 7000 abitanti, si era aperto il Concilio Ecumenico che, nelle intenzioni di Sigismondo (Sacro Romano Imperatore Germanico e Re di Germania) che lo aveva fortemente voluto, avrebbe finalmente dovuto porre fine al devastante Scisma che da oltre 30 anni dilaniava la Cristianità, le poche camere disponibili erano state prese d’assalto ed i prezzi dei viveri erano schizzati alle stelle.

Infatti, fra partecipanti all’evento, personale di servizio, famigliari e sfaccendati vari in cerca di qualche tornaconto personale in mezzo a quella massa di gente, la popolazione locale era aumentata di oltre 10 volte, fino a superare le 70.000 unità.

Sotto quel tetto di legno dunque pregavano, discutevano e votavano innanzitutto 23 cardinali di tre provenienze diverse: i “romani”, elevati alla porpora da papa Gregorio XII; gli “avignonesi” ubbidienti a Benedetto XIII ed infine i “pisani”, che avevano tutti ricevuto la berretta cardinalizia da Giovanni XXIII, secondo papa eletto dai porporati rimasti fedeli al fallimentare Concilio di Pisa, che nel 1409 aveva inutilmente cercato di porre fine a quello che sarebbe passato alla storia come il Grande Scisma d’Occidente, non solo non riuscendovi, ma complicando ancora di più la situazione con l’elezione di un terzo pontefice andato ad affiancarsi ai due già esistenti.

I partecipanti al Concilio di Costanza

Questa volta però esistevano tutte le premesse perché a Costanza si giungesse ad una conclusione diversa e positiva. Poco a poco infatti i vari “contendenti” erano stati tutti ridotti all’impotenza o almeno messi in condizione di non nuocere più, anche perché i rispettivi sostenitori erano stufi di dilapidare risorse, energie ed in qualche caso anche vite umane in una diatriba che ormai, da teologica e dottrinaria quale era in origine, era diventata essenzialmente politica.

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Giovanni XXIII, il Papa pisano fugge da Costanza

Il primo costretto a cedere fu Giovanni XXIII, cioè il “papa pisano” (al secolo: l’ischitano Baldassarre Cossa) che dopo aver indetto senza grande trasporto ed anzi presagendo che per lui si sarebbe trasformato in una “trappola per volpi” il Concilio stesso, animato tuttavia dalla genuina intenzione di ricomporre lo Scisma in atto (possibilmente però vedendosi riconosciuto in quella sede come l’unico e vero pontefice), quando capì che per lui le cose si stavano mettendo male, se ne fuggì dalla città “in habitu indecenti” (cioè: vestito da bovaro ed a dorso d’asino) solo per essere poco dopo riacciuffato alla stregua di un comune delinquente, imprigionato, giudicato ed infine deposto dai Padri conciliari riuniti, con bolla del 29 maggio 1415.

Il concilio di Costanza: la fine dello Scisma d’occidente della Chiesa
L’antipapa Giovanni XXIII

Invitato ad ascoltare la sentenza il Cossa, rassegnato, fece buon viso a cattivo gioco, affermando che quella condanna gli risultava sommamente gradita “etiam cum bireti mei depositione” (“anche se comportava la deposizione della tiara”) e di conseguenza l’avrebbe accettata.

L’abdicazione di Gregorio XII

Questa rinuncia forzata indusse a poche settimana di distanza il quasi nonagenario “papa romano” Gregorio XII (il veneziano Angelo Correr) ad inviare presso il Concilio il suo plenipotenziario Carlo Malatesta il quale, davanti ai Padri riuniti, avrebbe letto il suo solenne atto d’abdicazione, dettato “dal sincero desiderio di procurare la pace della Chiesa”.

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Papa Gregorio XII

Quel vegliardo in tal modo “maculam eluit”, lavò cioè la macchia non solo dello Scisma, ma anche della sua personale ostinazione, che aveva fatto perdere tanti anni preziosi al fronte unitario.

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Benedetto XIII decade: è la fine dello scisma d’occidente

Restava ora soltanto da regolare i conti col “papa avignonese”, lo spagnolo Pedro de Luna, che insisteva a farsi chiamare Benedetto XIII nonostante ormai si fosse autorecluso nella fortezza di Peniscola (nei pressi di Valencia) e fosse ormai rimasto senza fedeli.

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L’antipapa Benedetto III

Dopo tanto lunghi, quanto infruttuosi colloqui fra i suoi delegati e l’imperatore Sigismondo, finalmente il 26 luglio del 1417 il Concilio pubblicò la sentenza che stabiliva che Pedro de Luna si dovesse ritenere decaduto da ogni dignità e diritto in quanto “spergiuro, eretico e scismatico”.

Il conclave e l’elezione del nuovo Papa Martino V

Ecco dunque spalancata la strada all’elezione del nuovo Papa unitario, alla quale concorsero non solo i suddetti 23 cardinali ma (fatto unico nella storia della Chiesa) anche 30 rappresentanti eletti in ragione di 6 per ciascuna delle 5 “Nazioni” intervenute al Concilio: Italia, Francia, Spagna, Germania ed Inghilterra.

Sebbene dopo quattro giorni di votazioni il necessario quorum di due terzi non fosse stato ancora raggiunto, l’11 novembre del 1417 al romano Oddone Colonna mancavano soltanto un paio di voti per guadagnarsi la tiara.

Uomo pacato, dotto, accomodante e buon oratore, in suo favore giocava anche il desiderio dei più di “vedere il Papato risalire alle sue origini, alla tomba di Pietro”, come ebbe a dire un porporato del tempo.

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Papa Martino V, il pontefice eletto dopo il Concilio di Costanza

Quando allora una processione propiziatoria passò sotto alla finestre del “Kaufhaus am Hafen” e gli uomini ivi rinchiusi udirono i “pueri cantores” intonare il “Veni Creator”, nella commozione generale si trovò la maggioranza necessaria per l’elezione proprio del Colonna che, in ossequio al Santo del giorno, assunse il nome di Martino V.

Così, appena prima che la processione entrasse in Duomo, un grido di gioia scosse la città: per la prima volta dopo quasi 40 anni di dispute e meschine ripicche, tutti potevano finalmente dire “Habemus Papam!”.

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Bibliografia: “Giovanni XXIII, l’antipapa che salvò la Chiesa”, di Mario Prignano, ed. Morcellana (fresco di stampa) e “gli Antipapi” di Antonio Galli, ed. Sugarco.