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Il conte Baldassare Castiglione: breve biografia

Il conte Baldassare Castiglione: breve biografia

Un uomo elegantemente vestito che, coi suoi occhi verde-azzurri, pare guardarci da vicino, come se fossimo in una pausa di silenzio durante una chiacchierata fra amici: così Raffaello, nel famosissimo ritratto eseguito attorno al 1515, ci presenta l’amico conte Baldassarre Castiglione.

La nascita e i primi anni del Conte Baldassarre Castiglione

Quest’ultimo, nato il 6 dicembre del 1478 a Casatico, nei pressi di Mantova, non era forse un bell’uomo, ma piaceva tanto, perché incarnava l’ideale del gentiluomo. Più del sangue blu che gli scorreva nelle vene infatti, egli si distingueva per educazione, cultura, buone maniere, eleganza dell’eloquio e raffinatezza.

Sapeva cavalcare, tirare con l’arco, suonare il liuto, danzare e persino comporre madrigali romantici. Seppure avviato da giovane alla carriera delle armi per essere assunto al servizio di Ludovico il Moro, dopo la rovinosa caduta in disgrazia del suo protettore si trasferì ad Urbino, alla corte del duca Guidobaldo da Montefeltro, sentendosi più a suo agio in ambienti raffinati che sui campi di battaglia.

Castiglione alla corte dei Gonzaga

La coltissima Elisabetta Gonzaga, che dell’impotente Guidobaldo era la sfortunata consorte, ne fece il suo favorito e lo inserì nel “salotto buono” che nel frattempo si era creata attorno, convocando ad Urbino la migliore “intellighenzia” italiana di quei tempi.

In quella piccola, ma artisticamente e culturalmente all’avanguardia, capitale di un ancor più piccolo Stato si diedero infatti convegno, fra gli altri, il poeta Pietro Bembo, il cardinale e drammaturgo Bibbiena, il cantante Bernardino Accolti e lo scultore Cristoforo Romano.

E ad Urbino il Castiglione rimase quasi ininterrottamente fino al 1516, anche dopo la morte di Guidobaldo. Trentottenne, si risolse a prendere moglie solo perché la madre ve lo costrinse, scegliendo una ragazza mantovana di soli quindici anni che morì però presto di parto dando alla luce una figlia.

Dopo averla pianta, Baldassarre affidò la piccola alla propria madre per riprendere la vita che gli era più congeniale: quella da scapolo, poi mantenuta per il resto dei suoi giorni.

Il suo nuovo signore, il duca Federico Gonzaga, lo nominò ambasciatore a Roma presso la corte del più principesco dei papi, Leone X, che da buon Medici aveva trasferito dalle rive dell’Arno a quelle del Tevere le feste, lo sfarzo ed i lussi cui era abituato, in un turbinio di munificenza, nepotismo e corruzione morale e materiale.

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Ambasciatore a Madrid

In mezzo a questa “Babele” il Castiglione, ricercato e sofisticato com’era, si sentiva però a disagio tanto che quando il nuovo papa Clemente VII, al servizio del quale intanto era passato, lo nominò ambasciatore nella ben più morigerata Madrid dell’Imperatore Carlo V, egli accettò l’incarico di buon grado.

Proprio nella capitale spagnola fu raggiunto dalla notizia del terribile sacco di Roma del 1527, operato dai Lanzichenecchi su “input” dell’Imperatore, e fu per questo accusato di tradimento dal pontefice che lo ritenne responsabile di non avergli voluto o saputo svelare in anticipo i piani che l’Asburgo stava mettendo a punto contro di lui.

Sottoposto ad inchiesta, quando risultò finalmente chiara la sua innocenza, la sua fibra si era comunque tanto indebolita che, dopo pochi mesi, cedette, probabilmente in seguito ad un forte attacco febbrile.

Gli ideali del conte di Castiglione nella sua opera “Cortegiano”

Di lui ci restano gli ideali che nel “Cortegiano”, pubblicato per la prima volta nel 1528 poco prima della sua morte, trovano il perfetto compendio. L’opera è concepita in forma di dialoghi cui prendono parte quattro colti umanisti (che si danno convegno proprio nel Palazzo Ducale di Urbino) e dei quali il Castiglione finge di aver aiuto notizia da amici comuni. I

l tema trattato sono le qualità che dovrebbe avere il perfetto “uomo di Corte” (il “Cortegiano”, per l’appunto) che dev’essere non solo un uomo d’armi, sprezzante del pericolo e magnanimo, ma anche un gentiluomo che non si mescola alla soldataglia, rifuggendo da saccheggi, stupri e devastazioni.

E’ un uomo galante, ma non invadente, che le signore le conquista col suo parlare forbito, con l’eleganza, il ballo, ma anche sfoggiando citazioni greche e latine. Disdegna le donne volgari e scollacciate, corteggiando invece quelle colte e pudiche, senza però mai lanciare occhiate lascive. “Il Cortegiano”, diventato presto un “best-seller” dell’epoca, fu tradotto in varie lingue.

In una società che traboccava di vizi, corruzione e depravazione dei costumi, il Castiglione dettava gli ideali cui ogni gentiluomo o aspirante tale avrebbe dovuto ispirarsi, in base al principio che una buona Corte faceva un buon Signore, il quale a sua volta faceva un buono Stato. Il passaggio dalla teoria alla pratica, però, era un’altra cosa.