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Il lago d’Aral: il disastro ambientale già avvenuto

Il lago d’Aral: il disastro ambientale già avvenuto

L’ambiente è la sua deformazione, a causa dei mutamenti climatici, è sulla bocca e, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Ormai il susseguirsi delle stagioni è scomparso, rimangono l’eccessivo caldo di ciò che era l’estate e la primavera con le gelide temperature dell’inverno e dell’autunno. Naturalmente, le mutazioni climatiche hanno inevitabili ricadute sull’ambiente. La testimonianza più evidente di ciò è il lago d’Aral: il disastro ambientale già avvenuto che deve essere da monito per l’umanità.

Se non si ferma la spirale dei cambiamenti climatici, ciò che è accaduto in quella zona potrebbe avvenire in ogni parte del pianeta. Il lago d’Aral sulla cartina geografia era, un tempo, ben delineato mentre ora per circoscriverlo ci si basa sulle rilevazioni satellitari le quali, purtroppo, danno la misura della sua progressiva scomparsa. Tutto ciò, naturalmente, è colpa sia direttamente della mano dell’uomo che delle mutazioni ambientali che stanno avvenendo nel mondo.

Il lago d’Aral, se si vuole fare un riassunto, è la tangibile testimonianza di ciò che viene teorizzato rispetto la sesta estinzione di massa della storia. Le prime cinque sono già avvenute, la sesta è teorizzata ma, per molti, è già iniziata. A testimonianza di questa tesi c’è il lago d’Aral; una catastrofe ambientale ormai irreversibile.

Il lago d’Aral ieri e oggi

Sulla superfice un tempo ricoperta d’acqua del lago d’Aral un tempo si navigava mentre oggi rimane una distesa desertica dove non di rado ci si imbatte in carcasse arrugginite di natanti. La domanda che sorge è; cosa ci fanno relitti di imbarcazioni nel deserto? Di certo, nessuno ha deliberatamente trasportato i mezzi in disuso in quella landa desertica: semplicemente non sono mai stati rimossi dalle acque che popolavano.

Il lago d’Aral: il disastro ambientale già avvenuto

Le fotografie di quel luogo sono eloquenti. Esse rappresentano quel che è rimasto del lago d’Aral, meglio noto come mare d’Aral. Quest’ultimo appellativo è dovuto alla sua immensità: il lago copriva con le sue acque una superficie di 68mila chilometri quadrati. Per dare un’idea, una superficie simile a quella di Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia messi insieme.

Cosa è accaduto al lago d’Aral

Ciò che è accaduto al lago d’Aral è ben noto: il primo dato è che della sua fertilità è rimasto ben poco, anzi nulla. Secondo i dati ufficiali del 2007 solo il  10% delle sue acque sono sopravvissute al disastro ambientale causato dall’uomo. Esatto, la responsabilità per il prosciugamento quasi totale è da attribuire quasi esclusivamente alle stesse mani dell’uomo. I mutamenti climatici, in parte indotti da ciò che l’uomo ha determinato, hanno fatto il resto.

Le popolazioni che circondano l’Aral hanno infatti preferito alla conservazione di questa fonte unica, gli interessi economici prodotti dalla coltivazione delle piante da cotone. Per irrigare gli estesi campi, tutti i paesi attraversati dai fiumi immissari hanno costruito deviazioni che man mano hanno interrotto completamente il flusso delle acque. Il risultato è che il lago d’Aral è rimasto ormai a secco anche perché, con i sopraggiunti mutamenti climatici, levaporazione ha inferto il colpo fatale.

La cartina geografica del lago d’Aral

Naturalmente, in pochi anni, la cartina geografica del lago d’Aral ha subito dei drastici cambiamenti. Il disastro ambientale è talmente evidente da non richiedere ulteriori spiegazioni.

Il lago d’Aral: il disastro ambientale già avvenuto

Negli anni si sono susseguiti diversi progetti per restituire le acque artificialmente sottratte alla natura, nonostante ciò manca un elemento fondamentale affinché queste idee possano concretizzarsi: la volontà dell’uomo che per interessi economici lascia che le condizioni che si sono create non mutino. Naturalmente, visti il cambiamento del clima con le conseguenti mutazioni ambientali non garantirebbero un ripristino del lago d’Aral allo stato di un tempo.

Ci sarebbe un unico modo per ristabilire un minimo equilibrio in quell’area, ossia la rimozione delle deviazioni costruite in Uzbekistan, Kazakistan, Afghanistan e Turkmenistan – per nominare solo alcune delle nazioni che vedono il passaggio dei fiumi immissari del lago d’Aral. Mettere d’accordo tutti i territori coinvolti risulta praticamente impossibile, sempre che ce ne sia qualcuno realmente interessato all’impresa e sia ancora possibile farlo, considerato che i mutamenti climatici sono ormai sfavorevoli.

Il commento della fotografa Hélène Veilleux

Il lago d’Aral: il disastro ambientale già avvenuto

Hélène Veilleux è una fotografa che, andata su ciò che è rimasto del lago d’Aral, ha lasciato degli scatti impressionanti su ciò che è rimasto su una superficie che un tempo era ricoperta d’acqua.  Le considerazioni della fotografa, oltre ai suoi scatti, sono abbastanza esplicative:

“Ci hanno detto che il mare era andato ben oltre l’orizzonte, lasciando nella sua fuga disperata un terreno e dal sapore di sale e sabbia e gli scheletri di alcune barche che offrono le loro ombre di animali stanchi all’infinito della steppa.

Aral…il suo nome è famoso. L’immenso lago di acqua salata ha lasciato il posto a una pianura marziana cotta dal sole dell’Asia centrale, un mare offerto in nome della Shoah della coltivazione del cotone e della politica delle nazioni bagnate dalle sue acque.

Ci hanno detto che il mare tornerà, e che le sue acque blu saranno meno salate delle lacrime e con più pesci di quelli dei nostri ricordi. Fino ad allora rimaniamo in attesa all’ombra delle barche…”

Secondo molte voci autorevoli, per il lago d’Aral le prospettive per il futuro non ci sono.