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Il massacro di Nanchino: il crimine di guerra giapponese

Il massacro di Nanchino rientra tra le atrocità perpetrato durante la guerra tra Cina e Giappone e, nonostante fu un grave crimine di guerra, l’eccidio è stato quasi dimenticato dalla storia.

Il massacro di Nanchino: il crimine di guerra giapponese

La seconda guerra Cino – Giapponese inizia nel luglio del 1937 a causa delle velleità espansionistiche cinesi. Il conflitto tra le due nazioni si concluse con la fine della seconda guerra mondiale.  Durante tale conflitto avviene il massacro di Nanchino, il crimine di guerra giapponese durato per settimane in cui i soldati nipponici stuprarono e uccisero migliaia di persone. Un vero e proprio eccidio e, se si pensa che intere famiglie furono giustiziate l’episodio di Nanchino si configura come un genocidio.

Come sempre, la guerra produce azioni aberranti che non sempre ricevono il giusto rilievo e la dovuta giustizia. Nel caso del massacro di Nanchino il processo per crimini contro l’umanità istruito dal Tribunale Militare per l’Estremo Oriente condannò a morte due alti ufficiali Giapponesi. I militari membri della famiglia imperiale e gli stessi sovrani, accusati dell’episodio, furono chiamati solo a deporre senza essere giudicati.

Noto anche come lo stupro di Nanchino l’episodio è ancora oggetto di controversie tra Cina e Giappone circa la stima delle vittime. Certamente è stato un episodio deprecabile, fatto di gratuite violente atrocità che meriterebbe più rilievo sugli annali della storia.

Nei testi scolastici nipponici l’eccidio di Nanchino, definito come “incidente” nonostante sia stato un chiaro crimine di guerra, viene riferito in modo impreciso ed edulcorato. Tale circostanza è tuttora causa di polemiche tra Cina e Giappone.

Il massacro di Nanchino: il crimine di guerra giapponese

Come accennato il massacro di Nanchino, conosciuto anche come stupro di Nanchino, in realtà è composto da un insieme di crimini di guerra perpetrati dall’esercito giapponese a Nanchino. L’episodio avviene a ridosso dell’inizio della seconda guerra cino-giapponese.

La città, in quel periodo capitale della Repubblica di Cina, era caduta in mano all’esercito imperiale giapponese il 13 dicembre 1937 e immediatamente iniziarono gli eccidi. La durata del massacro non è precisa ciò che è certo che le violenze continuarono almeno per  sei settimane, fino all’inizio del febbraio 1938.

Durante l’occupazione di Nanchino l’esercito giapponese commise numerose atrocità, come stupri, saccheggi, torture, incendi e l’esecuzione di prigionieri di guerra e civili. Le uccisioni iniziarono con l’intento di eliminare soldati cinesi travestiti da civili ma si ritiene che un gran numero di innocenti siano stati intenzionalmente identificati come combattenti nemici, e giustiziati.

Tra le 300.000 vittime accertate, decine di migliaia furono bambini innocenti, uccisi per divertimento, e gli stupri di donne e gli omicidi divennero in breve la norma.

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Il massacro di Nanchino fu oggetto di un processo per crimini di guerra istruito dal Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente dove i giapponesi tesero a minimizzare la stima delle vittime e le crudeltà avvenute. Di certo, l’episodio non ebbe alcuna valenza né tattica né strategica. Fu un mero atto di crudeltà fine a sé stesso che meriterebbe più rilievo sia per la storia che per la memoria delle vittime.