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Il rogo della bolla Exsurge Domine, la scomunica di Martin Lutero

Il rogo della bolla Exsurge Domine, la scomunica di Martin Lutero

La folla riunitasi nella pubblica piazza di Wittenberg nella fredda mattinata del 10 dicembre del 1520 per una volta assisteva al rogo non dell’eretico di turno o di una povera donna sospettata di essere una strega, ma di un mucchio di libri, fra i quali il codice canonico e le opere di teologia scolastica.

Il falò della bolla Exsurge Domine

Il pezzo forte di quel falò accompagnato da urla d’approvazione e, alla fine, seguito persino da una processione al canto del “Te Deum” era però costituito dalla “Bulla contra errores Martini Lutheri et sequentium”, altresì detta “Exsurge Domine”, il documento cioè con cui il 15 giugno precedente Papa Leone X aveva concesso sessanta giorni all’ormai ex monaco agostiniano Martin Lutero per fare atto di sottomissione e ritrattare la “mortifera infezione” dei suoi quarantuno errori giudicati “eretici o scandalosi o falsi o offensivi” e contenuti nelle famose Novantacinque Tesi da lui pubblicate tre anni prima.

Quel 10 dicembre non era stato scelto a caso perché coincideva con la scadenza dei fatidici sessanta giorni, decorrenti dal giorno della ricezione del documento papale, concessi a Lutero per redimersi. Dopo che per quasi quattro mesi aveva cercato di evitarla come si farebbe con una raccomandata tanto attesa, quanto temuta, il destinatario dell’ammonimento papale l’aveva ricevuto il 10 ottobre.

Quel falò fu voluto da Lutero in persona, come ritorsione nei confronti di analoghi roghi che in certe regioni della Germania (quelle almeno che non si erano ancora apertamente schierate con lui) ed un po’ in tutta Europa si erano susseguiti nei mesi precedenti ai danni dei suoi scritti in esecuzione delle disposizioni contenute nella già citata Bolla papale.

Il contenuto della bolla papale Exsurge Domine

Ma cosa conteneva l'”Exsurge Domine” da meritarsi la definizione che ne diede Lutero di “esecrabile bolla dell’Anticristo, figlia delle tenebre”? In verità l’indolente papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, fedele alla sua nomea di “posa piano” aveva atteso oltre tre anni prima di prendere posizione di fronte a quello che ormai si andava profilando come il più grave pericolo mai visto prima per la millenaria Istituzione costituita dalla Chiesa Romana.

Da un umanista e mecenate come lui, pervaso com’era dal fervore artistico e culturale di quei tempi, ci si sarebbe potuti aspettare una risposta “moderna” di fronte ad una simile sfida, in sintonia col comune sentire dell’epoca.

Peccato però che il linguaggio e le argomentazioni della bolla, frutto del lavoro congiunto di una commissione composta da una quarantina fra cardinali e teologi cui Leone si era limitato ad aggiungere una “praefatio” ed una conclusione, fossero praticamente identici, nella loro solennità biblica, a quelli ormai superati dei secoli precedenti. “Alzati o Signore (“Exsurge Domine”) e giudica la tua causa.

Un cinghiale ha invaso la tua vigna… Alzati, o Pietro, ed occupato della causa della Santa Romana Chiesa…”: pur essendo infatti trascorsi oltre mille anni dalla maledizione del neoplatonico Porfirio, ripudiato come un “cinghiale” devastatore per aver parlato male del Cristianesimo, ecco che la Chiesa riprendeva la stessa allegoria.

Coi suoi nemici non si discute, non si scende a patti: li si condanna ed annienta con ogni mezzo. Così, con riferimento alle proposizioni erronee attribuite a Lutero, non serve perdere tempo a dimostrare perché le si giudichi tali, ma è sufficiente dichiararlo in maniera apodittica.

Sono “pestiferi, scandalosi” etc. etc. perché contrari “al nerbo della disciplina ecclesiastica, cioè all’obbedienza”. E proprio su questo sostantivo poggia il peso di tutta la bolla: chi obbedisce alla Chiesa è di per sé virtuoso…”perché lo sanno tutti”… tanto che persino Agostino aveva dichiarato che non avrebbe creduto al Vangelo, se non fosse intervenuta l’autorità della Chiesa Cattolica.

Certo, l’affermazione di un Padre della Chiesa ha il suo valore, a patto però che non sia estrapolata dal contesto, che nel caso di specie era quello di una disputa contro il manicheismo.

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Il problema di fondo, però, sta nella diversa velocità da un lato dello scorrere del tempo e dell’evolversi del sentire comune, dall’altro della capacità della Chiesa di tenersi al passo: se tutto sommato gli stessi concetti espressi da Gregorio VII nel suo “Dictatus Papae” nel 1075 avevano costretto un Imperatore ad umiliarsi a Canossa, già nel 1302, con la “Unam Sanctam”, erano costati a Bonifacio VIII l’oltraggio di Anagni.

A Leone X invece nel 1520 Lutero, al sicuro grazie alla protezione assicuratagli dai suoi potenti seguaci, rispose con quell’insolente falò, che meno di un mese dopo sarebbe costato a lui la scomunica ed alla Chiesa Romana lo scisma più lacerante della sua storia bimillenaria.