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Infibulazione, cos’è? La mutilazione genitale femminile

infibulazione

Il fenomeno della mutilazione genitale femminile, nonostante sia una pratica ancora molto diffusa, risulta poco noto. L’infibulazione cos’è quindi, e a cosa serve? Purtroppo di questo argomento se ne parla poco e solo quando accade qualche fatto di cronaca riguardante questa disumana pratica.

E’ un fenomeno sommerso per questo poco conosciuto ma purtroppo, le mutilazioni genitali femminili, sono ancora esercitate in molte regioni del mondo. Il termine “infibulazione” deriva dal latino fibula, la spilla usata per tenere fermo il mantello. Purtroppo ad essere tenuti fermi non sono due lembi di tessuto ma si tratta della cucitura dei genitali, più precisamente della vulva, infatti è praticata esclusivamente sulle donne, da bambine. Ecco in breve cos’è l’infibulazione.

Praticata in 40 paesi del mondo non riguarda solo poche donne che vivono in sperduti villaggi, ma, nel XXI secolo, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riporta che sono più di cento milioni di donne a subirla. Anche quelle che abitano in grandi metropoli. E ogni anno si registrano due milioni di casi in più.

Cos’è l’infibulazione

L’infibulazione cos’è di preciso? In sostanza, questa crudele pratica prevede che la vagina della bambina venga cucita circa a metà delle grandi labbra, lasciando solo un piccolo foro per l’urina e uno per il flusso mestruale. Prima del matrimonio la cicatrice sarà tagliata, per permettere il rapporto sessuale e il parto, ma dopo ogni gravidanza viene eseguita una nuova infibulazione.

A seconda delle tradizioni, può essere asportata anche il clitoride, le piccole labbra e parte delle grandi. L’infibulazione in passato (ma ancor oggi nelle zone meno civilizzate) era praticata senza anestesia e la bimba veniva immobilizzata e tenuta con le gambine aperte.

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Gli “attrezzi” che si usavano erano: coltelli, pezzi di vetro o lamette per tagliare, spine di acacia per suturare e cannucce di bambù per formare le aperture. I canti coprivano le urla e dopo la sutura, le gambe venivano legate fino a quando la ferita non si richiudeva.

La pratica, già di per se invasiva, e la mancanza di igiene trasformava il periodo che ne seguiva in un crescendo di atroci sofferenze. Il dolore delle donne che hanno subito e subiranno questa violenza è stato e sarà il compagno della loro vita. Le normali funzioni del corpo diventeranno molto difficili e le infezioni si susseguiranno continue, la maternità si trasformerà in un’esperienza molto difficile. Ecco in parole crude cos’è l’infibulazione.

Dove si pratica l’infibulazione

Essa viene praticata prevalentemente su bambine e adolescenti, in un’età che va dai  3 mesi ai 15 anni. Ha origini molto antiche, infatti è nata circa 4.000 anni fa nei paesi del Medio Oriente e del nord Africa, viene ancor oggi eseguita prevalentemente nei paesi musulmani (non in tutti).

Molto diffusa nelle zone dell’Africa sub-sahariana, in quasi tutta l’Africa occidentale, nella parte meridionale della penisola araba e in alcune aree della sud-est asiatico e dell’America del Sud.

Le donne che appartengono a queste culture di solito non rifiutano l’infibulazione, anzi sono complici nel trasmetterla alle figlie. La mutilazione genitale viene eseguita dalle stesse donne su altre donne.

L’infibulazione cos’è quindi una usanza? Una pratica tribale? Un retaggio culturale – religioso? Di qualsiasi cosa si tratti nel XXI secolo si dovrebbe considerare solo una grave violazione dei diritti umani, quindi da condannare e da reprimere con ogni mezzo civile e intellettuale.

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