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John Christie: il serial killer inglese che uccise anche la moglie

John Christie: il serial killer inglese che uccise anche la moglie Non ci sono dubbi che John Reginald Christie possa entrare di diritto nella lista dei serial killer più famosi della storia. Egli uccise almeno otto donne, tra le quali anche la moglie e una bambina. Amava strangolare coloro che uccideva dopo averle stordite e mentre le violentava. La caratteristica aberrante di John Christie, il serial killer inglese che uccise anche la moglie, è che nel suo modus operandi commetteva atti di necrofilia. Di fatto violentava mentre uccideva la malcapitata di turno, arrivando ad avere un rapporto sessuale post mortem. Tutte donne uccise con l’inganno e in modo malvagio. Le uccisioni accertate di John Christie sono otto tra le quali, come accennato, anche la consorte. I crimini commessi da questo omicida seriale si compirono nell’arco di dieci anni e lo portarono alla condanna a morte, eseguita nel 1953. John Reginald Halliday Christie: i primi anni di vita fino al matrimonio John Reginald Christie nacque nello Yorkshire, in Inghilterra nel 1898, in una famiglia in gran parte dominata dal padre severo, dalla madre e dalle sorelle iperprotettive. Ebbe un’infanzia difficile, condizionata dalle punizioni inflittogli dal padre e da un rapporto insano con le sorelle. Divenne un ipocondriaco, sessualmente impotente e disfunzionale, ossessionato dal controllo, con un'innata antipatia verso le donne. Lasciò scuola a 15 anni e durante la prima guerra mondiale fu arruolato come segnalatore. Venne ferito dai gas e, a causa di tale circostanza, sostenne di essere rimasto accecato temporaneamente e sofferente di mutismo isterico. Molti sostennero che la sua perdita della parola, che durò circa tre anni, fosse semplicemente un mezzo per attirare l'attenzione. Inoltre, a causa delle sue disfunzioni sessuali e problemi di controllo, John Christie inizio ad avere difficoltà nei rapporti sessuali. Cominciò quindi a frequentare prostitute fin dall'età di 19 anni. Si sposo nel 1920 con Ethel Simpson Waddington, nonostante le difficoltà di relazioni; tanto che le sue visite alle prostitute continuavano regolarmente anche durante il matrimonio. I primi reati di John Christie John Christie divenne un postino ma il 12 aprile 1921 fu condannato a tre mesi per aver rubato vaglia postali. Due anni dopo fu messo in libertà vigilata per una tentata truffa e per comportamento violento nei confronti di una donna. In quel periodo lasciò anche la moglie Ethel e si trasferì a Londra. Nel maggio 1929, andò in carcere per aver aggredito una prostituta con la quale in quel momento conviveva. Per tale reato venne condannato a sei mesi di lavori forzati. Nel 1933 venne nuovamente imprigionato per pochi mesi in seguito ad un furto di auto. In tutti questi anni non cessò mai di frequentare le prostitute per alleviare i suoi violenti impulsi sessuali. Nel 1938 John Christie si riconciliò con la moglie Ethel ed insieme si trasferirono al 10 di Rillington Place. Gli omicidi di John Christie La prima vittima conosciuta di Christie fu uccisa nel 1943. Ruth Fuerst era una ragazza austriaca di 21 anni che aveva una relazione con Christie quando la strangolò impulsivamente durante il sesso. La seppellì nottetempo nel giardino comune di Rillington Place. Eccitato dal brivido di potere supremo che la morte della sua prima vittima gli aveva procurato iniziò a pianificare il suo prossimo omicidio. Prese di mira la sua vicina di casa Muriel Eady, 32 anni. L'8 novembre 1944 la invitò, sostenendo di essere in grado di curare un disturbo toracico ricorrente con uno speciale inalatore che in realtà conteneva monossido di carbonio. Una volta resa incosciente la strangolò mentre la violentava è continuò nonostante fosse morta. Anche lei si unì a Ruth Fuerst nel giardino sul retro di casa. Nel 1948 un certo Timothy Evans e sua moglie Beryl si trasferirono a Rillington Place, quindi divennero vicini di casa di John Christie. Beryl diede alla luce una bambina a cui diede il nome di Geraldine. Timothy Evans aveva un QI di 70 ed era un uomo impressionabile con un carattere violento. Le sue difficoltà di apprendimento gli rendevano difficile mantenere un lavoro stabile. Un anno dopo la nascita di Geraldine Beryl si ritrovò incinta di nuovo, e Timothy Evans temette che non sarebbe stato in grado di mantenere un altro bambino. A quel punto Christie affermò di avere una certa conoscenza dell'aborto, illegale nel Regno Unito a quel tempo, e si offri di assistere la coppia a interrompere la gravidanza. Beryl divenne la terza vittima di Christie, resa inabile, strangolata e violata secondo il suo modus operandi. Morì l'8 novembre 1948 a seguito del suo intervento. John Christie convinse Evans che la morte della moglie era stata provocata da setticemia e dai vari altri rimedi abortivi che aveva provato fino a quel momento, lo persuase quindi a non andare alla polizia. La madre di Evans, perplessa per la misteriosa scomparsa di Beryl e della bambina, affrontò Evans e, il 30 novembre, non potendo più mantenere la farsa, andò dalla polizia. Una perquisizione del civico 10 di Rillington Place rivelò i cadaveri della moglie e della figlia di Evans nel lavatoio esterno. L'autopsia rivelò che entrambe le vittime erano state strangolate e che Beryl Evans era stata picchiata prima della morte. In principio, Evans dichiarò che Christie aveva accidentalmente ucciso sua moglie in un tentativo di aborto andato male, ma successivamente si auto incolpò dell'omicidio. Venne condannato a morte e giustiziato il 9 marzo del 1950 anche se, secondo alcune cronache, la confessione dell’uomo fu estorta dalla polizia. John Christie: l’uccisione della moglie Il 12 dicembre 1952 Ethel Christie scomparve misteriosamente e John Christie dichiarò ai vicini che la moglie era tornata a Sheffield. Contemporaneamente ai parenti di Ethel diceva che era troppo malata per comunicare con loro. In realtà aveva strangolato la sua consorte e messo il suo corpo sotto le assi del pavimento del salotto. Christie iniziò anche a trattare la casa con forti disinfettanti, soprattutto quando i vicini rilevarono i sempre più cattivi odori che provenivano dalla casa di Christie. Le altre vittime di John Christie La vittima successiva di Christie fu Rita Nelson, 25 anni, una prostituta incinta che fu persuasa da Christie che poteva essere da lui aiutata ad abortire. Il 19 gennaio 1953 subì la stessa sorte di Beryl Evans. Il suo corpo fu posto in uno spazio dietro un armadio in cucina. Kathleen Maloney, 26 anni, un'altra prostituta, fu gasata, strangolata e violentata nel febbraio 1953. Si unì a Rita Nelson dietro l'armadio della cucina di John Cristie. L'ultima vittima di Christie fu la 26enne Hectorina McLennan, Anche lei fu gasata, strangolata, violentata e poi posta dietro l’armadio della cucina. A quel punto John Christie poté fare ben poco per coprire l'odore sempre più cattivo proveniente dai tre corpi in decomposizione. Per questo motivo il 20 marzo del 1953 lasciò l’appartamento di Rillington Place al numero 10. La scoperta degli omicidi di John Christie Con l'appartamento ormai vuoto, il padrone di casa autorizzò un altro inquilino, tale Beresford Brown, ad utilizzare la cucina di Christie. Fu proprio lui che il 24 marzo fece la macabra scoperta dei cadaveri delle vittime e chiamò immediatamente la polizia. Gli investigatori fecero quindi una ricerca approfondita trovando non solo i tre cadaveri dell'armadio della cucina, ma anche il corpo di Ethel sotto le assi del pavimento del salotto e altri due corpi nel giardino. L’arresto e la condanna di John Christie John Christie, lasciato l’appartamento di Rillington Place 10, era andato in un ospizio per poveri lasciando il suo vero nome. Alla notizia del ritrovamento dei corpi delle sue vittime si eclissò. Fu arrestato il 31 marzo del 1953 da un poliziotto che, per puro caso, su un ponte londinese, gli chiese i documenti senza ricevere risposta. L’omicida seriale confessò gli omicidi di tutti i cadaveri rinvenuti nella sua casa di Rillington Place 10, ad eccezione di quello di Geraldine, la bambina figlia del suo vicino di appartamento. Si addossò, quindi, anche l’uccisione di Beryl Evans per la quale era stato giustiziato il marito Timothy Evans. Negli anni successivi almeno due diverse inchieste furono avviate per determinare l’autore dell’omicidio di Beryl Evans e della figlia Geraldine. Nel 1965 si giunse alla conclusione che Evans aveva strangolato sua moglie ma non sua figlia. Gli fu concessa la grazia postuma poiché era stato processato e impiccato per aver ucciso sua figlia, e non sua moglie. Per quanto riguarda John Christie ebbe un processo nel quale la giuria, dopo essersi riunita solo per un'ora e 20 minuti, emise un verdetto di colpevolezza. Christie fu condannato a morte e impiccato, poco più di due settimane dopo, nella prigione di Pentonville a Londra, il 15 luglio 1953.

Non ci sono dubbi che John Christie possa entrare di diritto nella lista dei serial killer più famosi della storia. Egli uccise almeno otto donne, tra le quali anche la moglie e una bambina. Amava strangolare coloro che uccideva dopo averle stordite e mentre le violentava.

La caratteristica aberrante di John Christie, il serial killer inglese che uccise anche la moglie, è che nel suo modus operandi commetteva atti di necrofilia. Di fatto violentava mentre uccideva la malcapitata di turno, arrivando ad avere un rapporto sessuale post mortem. Tutte donne uccise con l’inganno e in modo malvagio.

Le uccisioni accertate di John Christie furono otto tra le quali, come accennato, anche la consorte. I crimini commessi da questo omicida seriale si compirono nell’arco di dieci anni e lo portarono alla condanna a morte, eseguita nel 1953.

John Christie: i primi anni di vita fino al matrimonio

John Christie nacque nello Yorkshire, in Inghilterra nel 1898, in una famiglia in gran parte dominata dal padre severo, dalla madre e dalle sorelle iperprotettive. Ebbe un’infanzia difficile, condizionata dalle punizioni inflittogli dal padre e da un rapporto insano con le sorelle. Divenne un ipocondriaco, sessualmente impotente e disfunzionale, ossessionato dal controllo, con un’innata antipatia verso le donne.

Lasciò scuola a 15 anni e durante la prima guerra mondiale fu arruolato come segnalatore. Venne ferito dai gas e, a causa di tale circostanza, sostenne di essere rimasto accecato temporaneamente e sofferente di mutismo isterico.

Molti sostennero che la sua perdita della parola, che durò circa tre anni, fosse semplicemente un mezzo per attirare l’attenzione. Inoltre, a causa delle sue disfunzioni sessuali e problemi di controllo, John Christie  inizio ad avere difficoltà nei rapporti sessuali. Cominciò quindi a frequentare prostitute fin dall’età di 19 anni.

Si sposo nel 1920 con Ethel Simpson Waddington, nonostante le difficoltà di relazioni; tanto che le sue visite alle prostitute continuavano regolarmente anche durante il matrimonio.

I primi reati di John Christie

John Christie divenne un postino ma il 12 aprile 1921 fu condannato a tre mesi per aver rubato vaglia postali. Due anni dopo fu messo in libertà vigilata per una tentata truffa e per comportamento violento nei confronti di una donna. In quel periodo lasciò anche la moglie Ethel e si trasferì a Londra.

Nel maggio 1929, andò in carcere per aver aggredito una prostituta con la quale in quel momento conviveva.  Per tale reato venne condannato a sei mesi di lavori forzati. Nel 1933 venne nuovamente imprigionato per pochi mesi in seguito ad un furto di auto. In tutti questi anni non cessò mai di frequentare le prostitute per alleviare i suoi  violenti impulsi sessuali. Nel 1938 John Christie si riconciliò con la moglie Ethel ed insieme si trasferirono al 10 di Rillington Place.

Gli omicidi di John Christie

La prima vittima conosciuta di Christie fu uccisa nel 1943. Ruth Fuerst era una ragazza austriaca di 21 anni che aveva una relazione con Christie quando la strangolò impulsivamente durante il sesso. La seppellì nottetempo nel giardino comune di Rillington Place.

Eccitato dal brivido di potere supremo che la morte della sua prima vittima gli aveva procurato iniziò a pianificare il suo prossimo omicidio. Prese di mira la sua vicina di casa Muriel Eady, 32 anni.

L’8 novembre 1944 la invitò, sostenendo di essere in grado di curare un disturbo toracico ricorrente con uno speciale inalatore che in realtà conteneva monossido di carbonio. Una volta resa incosciente la strangolò mentre la violentava è continuò nonostante fosse morta. Anche lei si unì a Ruth Fuerst nel giardino sul retro di casa.

Nel 1948 un certo Timothy Evans e sua moglie Beryl si trasferirono a Rillington Place, quindi divennero vicini di casa di John Christie. Beryl diede alla luce una bambina a cui diede il nome di Geraldine.

Timothy Evans aveva un QI di 70 ed era un uomo impressionabile con un carattere violento. Le sue difficoltà di apprendimento gli rendevano difficile mantenere un lavoro stabile. Un anno dopo la nascita di Geraldine Beryl si ritrovò incinta di nuovo, e Timothy Evans temette che non sarebbe stato in grado di mantenere un altro bambino.

A quel punto Christie affermò di avere una certa conoscenza dell’aborto, illegale nel Regno Unito a quel tempo, e si offri di assistere la coppia a interrompere la gravidanza. Beryl divenne la terza vittima di Christie, resa inabile, strangolata e violata secondo il suo modus operandi. Morì l’8 novembre 1948 a seguito del suo intervento.

John Christie convinse Evans che la morte della moglie era stata provocata da setticemia e dai vari altri rimedi abortivi che aveva provato fino a quel momento, lo persuase quindi a non andare alla polizia.  La madre di Evans, perplessa per la misteriosa scomparsa di Beryl e della bambina, affrontò Evans e, il 30 novembre, non potendo più mantenere la farsa, andò dalla polizia.

Una perquisizione del civico 10 di Rillington Place rivelò i cadaveri della moglie e della figlia di Evans nel lavatoio esterno. L’autopsia rivelò che entrambe le vittime erano state strangolate e che Beryl Evans era stata picchiata prima della morte.

In principio, Evans dichiarò che Christie aveva accidentalmente ucciso sua moglie in un tentativo di aborto andato male, ma successivamente si auto incolpò dell’omicidio. Venne condannato a morte e giustiziato il 9 marzo del 1950 anche se, secondo alcune cronache, la confessione dell’uomo fu estorta dalla polizia.

John Christie: l’uccisione della moglie

Il 12 dicembre 1952 Ethel Christie scomparve misteriosamente e John Christie dichiarò ai vicini che la moglie era tornata a Sheffield. Contemporaneamente ai parenti di Ethel diceva che era troppo malata per comunicare con loro.

In realtà aveva strangolato la sua consorte e messo il suo corpo sotto le assi del pavimento del salotto. Christie iniziò anche a trattare la casa con forti disinfettanti, soprattutto quando i vicini rilevarono i sempre più cattivi odori che provenivano dalla casa di Christie.

Le altre vittime di John Christie

La vittima successiva di Christie fu Rita Nelson, 25 anni, una prostituta incinta che fu persuasa da Christie che poteva essere da lui aiutata ad abortire. Il 19 gennaio 1953 subì la stessa sorte di Beryl Evans. Il suo corpo fu posto in uno spazio dietro un armadio in cucina.

Kathleen Maloney, 26 anni, un’altra prostituta, fu gasata, strangolata e violentata nel febbraio 1953. Si unì a Rita Nelson dietro l’armadio della cucina di John Cristie.

L’ultima vittima di Christie fu la 26enne Hectorina McLennan, Anche lei fu gasata, strangolata, violentata e poi posta dietro l’armadio della cucina. A quel punto John Christie poté fare ben poco per coprire l’odore sempre più cattivo proveniente dai tre corpi in decomposizione. Per questo motivo il 20 marzo del 1953 lasciò l’appartamento di Rillington Place al numero 10.

La scoperta degli omicidi di John Christie

Con l’appartamento ormai vuoto, il padrone di casa autorizzò un altro inquilino, tale Beresford Brown, ad utilizzare la cucina di Christie. Fu proprio lui che il 24 marzo fece la macabra scoperta dei cadaveri delle vittime e chiamò immediatamente la polizia.

Gli investigatori fecero quindi una ricerca approfondita trovando non solo i tre cadaveri dell’armadio della cucina, ma anche il corpo di Ethel sotto le assi del pavimento del salotto e altri due corpi nel giardino.

L’arresto e la condanna di John Christie

John Christie, lasciato l’appartamento di Rillington Place 10, era andato in un ospizio per poveri lasciando il suo vero nome. Alla notizia del ritrovamento dei corpi delle sue vittime si eclissò. Fu arrestato il 31 marzo del 1953 da un poliziotto che, per puro caso, su un ponte londinese, gli chiese i documenti senza ricevere risposta.

L’omicida seriale confessò gli omicidi di tutti i cadaveri rinvenuti nella sua casa di Rillington Place 10, ad eccezione di quello di Geraldine, la bambina figlia del suo vicino di appartamento.

Si addossò, quindi, anche l’uccisione di Beryl Evans per la quale era stato giustiziato il marito Timothy Evans. Negli anni successivi almeno due diverse inchieste furono avviate per determinare l’autore dell’omicidio di Beryl Evans e della figlia Geraldine.

Nel 1965 si giunse alla conclusione che Evans aveva strangolato sua moglie ma non sua figlia. Gli fu concessa la grazia postuma poiché era stato processato e impiccato per aver ucciso sua figlia, e non sua moglie.

Per quanto riguarda John Christie ebbe un processo nel quale la giuria, dopo essersi riunita solo per un’ora e 20 minuti, emise un verdetto di colpevolezza. Christie fu condannato a morte e impiccato, poco più di due settimane dopo, nella prigione di Pentonville a Londra, il 15 luglio 1953.

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