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La battaglia di Salamina del 480 a.C. : antefatti, svolgimento e conseguenze

La battaglia di Salamina del 480 a.C
La battaglia di Salamina del 480 a.C – dipinto di Kaulbach Wilhelm

La Pizia, sacerdotessa del tempio di Delfi chiamata a dare responsi per conto del dio Apollo, agli Ateniesi venuti a consultarla, così come ci tramanda Erodoto, rispose: “τείχος Τριτογενει ξύλινον διδοι ευρυοπα Ζεύς μουνον απορθητον τελεθειν”, ovvero “Zeus che tutto vede concede alla Tritogenia (cioè Atene) che rimanga inviolata soltanto una muraglia di legno”, aggiungendo anche: “O divina Salamina, tu farai perire figli di donna”.

Nelle parole “muraglia di legno” e “Salamina” risiedeva dunque la soluzione dell’incubo che angosciava gli Ateniesi da quando avevano saputo che Serse, Imperatore dei Persiani, aveva raccolto un esercito sterminato ed una flotta mai vista prima d’allora per muovere, sul finire della primavera del 480 a.C., alla conquista dell’Ellade, volendo vendicarsi in particolare di Atene che dieci anni prima, insieme ad altre “poleis” con lei coalizzate, aveva costretto alla ritirata, con la vittoria di Maratona, l’esercito di suo padre Dario.

Dopo una marcia incontrastata, i Persiani avevano incontrato la prima forte resistenza alle Termopili per l’eroismo di un manipolo di Spartani guidati dal loro re Leonida, e li avevano sopraffatti solo grazie al tradimento di un traditore.

Penetrati così nell’Attica, continuarono indisturbati il loro percorso trionfale, fra stragi e razzie d’ogni genere. Gli Ateniesi nel frattempo avevano però avuto modo e tempo d’organizzarsi e, dopo aver riflettuto a lungo, erano giunti alla conclusione che la Pizia con l’espressione “muraglia di legno”, seguita dall’indicazione dell’isola che si trovava proprio davanti al porto del Pireo, aveva voluto indicare loro una flotta di navi.

Di conseguenza, anche facendo appello agli alleati, erano riusciti a mettere insieme circa 370 imbarcazioni, suddivise fra triremi e pentecontere (le “corazzate” dell’epoca), dislocandole tutte nello stretto braccio di mare che separava il Pireo dall’antistante Salamina, dove nel frattempo avevano messo in salvo donne, fanciulli ed anziani, lasciando in città solo un manipolo di valorosi soldati asserragliatisi dentro all’Acropoli, purtroppo facilmente sbaragliati dal soverchiante numero dei Persiani.

Fra lo sconforto dei più, fu il prode generale Temistocle a prendere in mano le redini della situazione, esortando i concittadini ad affrontare i nemici proprio nello stretto istmo di Salamina, per costringerli a muoversi entro spazi angusti e a loro sconosciuti.

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I Persiani dal canto loro, inorgogliti dalla rapida conquista di un’Atene comunque svuotata dai suoi abitanti, fremevano per dare “scacco matto” ai Greci e distruggerne la flotta, e pertanto mandarono le loro numerosissime navi ad imbucarsi proprio laddove Temistocle avrebbe desiderato s’infilassero.

Certo della vittoria, Serse si fece erigere un trono sulla cima del Monte Egaleo, prospicente quel braccio di mare, per potersi gustare lo spettacolo da un punto di osservazione privilegiato, dando poi l’ordine di attaccare alle prime luci dell’alba del 23 settembre del 480 a.C.

Peccato però che le sue navi trovarono le avversarie già schierate in assetto di guerra, mentre quelle persiane, sopraggiungendo d’impeto in uno spazio molto ristretto, finirono per ostacolarsi le une con le altre, perché il loro numero risultò più d’impaccio che d’aiuto.

Ben presto la prima linea fu ricacciata o affondata non solo dai colpi di rostro delle navi greche, ma anche dall’incalzare disordinato e caotico delle seconde e terze linee. L’uccisione dell’ammiraglio persiano Ariobigne diede infine il colpo di grazia al morale degli invasori, che iniziarono a ritirarsi nel caos più totale, incalzati dai Greci ormai sicuri della vittoria.

Ad uno sbalordito Serse non restò che ordinare la ritirata e rientrare precipitosamente in patria: ancora una volta la piccola Grecia aveva sconfitto la superpotenza persiana, salvando se stessa, l’Europa intera e, con essa, la civiltà occidentale.