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La campagna di Russia di Napoleone: l’impresa sciagurata del Generale francese

La campagna di Russia di Napoleone: l’impresa sciagurata del generale Francese

Nella storia, più eserciti hanno provato a intraprendere una campagna di Russia, Napoleone compreso. Nessuno riuscì mai a portare a termine l’impresa di conquistare quella parte dell’Europa. Nonostante ciò, il grande Generale francese, pur consapevole delle difficoltà, tentò l’impresa. La campagna di Russia di Napoleone, come per gli altri casi, si scontrò con due nemici di sempre: le lunghe distanze e l’inverno gelido tipico di quell’area europea.

Queste condizioni, già in passato avevano giocato a favore della Russia e lo avrebbero fatto anche in futuro. La storia talvolta insegna.

La campagna di Russia Napoleonica: una folle spedizione

Può “il più grande esercito del mondo”, forte di oltre 450.000 soldati effettivi che insieme ad ausiliari e personale di servizio superano i 600.000 uomini, essere quasi annientato in una campagna militare di soli sei mesi? Sì, se chi lo comanda ha la malaugurata idea di intraprendere una folle spedizione militare contro un Paese inospitale e distante oltre 2000 chilometri dalla madrepatria, come nel caso della sciagurata “campagna di Russia” voluta dall’Imperatore dei Francesi, Napoleone Bonaparte.

Nel 1812 quest’ultimo infatti, al culmine di una lunga serie di litigi che, dopo aver portato alla rottura del Trattato d’Alleanza franco-russo stipulato a Tilsit nel 1807, si convinse a dichiarare guerra allo Zar Alessandro I.

Alla base di tale avventata decisione vi erano una serie di motivazioni, ma soprattutto il rifiuto da parte di Alessandro di concedere a Napoleone la mano della sorella Anna, le divergenze sulla successione al trono di Svezia dopo la morte di re Carlo XIII e specialmente la ripresa dei commerci navali tra Russia ed Inghilterra, a dispetto del blocco continentale voluto dal Bonaparte che allora, non potendo invadere la vicina Inghilterra che gli era troppo superiore sui mari, pensò bene di prendersela con la lontana Russia.

La campagna di Russia Napoleonica: i dubbi sull’impresa

In verità, i dubbi sulla fattibilità dell’impresa iniziarono a serpeggiare quasi subito, tanto che uno dei ministri del Bonaparte esclamò: “L’Imperatore è completamente pazzo! Ci manderà tutti quanti a gambe all’aria, e tutto finirà in catastrofe!”.

Mai parole furono più profetiche, a dispetto del roboante inizio della spedizione che vide quella miriade di soldati (per metà francesi e per il resto di molte nazionalità diverse, compresi prussiani, italiani, polacchi e spagnoli…) attraversare baldanzosi a fine giugno del 1812 il fiume Nieman, che tracciava il confine fra Polonia e Russia.

Iniziò allora una sorta di “gioco a rimpiattino” fra la “Grande Armée” e l’esercito russo, che retrocedeva sempre più verso l’interno del Paese così costringendo i Francesi, sopraffatti da caldo torrido, violenti temporali, paludi, carenza di viveri e diserzioni, ad inseguirlo.

Napoleone giunge a Mosca

Se aggiungiamo i continui attacchi portati da cosacchi e semplici contadini contro quanti si fossero allontanati o attardati rispetto al grosso delle truppe, oltre ai sanguinosi scontri fra i due eserciti avversari avvenuti a Smolensk e Borodino (battaglia che da sola vide oltre 80.000 caduti più o meno equamente suddivisi fra le parti, ma senza un vero vincitore) si capisce come mai a Mosca Napoleone ci arrivò il 13 settembre con soli 100.000 uomini circa, dopo averne già persi quasi mezzo milione.

Trovò però la città svuotata da quasi tutti i suoi abitanti, con lo Zar che già da tempo si era messo al sicuro a San Pietroburgo, pronto a ripartire in qualsiasi momento verso Est. In giro si vedeva soltanto la feccia della popolazione: sbandati, vagabondi, ubriaconi e soprattutto ladroni ed assassini liberati dalle galere, tutti intenti a saccheggiare i magnifici palazzi ed i negozi rimasti incustoditi.

Napoleone e la campagna di Russia: la reazione dei cittadini di Mosca

Deluso e stizzito, Napoleone si accasò nel Cremlino, potendo godere però soltanto di un paio di giorni di tranquillità, perché già nella notte fra il 14 e 15 settembre del 1812 fu svegliato di soprassalto dal suo attendente per informarlo che Mosca, le cui case erano costruite per la quasi totalità in legno, era diventata un enorme braciere, in preda ad un incendio alimentato da un forte vento e praticamente inestinguibile perché i Russi, andandosene, avevano tagliato tutti i manicotti delle pompe antincendio.

Era infatti successo che i Moscoviti, piuttosto che consegnare la loro amata città agli invasori, avevano preferito sacrificarla col consenso delle autorità. In tre giorni e tre notti andarono in fumo i tre quarti della città con l’eccezione del Cremlino e di qualche quartiere risparmiato dal vento.

Napoleone si trovò così signore di un cumulo di macerie fumanti, a due mesi di marcia da Parigi e nel bel mezzo di una terra ostile, dove già si iniziava ad avvertire un freddo pungente.

Indeciso sul da farsi e sopraffatto dal diffondersi dell’anarchia fra le sue truppe sempre più dedite al saccheggio, attese invano che lo Zar gli presentasse un piano di pace, che gli avrebbe permesso almeno di salvare la faccia dopo una spedizione tanto avventata e costosa in termini di perdite di vite umane, ma Alessandro, ormai convinto che il suo avversario fosse a corto di risorse e rassicurato dall’avvicinarsi della stagione invernale, non ne volle sapere.

La campagna di Russia Napoleonica: la ritirata

Quando il 19 ottobre diede finalmente l’ordine di rimpatriare, lo fece senza essersi preoccupato di equipaggiare quel che rimaneva delle sue truppe contro “il generale inverno”.

Di conseguenza i più ripartirono da Mosca carichi di vesti di seta, gioielli e piatti d’argento, ma senza pellicce e coperte adeguate, per un viaggio che si sarebbe ben presto trasformato in un’interminabile salita sul Calvario, con temperature che sarebbero scese sotto zero per ben 22 giorni consecutivi, toccando picchi fino a meno 30 gradi.

La campagna di Russia di Napoleone: l’impresa sciagurata del generale Francese

Gli uomini cadevano morti assiderati intanto che marciavano ed erano fatti segno dei continui attacchi a sorpresa dei Russi, decisamente più a loro agio in quel clima estremo.

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L’assoluta mancanza di viveri, che provocò numerosi casi di cannibalismo, e la diffusione delle malattie fecero il resto. Quando il 18 dicembre Napoleone si presentò a sorpresa alle Tuileries, dopo aver congedato i circa 10.000 soldati rimastigli e fatto fuori un’intera generazione di giovani uomini, nessuno lo riconobbe. La Russia, prima che i Russi, aveva vinto e la sua parabola discendente era ormai iniziata.

Consiglio per la lettura: Napoleone a Mosca” di Anka Muhlstein, ed. Bruno Mondadori.