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La difficile successione sul trono d’Inghilterra di re Edoardo il Confessore

La politica dei due forni del Re inglese Edoardo il Confessore
L’ Arazzo di Bayeux

La cosiddetta “politica dei due forni”, consistente nel proporsi contemporaneamente a due partiti o fazioni diverse e magari in contrasto fra loro per poi concedersi al miglior offerente, non è certo un’esclusiva né del nostro Paese, né di questi tempi.

Già nell’XI secolo, per esempio, l’allora re d’Inghilterra Edoardo “il Confessore” la praticò con grande disinvoltura quando, in mancanza di figli maschi, trasformò la propria successione in un affare lucroso nominando a breve distanza temporale l’uno dall’altro due eredi diversi, con la prevedibile conseguenza che gli stessi, prima o poi, avrebbero finito con lo scontrarsi fra loro.

Dopo averlo ricevuto a corte nel 1060 ed esserne stato omaggiato in ogni modo, Edoardo designò infatti in un primo tempo come proprio successore sul trono d’Inghilterra il cugino Guglielmo, duca di Normandia, che con le sue vittoriose campagne militari contro i Bretoni e gli Angiolini si era già meritato il titolo di “Conquistatore”, decisamente più altisonante del precedente (“il Bastardo”) che faceva riferimento ai suoi incerti natali.

Pochi anni più tardi però lo stesso Edoardo, evidentemente immemore dell’impegno già assunto, ne prese uno identico col cognato Aroldo, cui affidò il regno appena prima di rendere l’anima al Creatore, il 5 gennaio del 1066.

Così già il giorno successivo Aroldo fu incoronato re d’Inghilterra col consenso unanime della nobiltà locale, e questo nonostante lui stesso (come tramandatoci da quell’eccezionale documento storico ed artistico che è il famoso “Arazzo di Bayeux”) in precedenza avesse combattuto fianco a fianco con Guglielmo, venendo perciò da lui nominato cavaliere dietro giuramento solenne di fedeltà eterna.

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Alla notizia dunque di quello che per lui rappresentava un vero e proprio tradimento, Guglielmo convinse facilmente i baroni normanni a supportare le sue pretese sul trono inglese con la fornitura di migliaia di soldati provenienti un po’ da ogni dove, Italia compresa.

Aroldo, da parte sua, non restò certo con le mani in mano, ma mobilitò esercito e flotta schierandoli fin dal mese di maggio a difesa delle coste del Kent, in attesa di un’invasione che invece tardò ad arrivare perché nel frattempo Guglielmo si era dedicato ad organizzare al meglio gli uomini ed i mezzi a sua disposizione.

I poderosi venti del nord inoltre, soffiando verso le coste normanne, sconsigliarono per settimane di arrischiarsi nella traversata della Manica. La vana attesa dei nemici dunque si protrasse per gli Inglesi per circa quattro mesi, con la conseguenza di fiaccarne il morale ed assottigliarne le scorte tanto da convincere un terzo incomodo, re Aroldo III di Norvegia, a tentare lui stesso la conquista della Britannia con uno sbarco improvviso sulle coste nord-orientali dell’isola.

All’Aroldo inglese non restò dunque che precipitarsi verso settentrione con il proprio esercito per far fronte a quella minaccia inattesa, così però lasciando sguarnite le coste sud-occidentali del Paese.

Saputa la notizia, un incredulo Guglielmo, intanto che Inglesi e Norvegesi si massacravano a Stanford Bridge, attraversò frettolosamente la Manica per sbarcare col suo esercito sulle coste del Sussex senza incontrare resistenza alcuna, fino ad accamparsi nei pressi dell’odierna Hastings.

Informato di questa nuova invasione, il povero Aroldo d’Inghilterra (fresco vincitore dei Norvegesi) invertì precipitosamente la marcia facendo rotta verso sud con un esercito però già dimezzato negli effettivi e fiaccato nelle energie.

Con pochi uomini ed ancora minori mezzi a disposizione Aroldo, anziché aspettare che fosse Guglielmo a muovergli contro, commise l’errore di attaccarlo per primo alle prime luci del 14 ottobre del 1066, ma fu subito chiaro che per gli Inglesi sarebbe stato un massacro.

Gli infallibili tiri degli arcieri normanni infatti fecero strage di nemici, uccidendo lo stesso Aroldo. Guglielmo rimase così il padrone incontrastato del campo e si ritrovò quindi la strada spianata fino a Londra, dove il giorno di Natale di quello stesso anno fu incoronato re d’Inghilterra col nome di William I.

A circa mille anni di distanza dall’impresa dell’Imperatore Claudio, quella dei Normanni fu la prima ed ultima conquista della Britannia, ad invadere la quale non sarebbe più riuscito nessuno, nemmeno Napoleone o Hitler.