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La famiglia Farnese: gli esponenti più illustri

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“Paolo III coi nipoti”, il Card. Alessandro ed il principe Ottavio, Tiziano, Museo Nazionale di Capodimonte.

Il nome Farnese da secoli evoca arte e raffinatezza, ma anche intrighi e giochi di potere. Da un lato infatti è collegato a meraviglie quali l’omonimo Palazzo romano, ora sede dell’Ambasciata di Francia, alla Villa di Caprarola, famosa per la sua forma pentagonale ed il suo scalone elicoidale, alla bellissima Chiesa romana del Gesù, ma anche a tutti i monumenti farnesiani disseminati in quello che fu il Ducato di Parma e Piacenza, a partire dal Teatro ligneo che impreziosisce il Palazzo della Pilotta, a Parma.

Dall’altro però ci ricorda personaggi squallidi ed infami come il Duca Pierluigi Farnese, assassino e violentatore, congiure ed ammazzamenti vari. Se la Casata dei Farnese si estinse nel 1737 dopo la morte senza eredi dell’ultimo Duca Antonio, essa però ancora sopravvive nel sangue dei Borbone di Spagna e di quelli dell’ex-Regno delle Due Sicilie, tutti discendenti per parte femminile dalla regina Elisabetta Farnese, moglie di re Filippo V di Spagna, protagonista della politica europea della prima metà del XVIII secolo.

Le fortune e la rapida ascesa sociale della famiglia in verità ebbero inizio con una cortigiana universalmente riconosciuta come la più bella dama della Roma di fine XV secolo: la leggiadra Giulia Farnese che, pur sposata ad un Orsini, all’età di diciotto anni entrò a far parte del nutrito harem del sensuale Papa Alessandro VI Borja col ruolo di favorita.

Fra moine, carezze e parole suadenti la bella Giulia, oltre che a garantire il futuro a se stessa, pensò anche a quello di tutta la famiglia, a partire da suo fratello Alessandro, cui nel 1493, quando era solo un venticinquenne, fece ottenere il cappello cardinalizio senza nemmeno che fosse prete.

Pasquino, vista la particolare origine di quella berretta rossa, non tardò a soprannominare il Farnese “Cardinal Fregnese”. Giovane d’intelletto vivace e brillante, Alessandro aveva ricevuto una formazione umanistica di prim’ordine da maestri quali Pomponio Leto e Marsilio Ficino e, durante un periodo di studio trascorso a Firenze, aveva avuto modo di conoscervi Pico della Mirandola e di frequentare la più bella gioventù dell’epoca, iniziando così a costruirsi una vasta rete di clientele.

Famiglia farnese
Stemma della famiglia Farnese

Sensibile ai piaceri di Venere, non vi rinunziò neppure dopo essersi conquistata la berretta cardinalizia, ma anzi, in perfetta sintonia con tempi in cui tutti quelli che “contavano” collezionavano una lunga serie di figli naturali, portò avanti con Silvia Ruffini una relazione “more uxorio” allietata nel tempo dalla nascita di quattro figli: Pierluigi, Paolo, Ranuccio e Costanza.

Da uomo fine, colto, brillante conversatore e squisito padrone di casa qual era, fece presto fruttare i suoi talenti naturali, con la conseguenza che il suo peso in seno alla curia pontificia non smise di aumentare, tanto che sotto i vari Papi susseguitisi sul soglio di Pietro nel primo Cinquecento collezionò importanti incarichi in Italia ed all’estero, ricche rendite incluse.

Anche dopo aver finalmente deciso di farsi ordinare prete, non dimenticò mai di “tenere famiglia”, tant’è che l’ambasciatore veneziano scrisse di lui: “tutto il suo pensiero è di far grandi i figlioli”. L’occasione si presentò nel 1534 quando, mancata d’un soffio l’elezione nei due conclavi precedenti, in quello seguito alla morte di Clemente VII ed alla per l’epoca decrepita età di 67 anni la scelta dei Cardinali elettori cadde proprio su di lui, il componente più anziano ed esperto del Sacro Collegio.

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I palazzo della famiglia Farnese a Roma, oggi sede dell’ambasciata di Francia

Chi si attendeva un uomo remissivo si dovette però ricredere perché a dispetto dell’età il nuovo Papa Paolo III si mise al lavoro con grande lena, valendosi della collaborazione di Cardinali “progressisti” quali Il Pole, il Moroni ed il Contarini.

Dimostrando di possedere un’eccezionale abilità di negoziatore, ma anche zelo e pazienza fuori dal comune, riuscì a favorire la pacificazione, con la firma del Trattato di Crepy del 1544, dei due eterni nemici Carlo V d’Asburgo e Francesco I di Francia, per incontrare i quali a Nizza si sobbarcò un lungo e faticoso viaggio via mare.

Per primo prese coscienza della necessità di formulare una risposta organica alla sfida luterana, indicendo il Concilio di Trento. I suoi eccessi nepotistici, concretizzatisi nella nomina a Cardinali di quattro nipoti e nella creazione ad hoc per il figlio Pierluigi del Ducato di Parma e Piacenza, furono almeno in parte compensati dal suo mecenatismo illuminato che ci ha lasciato, oltre al resto, la Piazza del Campidoglio a Roma, la Cappella Paolina e la Sala Regia in Vaticano, il Giudizio Universale di Michelangelo e tante altre meravigliose opere d’arte.

La gotta ed i dispiaceri familiari, culminati nell’assassinio del figlio Pierluigi e nella disubbidienza del nipote Ottavio, causarono lo scoppio collerico che il 10 novembre del 1547 lo fece passare a miglior vita in conseguenza di un colpo apoplettico.