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“La Muta” di Raffaello: forse Giovanna da Montefeltro?

“La Muta” di Raffaello: forse Giovanna da Montefeltro?
“La Muta”, forse Giovanna da Montefeltro, di Raffaello, 1507-1508, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

Raffaello ce la presenta di tre quarti, in posa leonardesca, abbigliata in modo elegante e al tempo stesso non sfarzoso, mettendone in risalto le belle mani inanellate, il viso regolare con la fronte alta, secondo la moda del tempo, e lo sguardo enigmatico.

Ma ad impressionare maggiormente l’osservatore sono forse le sottili labbra della dama, serrate tanto da averle guadagnato il soprannome de “la Muta”.

Le indagini diagnostiche cui la tavola è stata sottoposta negli ultimi anni testimoniano quanto la sua realizzazione sia stata laboriosa. Sotto l’attuale pittura infatti si cela un disegno precedente che raffigura la stessa donna col viso però più giovane e fresco, poi ricoperto nella seconda stesura con qualche segno d’invecchiamento e l’aggiunta del gioiello a forma di croce che porta al collo.

L’artista urbinate ha voluto intervenire a più riprese su questa opera forse a motivo del cambiamento di status sociale del personaggio ritratto, identificato dai più con Giovanna Feltria, figlia del famoso Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, e moglie di Giovanni Della Rovere. Questa ipotesi è suffragata dal fatto che per Giovanna Raffaello nutrì sempre un misto di affetto, riconoscenza e deferenza.

Figlia di quel Federico che tanto lavoro aveva dato a suo padre, il pittore Giovanni Santi, lei stessa commissionò al Santi una “Annunciazione”, e più tardi fu la prima e più convinta sponsor del ben più celebre figlio Raffaello. Così testimonia infatti la lettera del 1° ottobre del 1504, con la quale Giovanna lo presentò a Piero Soderini, gonfaloniere della Repubblica di Firenze, affinché lo accogliesse in città, in tal modo dischiudendogli la fenomenale carriera che nell’arco di pochi anni ne avrebbe fatto l’artista più ricercato e pagato del primo ventennio del Cinquecento.

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Nata ad Urbino nel 1463, Giovanna fu la terza delle otto figlie messe al mondo da Federico da Montefeltro e dalla sua seconda moglie Battista Sforza, della cui compagnia però la piccola poté godere soltanto nelle apparizioni pubbliche o nei rari momenti di svago, perché quella nidiata di bambine fu allevata principalmente da istitutori e governanti in un’ala specifica del Palazzo Ducale di Urbino, separata dalla componente maschile della corte.

Nell’ambito delle difficili trattative condotte con Papa Sisto IV Della Rovere da suo padre, che ambiva al titolo ducale, Giovanna a soli undici anni fu promessa sposa a Giovanni, che del Pontefice era uno dei nipoti.

Quel matrimonio, poi solennemente celebrato nel 1478, “s’aveva da fare” nel comune interesse delle due Casate perché, se Federico ci guadagnò la corona ducale oltre al ben remunerato titolo di Gonfaloniere della Chiesa, i Roveraschi rimediarono i vicariati di Mondavio e Senigallia, portati in dote a Giovanni dalla moglie, non essendo bene che una fanciulla “ex Principe nata Principatu careret” (“la nata da un Principe mancasse di un Principato”).

La coppia di novelli sposi prese dunque possesso nel 1479 dei suoi feudi marchigiani, fissando la propria residenza a Senigallia, all’interno della Rocca cittadina, dove uno dopo l’altro sarebbero nati tre figli maschi e tre femmine, purtroppo morti quasi tutti prematuramente, con l’eccezione però di Francesco Maria.

Quest’ultimo nel 1502 sarebbe stato adottato dallo zio Guidobaldo I da Montefeltro, Duca di Urbino, il quale, non potendo avere figli, scelse il nipote come suo erede e successore, così inaugurando per via maschile il ramo dei Della Rovere-Montefeltro.

Alla morte del marito nel 1501, la “prefettessa”, come Giovanna veniva comunemente chiamata, riconosciuta da tutti “donna dignissima, doctissima, liberale, prudente et honesta, bella di corpo, ma più bella di fede et d’animo”, in attesa del raggiungimento della maggiore età da parte del figlio prese in mano le redini del suo piccolo Stato, reggendolo sempre con mano salda e vigile, pur con la spiacevole parentesi costituita dalla temporanea occupazione operata dalla truppe di Cesare Borgia, che costrinse i Della Rovere a cercare rifugio a Mantova.

Dopo il matrimonio di Francesco Maria con Eleonora Gonzaga, nel 1505, Giovanna diradò progressivamente le sue apparizioni pubbliche, pur continuando ad operare da dietro le quinte per tutelare gli interessi della Casata. Così, per esempio, quando il figlio fu chiamato in giudizio a Roma nel 1512 per rispondere davanti ad un’apposita Commissione cardinalizia dell’uccisione del Cardinal Alidosi, dietro alla sua assoluzione si celò certamente l’intervento materno.

L’anno dopo, a soli cinquant’anni d’età, Giovanna da Montefeltro spirò nel bel palazzo di famiglia, a Roma, per essere tumulata nella Cappella dei Della Rovere all’interno della Basilica di Santa Maria del Popolo. Con lei si spense una delle tante e purtroppo poco conosciute stelle al femminile del nostro Rinascimento.