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La prima crociata: le motivazioni

"Deus le volt": con queste parole, pronunziate prima un po' timidamente e poi urlate con entusiasmo crescente, la folla riunitasi a Clermont nella mattinata del 27 novembre del 1095 accolse il discorso appena tenuto da papa Urbano II (al secolo: il francese Oddone di Chatillon) su un palco eretto appena al di fuori della porta orientale della città. L'attesa era spasmodica per quello che già si sapeva sarebbe stato un annunzio storico, proclamato dal Santo Padre a margine di un Concilio apertosi una dozzina di giorni prima per trattare problemi di capitale importanza per la Cristianità. Citando le parole di Isaia: "Ascoltate, gente dal cuore ostinato, che siete lontani dalla giustizia!", il pontefice aveva iniziato il suo discorso ricordando come i cristiani d'Oriente invocassero aiuto contro i musulmani che stavano via via guadagnando terreno, con pericolo mortale per gli abitanti e la devastazione dei luoghi di culto. Gerusalemme, la città più santa della Cristianità, era da troppo tempo caduta nelle mani degli infedeli e, quel che è peggio, dopo un periodo d'iniziale tolleranza i pellegrini ormai non potevano quasi più recarsi nei luoghi santi, se non a rischio e pericolo della propria stessa vita. Impossibile perdere altro tempo! Ricchi e poveri, aristocratici e popolani, cavalieri e contadini...tutti dovevano smettere di uccidersi fra di loro ed unire piuttosto le forze, impegnandosi in una guerra santa e giusta da combattersi sotto la guida di Dio. Chiunque avesse partecipato ad una simile missione e tanto più vi avesse perso la vita, avrebbe ricevuto l'assoluzione e la remissione dei peccati. Perché dunque continuare a spaccarsi la schiena su campi ora devastati da alluvioni, ora riarsi dalla siccità? Perché morire di fame, stenti ed epidemie, quando finalmente c'era l'occasione di adempiere ad un santo dovere guadagnandosi la vita eterna? Si fissò pertanto la data del 15 agosto dell’anno seguente, festa dell'Assunzione, come giorno per la partenza verso Costantinopoli e poi da là verso la Terrasanta. In mezzo alla commozione generale e quando il Papa non aveva nemmeno terminato di parlare, per primo Ademaro di Monteil, vescovo di Le Puy, s’inginocchiò ai suoi piedi chiedendogli di unirsi alla spedizione, subito seguito da centinaia e poi da migliaia di presenti, compresi cardinali, monaci ed abati. Da Clermont il contagio dell'entusiasmo popolare per quell'impresa si irradiò a cerchi concentrici in tutta l'Europa. Subito s’iniziò a mettere a punto i preparativi della spedizione con l'emanazione di un bando ufficiale sotto forma di decreto che concedeva l'annunciata remissione dei peccati a tutti i partecipanti, con pena di scomunica però per quanti, dopo avere fatto voto di partire, avessero desistito. Come distintivo tutti coloro che ambivano a liberare il Santo Sepolcro dovevano portare sulla spalla della sopravveste il segno della Croce, cucito in stoffa rossa, ragion per cui si cominciò a chiamarli “i Crociati”. Oltre ad una moltitudine di popolani e contadini, anche i grandi signori feudali del tempo chiesero di prendere parte a quella che sarebbe stata la prima crociata della storia: il conte Raimondo di Tolosa fu il primo ad aderivi ed a lui si unirono, fra gli altri, il fratello di re Filippo I di Francia (Ugo di Vermandois), i conti Roberto II di Fiandra e Stefano di Blois, il duca Roberto di Normandia ed il duca di Lorena Goffredo di Buglione. Risposte positive arrivarono anche dai principi italiani, tedeschi e persino scandinavi, nessuno escluso, tutti spinti però, oltre che da una genuina devozione religiosa, anche dalle conseguenze della pratica del maggiorascato che, concentrando nelle mani del solo primogenito tutte le proprietà dei vari signori feudali, obbligava i figli cadetti a cercare fortuna altrove, cioè in campo militare o ecclesiastico. L'occasione di combinare il dovere cristiano con la conquista di nuove terre fertili in un clima mediterraneo fu dunque alla base dell’epopea delle Crociate che, partendo dal centro della Francia, avrebbero fatto sentire i loro effetti in tutta l'Europa medievale.

“Deus le volt”: con queste parole, pronunziate prima un po’ timidamente e poi urlate con entusiasmo crescente, la folla riunitasi a Clermont nella mattinata del 27 novembre del 1095 accolse il discorso appena tenuto da papa Urbano II (al secolo: il francese Oddone di Chatillon) su un palco eretto appena al di fuori della porta orientale della città.

L’attesa era spasmodica per quello che già si sapeva sarebbe stato un annunzio storico, proclamato dal Santo Padre a margine di un Concilio apertosi una dozzina di giorni prima per trattare problemi di capitale importanza per la Cristianità. Citando le parole di Isaia: “Ascoltate, gente dal cuore ostinato, che siete lontani dalla giustizia!”, il pontefice aveva iniziato il suo discorso ricordando come i cristiani d’Oriente invocassero aiuto contro i musulmani che stavano via via guadagnando terreno, con pericolo mortale per gli abitanti e la devastazione dei luoghi di culto. Gerusalemme, la città più santa della Cristianità, era da troppo tempo caduta nelle mani degli infedeli e, quel che è peggio, dopo un periodo d’iniziale tolleranza i pellegrini ormai non potevano quasi più recarsi nei luoghi santi, se non a rischio e pericolo della propria stessa vita. Impossibile perdere altro tempo!

Ricchi e poveri, aristocratici e popolani, cavalieri e contadini…tutti dovevano smettere di uccidersi fra di loro ed unire piuttosto le forze, impegnandosi in una guerra santa e giusta da combattersi sotto la guida di Dio.

La remissione dei peccati per chi fosse andato in Terrasanta

Chiunque avesse partecipato ad una simile missione e tanto più vi avesse perso la vita, avrebbe ricevuto l’assoluzione e la remissione dei peccati. Perché dunque continuare a spaccarsi la schiena su campi ora devastati da alluvioni, ora riarsi dalla siccità? Perché morire di fame, stenti ed epidemie, quando finalmente c’era l’occasione di adempiere ad un santo dovere guadagnandosi la vita eterna?

Si fissò pertanto la data del 15 agosto dell’anno seguente, festa dell’Assunzione, come giorno per la partenza verso Costantinopoli e poi da là verso la Terrasanta. In mezzo alla commozione generale e quando il Papa non aveva nemmeno terminato di parlare, per primo Ademaro di Monteil, vescovo di Le Puy, s’inginocchiò ai suoi piedi chiedendogli di unirsi alla spedizione, subito seguito da centinaia e poi da migliaia di presenti, compresi cardinali, monaci ed abati.

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L’entusiasmo per l’annuncio delle crociate

Da Clermont il contagio dell’entusiasmo popolare per quell’impresa si irradiò a cerchi concentrici in tutta l’Europa. Subito s’iniziò a mettere a punto i preparativi della spedizione con l’emanazione di un bando ufficiale sotto forma di decreto che concedeva l’annunciata remissione dei peccati a tutti i partecipanti, con pena di scomunica però per quanti, dopo avere fatto voto di partire, avessero desistito.

Il segno della croce cucito sulla veste

Come distintivo tutti coloro che ambivano a liberare il Santo Sepolcro dovevano portare sulla spalla della sopravveste il segno della Croce, cucito in stoffa rossa, ragion per cui si cominciò a chiamarli “i Crociati”.

Oltre ad una moltitudine di popolani e contadini, anche i grandi signori feudali del tempo chiesero di prendere parte a quella che sarebbe stata la prima crociata della storia: il conte Raimondo di Tolosa fu il primo ad aderivi ed a lui si unirono, fra gli altri, il fratello di re Filippo I di Francia (Ugo di Vermandois), i conti Roberto II di Fiandra e Stefano di Blois, il duca Roberto di Normandia ed il duca di Lorena Goffredo di Buglione.

la prima crociata: le motivazioni

Risposte positive arrivarono anche dai principi italiani, tedeschi e persino scandinavi, nessuno escluso, tutti spinti però, oltre che da una genuina devozione religiosa, anche dalle conseguenze della pratica del maggiorascato che, concentrando nelle mani del solo primogenito tutte le proprietà dei vari signori feudali, obbligava i figli cadetti a cercare fortuna altrove, cioè in campo militare o ecclesiastico.

L’occasione di combinare il dovere cristiano con la conquista di nuove terre fertili in un clima mediterraneo fu dunque alla base dell’epopea delle Crociate che, partendo dal centro della Francia, avrebbero fatto sentire i loro effetti in tutta l’Europa medievale.