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Le ultime ore di Luigi Capeto

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La sentenza di morte gli fu letta nel pomeriggio del 20 gennaio del 1793: “Louis Capet, dernier roi des Français, Vous êtes condamné à la peine de mort dans les 24 heures”. L’ormai ex re di Francia Luigi XVI s’era preparato a quel verdetto ancora prima che iniziasse il processo.

Così, senza batter ciglio, estrasse di tasca un biglietto da consegnare alla Convenzione con le sue ultime volontà, in cui chiedeva una dilazione di tre giorni per prepararsi spiritualmente alla morte, di ricevere senza testimoni i propri cari ed infine di potersi confessare.

La sentenza di Luigi XVI: il suo testamento

Soltanto l’ultima richiesta fu accolta e ad assisterlo fu inviato l’abate Edgeworth de Firmont, figlio di un pastore protestante irlandese convertitosi al cattolicesimo e rifugiatosi da tempo in Francia. A lui Luigi affidò una copia autografa del suo testamento, temendo che quella consegnata alla Convenzione venisse manipolata o distrutta, appena prima che alle otto di quella stessa sera avvenisse l’ultimo straziante incontro, durato nemmeno un’ora, coi suoi familiari.

L’esecuzione era fissata per la mattina seguente alle 11,00 nel bel mezzo della Place de la Révolution (ora, con un significativo cambiamento di nome, ribattezzata “Place de la Concorde”). Lì, al posto del monumento equestre del suo predecessore Luigi XV, demolito dalla folla, era stato eretto un palco alto un paio di metri sopra il quale si stagliava lugubre la ghigliottina, accanto alla quale spiccava la figura alta e minacciosa del capo-boia Henri Sanson, uno specialista del mestiere che ormai lavorava a ritmo incessante.

I posti in prima fila per assistere all’esecuzione

Le “tricoteuses” parigine (donne che assistendo al lugubre spettacolo ingannavano il tempo lavorando a maglia) si erano già disputate a spintoni i banchi migliori appena sotto al palco per godersi il macabro spettacolo, cui il trentottenne Luigi si presentò come una maschera di dolore, dimostrando il doppio dei suoi anni.

Puntuale, la carrozza che lo trasportava arrivò alle 10 e un quarto, dopo aver attraversato una città che sembrava come sospesa in attesa di quell’evento epocale, tanto che nessuno pareva fare minimamente caso al freddo pungente di quella gelida mattinata invernale.

Il rito dell’esecuzione: dal taglio dei capelli alla decapitazione

Il “cittadino Capeto” fu immediatamente preso in consegna dai suoi carnefici, che gli tagliarono i capelli e legarono le mani dietro la schiena. Fatto salire a forza sul patibolo, con uno scatto riuscì ad avanzare fin sull’orlo del palco per cercare di pronunciare un discorso col quale impietosire i cittadini.

Per evitare problemi però il comandante di polizia Santerre, che lo aveva accompagnato fino a lì, ordinò che i tamburi iniziassero a rullare e chiese ai boia di affrettare il loro lavoro. Legato sulla tavola fatale, Luigi ebbe appena il tempo di dire: “Muoio innocente dei crimini di cui sono stato accusato. Perdono coloro che mi stanno uccidendo. Che il mio sangue non ricada sulla Francia!”, quando proprio sul nome del suo Paese la lama gli piombò sul collo, recidendogli di netto il capo.

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I souvenir della salma di Luigi XVI venduti dal boia e la sepoltura

Per accaparrarsi qualche macabro souvenir i più vicini al palco si affrettarono ad intingere pezzi di carta o stoffa nel sangue che colava abbondante giù dal palco, mentre ciocche dei suoi capelli venivano vendute dai boia al miglior offerente.

Con questa scandalosa asta ebbe fine la vicenda terrena di re Luigi XVI, l’ultimo inquilino di Versailles, il cui corpo, ricoperto di calce viva, fu sepolto in una tomba anonima nel cimitero della Madeleine, in attesa di essere raggiunto di lì a poco da quelli della moglie Maria Antonietta, della sorella Elisabetta e del figlio, il “Delfino”.

La costruzione della cappella espiatoria e la riesumazione dei suoi resti per la conseguente sepoltura solenne nella Basilica di Saint Denis erano ancora lungi dall’arrivare.