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Leonardo da Vinci: breve biografia del genio del rinascimento

Steve Jobs, mitico fondatore di “Apple”, non esitava a considerarlo come il modello più alto da seguire e lo chiamava “l’ingegnere rinascimentale” perché per primo, nella bella storia dell’Umanità, era riuscito a coniugare in un intreccio unico e straordinario scienza ed arte, cioè tecnica ed umanesimo.

In effetti, sebbene Leonardo si definisse “omo sanza littere” conscio di essere sostanzialmente un autodidatta, già un paio di decenni dopo la sua morte, avvenuta il 2 maggio del 1519 nella bella residenza francese del Clos-Lucé, il Vasari nelle sue “Vite” scrisse di lui: “È il cielo che talora ci manda alcuni che non rappresentano l’umanità sola, ma la divinità stessa”.

E veramente unica e al tempo stesso enigmatica fu la figura di Leonardo da Vinci, diventato già in vita l’emblema di un’intera epoca, quella del Rinascimento italiano, grazie all’eccezionale talento che diede prova di possedere in qualsiasi campo si cimentasse: pittura, scultura, ingegneria, anatomia e persino filosofia.

Leonardo da Vinci: le sue origini

Continua infatti il Vasari: “E la fama sua tanto s’allargò, che non solo nel suo tempo fu tenuto in pregio, ma pervenne ancora molto di più nei posteri dopo la sua morte”, tanto da essere giustamente annoverato ai giorni nostri fra i più grandi geni dell’Umanità.

Era figlio di Madonna Caterina e Messer Pietro, poi però sposatisi con persone diverse: lei con tale “Attaccabriga”, che non ne volle sapere di prendersi cura del figlio di un altro; lui con Madonna Altiera, che invece si occupò del pargolo il quale però avrebbe sempre sofferto per la sua condizione di “figliolo non legittimo”, con ciò alimentando la sua generale irrequietezza.

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I maestri di Leonardo e il trasferimento a Milano

Trasferitosi col babbo a Firenze, fu da lui messo a bottega presso il Verrocchio, avendo così modo di conoscere, fra gli altri, artisti come il Ghirlandaio, il Botticelli ed il Perugino. Nel 1483 il trentenne Leonardo arrivò a Milano, ufficialmente per presentare al duca Ludovico il Moro una speciale lira di sua invenzione e mettersi così al servizio di uno dei più brillanti mecenati del tempo; ufficiosamente per cambiare aria dopo che a Firenze avevano iniziato a girare chiacchiericci sulle sue inclinazioni sessuali, che gli erano costati una denunzia in forma anonima lasciata cadere nella “bocca della verità” cittadina.

A Milano rimase diciassette anni, vedendo la propria fama crescere in maniera esponenziale, sollecitato com’era dal duca Ludovico a dipingere, inventare spettacoli teatrali e scenografie per i magnifici intrattenimenti di corte, erigere fortificazioni e castelli, escogitare meccanismi idraulici per l’irrigazione dei campi.

A questo felice periodo milanese risalgono la realizzazione dell’Ultima Cena, nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, e sei importanti dipinti fra i quali la “Vergine delle Rocce” e la “Dama con l’ermellino”.

Certamente l’uomo aveva un caratteraccio, era introverso, solitario ed incostante, e conseguentemente lasciò spesso insoddisfatti i suoi ricchi committenti per non aver portato a termine determinati lavori, ma già a quei tempi alle “star” si tendeva a perdonare certe bizze, pur di tenersele buone.

Così, mai contento del suo lavoro, Leonardo faceva, disfaceva e rifaceva intascando congrui anticipi, ma infischiandosi delle scadenze, convinto com’era che, dopo tutto, contasse più l’idea perché della sua esecuzione avrebbero comunque potuto occuparsene gli aiuti.

Le opere fiorentine di Leonardo

Dopo la calata dei Francesi in Italia nel 1499, Leonardo tornò a Firenze, dove su una parete del salone d’onore di Palazzo Vecchio realizzò il famoso affresco della “Battaglia d’Anghiari”, al quale lavorò per tre anni. Come noto però, quest’opera colossale si deteriorò rapidamente a causa dell’innovativa ed imperfetta tecnica pittorica impiegata, tanto che circa sessant’anni dopo il Vasari fu incaricato di ricoprirla con un altro affresco di sua fattura.

Sempre a Firenze dipinse l’iconica “Monna Lisa”, identificata dal Vasari con Lisa del Giocondo, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo: un’opera senza precedenti nel campo della ritrattistica per la forte introspezione che il volto esprime in virtù di quel sardonico e sensuale sorriso che catalizza lo sguardo dell’osservatore, affascinando da mezzo millennio circa chiunque la contempli.

Il trasferimento in Francia

Nel 1517 il Maestro, stanco ed invecchiato anzitempo, accettò infine il generoso e ben remunerato invito di Francesco I e si trasferì ad Amboise, in Francia, col titolo di “Premier peintre, architecte et mécanicien du Roi” mantenuto fino alla morte, che si dice sia avvenuta proprio fra le braccia del sovrano francese.

In un’epoca in cui si tendeva ad accostare il processo della creazione divina all’opera di un artista, Leonardo capovolse tale prospettiva, servendosi dell’arte per avvicinare se stesso e gli altri al mistero della creazione anche perché, come soleva ripetere: “Non si volta chi a stella è fisso”.

codice atlantico di Leonardo da vinci, particolare
Particolare del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci

A testimoniare l’impegno in tutti i rami dello scibile e la fecondità artistica di colui che fu definito “l’uomo più completo del Rinascimento e forse di tutti i tempi” rimane uno straordinario lascito composto da ineguagliabili opere d’arte e studi d’ogni genere, anatomici, naturalistici, idraulici, ingegneristici, architettonici ed astronomici, in parte raccolti nel celeberrimo “Codice Atlantico” che costituisce uno dei vanti della Biblioteca Ambrosiana di Milano.