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Lo sconosciuto di Lorenzo Lotto: forse Broccardo Malchiostro?

Lo sconosciuto di Lorenzo Lotto: forse Broccardo Malchiostro
“Ritratto di giovane con lucerna”, forse Broccardo Malchiostro, di Lorenzo Lotto, 1506 circa, Kunsthistoriches Museum, Vienna

Al periodo di attività trevigiana di Lorenzo Lotto appartiene uno dei più straordinari ritratti da lui realizzati: quello di un giovane e sconosciuto personaggio di nero vestito e dall’aria seria, raffigurato davanti ad una tenda bianca dai riflessi argentati.

Sulla sua identità a tutt’oggi si possono avanzare soltanto delle ipotesi, sempre però partendo dagli indizi che l’artista ama disseminare qua e là nei suoi quadri, quasi a voler giocare a rimpiattino con gli osservatori in una singolare sfida enigmistica. Il modello, dell’apparente età di trent’anni circa, ci appare col viso rivolto a tre quarti e con indosso un austero abito nero, il cui colore è ripreso anche dal copricapo, del tutto privo di fronzoli quali piume o nastri.

A questi toni scuri però si contrappongono la carnagione chiara dell’uomo, i suoi capelli fulvi e i begli occhi verdi che fissano l’osservatore con uno sguardo fiero, quasi di sfida, rafforzato dall’inclinazione delle labbra appena dischiuse che sembrano dissimulare a fatica un’espressione di fastidio o financo insofferenza.

La lucerna che s’intravede nell’angolo superiore destro del dipinto può alludere sia alla saggezza del personaggio, che alla caducità della vita umana: la fiammella che vi arde infatti è tanto tenue che potrebbe spegnersi al minimo refolo di vento, proprio come la vita di un uomo, specialmente se quest’ultimo magari è stato fatto oggetto di un tentativo d’assassinio, per fortuna scampato all’ultimo momento.

Tutto ciò successe per davvero a Broccardo Malchiostro, giovane cancelliere del Vescovo di Treviso Bernardo de’ Rossi che, con la sua testarda e risoluta opera riformatrice, s’inimicò a tal punto il patriziato cittadino da suscitare una congiura, ordita nel 1503, col preciso scopo di sbarazzarsi di lui e del suo più stretto collaboratore, custode di tanti indicibili segreti d’ufficio.

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Tale lettura dell’opera pare confermata anche da un’altra allusione enigmistica: il tendone dello sfondo è costituito infatti da un bellissimo panno di broccato ricamato con fiori di cardo. E se in una sequenza da rebus mettiamo in fila le parole “broccato” e “cardo”, vediamo formarsi per l’appunto il nome “Broccardo”, con un metodo che il Lotto avrebbe peraltro impiegato qualche anno più tardi anche in altre opere, quali per esempio il “Ritratto di Lucina Brembati”.

Vero è che l’arte nella sua espressione più alta, se unita a tali sottigliezze psicologiche, può diventare addirittura sublime.