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Lorenzo Rocci, “padre” del famoso dizionario: breve biografia e genesi di un’opera grandiosa

lorenzo rocci

Circa 150.000 lemmi, 2074 pagine, 4148 colonne, più o meno 3 chilogrammi di peso, un lavoro durato oltre 20 anni. Questi sono soltanto alcuni degli straordinari numeri di quello che potremmo definire la “Cappella Sistina” dei vocabolari: il mitico “Rocci”, dalla sua inconfondibile copertina in pelle di colore blu.

E’ trascorso un secolo da quando il gesuita padre Lorenzo Rocci, nato nel 1864 a Fara in Sabina, iniziò in solitaria e con una pazienza certosina il suo “opus magnum”, armato soltanto di appunti e schedine scritte di proprio pugno, per redigere il primo e a tutt’oggi più noto dizionario di greco antico, che da lui prese il nome.

Per oltre mezzo secolo, dalla sua pubblicazione nel 1939 seguita a quattro anni di distanza da quella della versione definitiva, “il Rocci” ha costituito in regime monopolistico la croce e la delizia di generazioni di studenti ginnasiali e liceali che padre Lorenzo (bontà sua), anche dopo la morte che lo colse a Roma nel 1950, ha continuato ad aiutare con le sue innumerevoli citazioni e le famose “frasi fatte” già interamente tradotte in italiano, che da sole potevano trarre d’impaccio i più incerti durante le sempre temibili “versioni dal greco”, fatte in classe sotto lo sguardo vigile del professore di lettere classiche.

La stessa Società Editrice Dante Alighieri, di cui ha fatto la fortuna, riferisce le parole d’ammirazione e ringraziamento pronunziate nei confronti del nostro da un altro illustre grecista, il professor Franco Montanari, che nel 1995 ha pubblicato un nuovo vocabolario di greco realizzato però da un “team” composto da una trentina di ricercatori, cui nel 2011 ha fatto seguito l’aggiornamento del primo “Rocci”, per renderne più facile la comprensione ai moderni studenti con l’eliminazione di alcuni arcaismi ormai usciti dal linguaggio comune, frutto anch’esso del lavoro di una dozzina di studiosi dotati di computer.

E per riprendere il paragone iniziale, come Michelangelo che, tutto rapito dal suo capolavoro, poteva lavorare per ore in posizione supina e con le braccia all’insù, disteso su una tavola sospesa ad una ventina di metri d’altezza senza sentire dolore e fatica, così non era raro vedere padre Rocci seduto alla sua scrivania, in una stanza piena di libri, mentre scorreva i suoi appunti “facendo impressione perché, per quanto era preso dal lavoro, per non perdere la concentrazione dimenticava spesso di togliersi il soprabito in pieno agosto”, come raccontò il suo allievo padre Giuseppe Peri.

Figlio di un modesto artigiano, Lorenzo Rocci entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù, completando gli studi filosofici e teologici all’Università Gregoriana e poi quelli classici alla Sapienza, dove si laureò nel 1890. A partire dal 1903 iniziò ad insegnare latino e greco nel Collegio gesuitico di Villa Mondragone, a Frascati, per una carriera destinata a durare oltre quarant’anni.

Grammatico, metricista, storico, agiografo e memorialista, padre Lorenzo fu però prima di tutto un eccelso latinista ed un formidabile grecista, come già ebbero modo d’intuire i componenti della commissione del suo esame di laurea, fra i quali figurava il poeta Giosuè Carducci che, nonostante il noto anticlericalismo, si complimentò personalmente con lui dicendogli: “Lei non solo ha fatto molto bene, ma farà benissimo!”.

Dopo la pubblicazione di numerosi saggi, testi scolastici e grammatiche greche e latine, ecco allora affacciarsi in padre Rocci l’idea di dotare finalmente gli studenti di un vocabolario greco – italiano scritto nella nostra lingua, e non semplicemente tradotto a sua volta da ottocenteschi dizionari di autori tedeschi o inglesi.

La prima copia della sua immane fatica la regalò al coltissimo Papa Pio XII, il quale l’apprezzò a tal punto che lo ringraziò con un biglietto autografo con scritto: “Veramente il tuo lavoro – diletto figlio – benché altissimo per gli scolari, non è un semplice manuale, ma si presenta con tali caratteri di ampiezza e dottrina, anche nuova e recondita, da spiccare tra quanti simili si son pubblicati finora in Italia, anzi da vincerli facilmente”.

Ma padre Rocci, oltre che un esimio studioso e letterato, fu prima di tutto un uomo dalla fede profonda il quale, il tempo che non impiegava negli studi o nell’insegnamento, lo trascorreva nel proprio confessionale nella Chiesa del Gesù, a Roma.

Sul letto di morte, che lo colse all’età di 86 anni, ancora lucidissimo dopo l’estrema unzione volle fumarsi un ultimo sigaro, prima di spirare con la bonarietà e serenità di chi era conscio, in vita sua, di aver ricevuto, ma soprattutto di aver donato tanto a tanti, inclusi i diritti d’autore della sua opera coi quali i Gesuiti avrebbero contribuito a finanziare e finanziano ancora le loro missioni estere.