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Ludovico Capponi: breve biografia di un giovane mecenate fiorentino

Ludovico Capponi: breve biografia di un giovane mecenate fiorentino
“Ritratto di Ludovico Capponi”, di Agnolo Bronzino, 1550-1556, The Frick Collection, New York

Fiero ed elegante, vestito di bianco e nero (i colori dello stemma araldico di famiglia), un ragazzo dell’apparente età di diciotto – vent’anni circa rivolge distrattamente lo sguardo verso l’osservatore, con due begli occhi verdi, dello stesso colore del tendaggio di fondo.

Agnolo Bronzino riproduce da par suo ogni tessuto e ogni piega dei rasi e velluti dell’abito di Ludovico Capponi, come pure i pizzi che fuoriescono dai bordi delle maniche e dal colletto del giubbino. Il giovane tiene nella mano sinistra un paio di guanti e nella destra un piccolo tondo che incornicia un cammeo sul quale è ritratta una donna con l’aggiunta della scritta “SORTE”.

Si tratta di un’allusione alla vicenda amorosa che, negli anni cinquanta del XVI secolo, appassionò un po’ tutta Firenze, in pena per gli ostacoli opposti appunto dalla “SORTE”, o per meglio dire dal “CATTIVO” di turno, che nelle belle favole non manca mai, alla travolgente passione che infiammava l’aristocratico personaggio qui raffigurato e la bella Maddalena Vettori.

Famoso fra i contemporanei per la maschia bellezza, il Capponi, nato nel 1534, era l’ultimo dei sette figli di Ludovico, morto a pochi mesi di distanza dalla nascita di quel pargolo che pertanto ne riprese il nome, facoltoso banchiere che aveva fatto fortuna a Roma grazie alla protezione del fiorentino Papa Leone X.

Ciò gli aveva consentito di mandare a scuola i figli presso i migliori maestri dell’epoca, i quali però, quando ebbero a che fare con Ludovico, non riuscirono a farlo deflettere dalla condotta spensierata ed allegra, al limite dello spericolato, che lo rendeva protagonista delle feste più “in” della Firenze di quegli anni.

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I suoi bollenti spiriti, le tempeste ormonali tipiche della gioventù e la facilità con cui conquistava le belle signore d’ogni età, unite all’incapacità di darsi per vinto, lo portarono ad insidiare anche le mogli altrui, così venendo costretto a battersi in volgari risse rusticane o più nobili duelli con gli avversari in amore del momento.

Per fargli cambiare un po’ aria, la famiglia pensò bene di spedirlo a Napoli, dove Ludovico divenne presto un assiduo frequentatore della matura, ma ancora piacente, Marchesa del Vasto, rimasta vedova da qualche anno, e conobbe don Luis de Toledo, figlio del Viceré di Napoli e fratello di donna Eleonora, l’affascinante moglie del Duca Cosimo I de’ Medici, che del nostro era il Signore.

Dopo una sorta di “Gran Tour” del Belpaese, verso il 1552 il Capponi rientrò a Firenze, giusto in tempo per conoscervi la già citata Maddalena Vettori, figlia unica e ricchissima erede del fu Bernardo, della quale si innamorò perdutamente, ricambiato.

La notorietà della giovane, unita alla sua cospicua fortuna personale, ne facevano però il più ambito partito della città, potendo infatti contare su uno stuolo di pretendenti fra i quali figurava anche Sigismondo de’ Rossi, Conte di San Secondo, che con Cosimo I era imparentato.

Da qui il veto posto da quest’ultimo alla frequentazione fra i due spasimanti, concretizzatosi in una “lettera inibitoria” da lui inviata alla madre di Ludovico, dove le si proibiva espressamente di dare il consenso a quel matrimonio, che “non s’aveva da fare”.

Maddalena invece per sicurezza fu prima rinchiusa in un convento di monache e poi nominata dama di compagnia della Duchessa Eleonora, per tenerla lontano dall’innamorato.

Alla fine, solo le pressioni operate da don Luis de Toledo sulla sorella e poi da quest’ultima sul marito Cosimo riuscirono a smuovere le acque, convincendo il Duca a concedere l’autorizzazione alle nozze che si tennero in forma solenne il 21 luglio del 1558 nella Chiesa di San Pietro Scheraggio, in mezzo ad un tripudio di folla festante.

La coppia visse splendidamente grazie all’ingente patrimonio familiare dei due, allietata dalla nascita di quattro figlie femmine e due maschi, consentendo al “bel Ludovico” ed alla sua Signora di trascorrere la maggior parte del tempo circondati dai numerosi letterati ed artisti che animavano la loro piccola corte personale, che usava riunirsi nel Palazzo Capponi (già Vettori) sul Lungarno, presso il ponte della Santissima Trinità.

Così il Capponi avrebbe vissuto sino alla bella (per quei tempi) età di ottant’anni.