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Luigi XVI e Maria Antonietta: la tentata fuga da Parigi

Luigi XVI e Maria Antonietta: la tentata fuga da Parigi
Stampa dell’epoca con il ritorno di Luigi XVI e Maria Antonietta a Parigi dopo la tentata fuga

La notte del 20 giugno 1791 la baronessa di Korff aveva una gran fretta di allontanarsi dal palazzo delle Tuileries per lasciare Parigi a bordo della sua carrozza nuova fiammante, in compagnia delle sue due bimbe, della loro governante, di un maggiordomo, una dama di compagnia e tre valletti.

La destinazione ufficiale del gruppetto era Francoforte, così come indicato sul loro passaporto, ma la meta reale era invece la piazzaforte di Montmedy, nell’est della Francia, controllata dalle truppe del Marchese de Boullé, rimasto fedele a Re Luigi XVI.

Quest’ultimo, appena scoccata la mezzanotte, dopo aver inscenato la cerimonia del “coucher du Roi” s’era travestito da domestico per poi uscire con fare circospetto dalle Tuileries, senza venir riconosciuto dalle sentinelle di guardia.

La baronessa di Korff invece era Madame de Tourzel, governante degli “enfants de France”, che accompagnava per l’appunto i figli della coppia reale, ovvero la dodicenne Mademoiselle Thérèse ed il giovanissimo Luigi, il “Delfino”, vestito per l’occasione da bimba.

A completare il gruppo c’erano la Regina Maria Antonietta, travestita da “tata”, e Madame Elisabeth, la sorella del Re, abbigliata come una dama di compagnia. Iniziava così la famosa “fuga a Varennes“, che col suo fallimento avrebbe contribuito in maniera decisiva a far salire i gradini del patibolo a Luigi XVI.

La goccia che, facendo traboccare il vaso, aveva convito il di solito esitante sovrano a prendere quella drastica decisione era stato il trattamento subito circa due mesi prima, quando il lunedì successivo alla Domenica delle Palme la carrozza che avrebbe dovuto condurre la coppia reale a trascorrere la Settimana Santa a Saint Cloud fu bloccata da una folla composta dalla peggiore feccia parigina, che accolse il Re con una raffica di insulti e minacce perché il giorno prima, alla Messa domenicale, aveva voluto comunicarsi dalle mani del suo elemosiniere, un prete che a differenza di molti altri non aveva prestato il giuramento richiesto dall’Assemblea Nazionale alla Costituzione civile del clero.

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La carrozza con la coppia reale esce da Parigi

La carrozza uscì senza problemi da Parigi lungo il percorso che, attraverso Meaux e Chalons, l’avrebbe condotta al villaggio di Pont-Sommeval, luogo d’incontro stabilito con un reggimento di ussari a cavallo inviati dal Marchese di Boullé e guidati dal giovane duca di Choiseul, che avrebbe poi dovuto accompagnare il convoglio fino alla sicura Montmedy.

Tutto pareva andare alla perfezione, quando nell’attraversamento d’uno stretto ponte la pesante carrozza urtò contro il parapetto, causando la rottura delle briglie e la caduta dei cavalli. Questo incidente fece perdere molte ore preziose alla comitiva, proprio mentre lo spazientito Choiseul coi suoi ussari aspettava il Re nel villaggio dove si erano dati appuntamento verso le ore 14,00, circondato da contadini sempre più insospettiti ed ostili.

Così, quando la carrozza finalmente riparata giunse al luogo convenuto con quattro ore di ritardo non solo non trovò i rinforzi, ma s’imbatté in una folla di paesani insospettiti da tutti quegli strani movimenti, costringendo gli ormai sfiniti passeggeri, in preda ad uno stato di violenta agitazione, a proseguire il viaggio verso la stazione di posta successiva, quella di Sainte-Menehould, dove di fatto sarebbe “calato il sipario” su tutta la storia.

Luigi XVI e Maria Antonietta riconosciuti e ricondotti a Parigi

Al cambio dei cavalli infatti, il maestro di posta Monsieur Drouet riconobbe la coppia reale e, pur lasciando ripartire il convoglio, si precipitò al galoppo verso la località successiva (Varennes, per l’appunto) per avvertire la Guardia Nazionale, i cui militi si fecero così trovare pronti ad “accogliere” la carrozza coi suoi illustri passeggeri, non appena entrò in paese.

Facile immaginare come possa essere stato il viaggio di ritorno a Parigi per il Re e la Regina, accolti da due ali di folla ostile che al grido di “Vive la Nation” avevano devastato per la rabbia gli appartamenti delle Tuileries. Questo episodio costituì dunque il punto di non ritorno, quello che segnò il destino del Borbone e di sua moglie, l’odiata “Autrichienne”.