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Magellano: la prima traversata dall’Atlantico al Pacifico.

Magellano: la prima traversata dall’Atlantico al Pacifico

“Mercore a 28 de novembre 1520 ne disbuscassemo da questo stretto s’ingolfandone mar Pacifico”: così il vicentino Antonio Pigafetta annotò sul diario di bordo della nave “Trinidad”, ammiraglia dell’Armata delle Molucche, piccola flotta ormai ridottasi a sole tre imbarcazioni dopo l’ammutinamento ed anticipato rientro in patria della “San Antonio”.

La partenza da Siviglia per il nuovo continente

Agli ordini del portoghese Ferdinando Magellano questo manipolo di valorosi marinai di varie nazionalità era partito nell’agosto dell’anno precedente da Siviglia su navi battenti la bandiera del giovane re Carlo I di Spagna, con la missione di trovare lo stretto che, permettendo di by-passare da Sud quello che finalmente si era capito essere un nuovo Continente, consentisse di accedere al “Mare Occidentale” attraversato il quale si sarebbe finalmente giunti alle Isole delle Spezie, così inaugurando una rotta persino più redditizia di quella dell’oro.

Trentotto giorni per 600 chilometri

C’erano voluti 38 giorni per attraversare quel braccio di mare lungo circa 600 chilometri (pochi anni più tardi ribattezzato proprio col nome del suo scopritore) che aveva finalmente consentito alle navi di Magellano di transitare dall’Oceano Atlantico al Pacifico.

Dopo aver patito per gli stenti ed il freddo notturno, ed aver attraversato quasi indenni numerose “fortune”, cioè le tempeste che a quelle latitudini potevano scatenarsi in un battibaleno, i nostri prodi avevano finito per fare loro le intime convinzioni dell’ammiraglio: un potere soprannaturale d’origine divina li proteggeva, garantendo il loro status di primi veri viaggiatori globali.

Superati i venti Williwow  e il crollo dei ghiacciai

E in effetti un misto di fortuna ed abilità aveva consentito loro di compiere un’impresa davvero incredibile per i tempi, consistente nella traversata di uno stretto caratterizzato da fortissime correnti marine e maree di eccezionale portata, oltre che battuto dai famigerati “williwow”, venti che si scatenano all’improvviso quando l’aria raffreddata dai ghiacciai perenni diventa instabile e precipitano giù sempre più velocemente dai fianchi di quelle alte montagne, fino a scaricarsi sui fiordi sottostanti col risultato di creare spaventosi cicloni.

Certamente furono favoriti da una temperatura che, contrariamente al solito, non andò mai sotto zero, così facilitando le escursioni a terra alla ricerca di verdure e bacche selvatiche. Né si imbatterono in qualche tribù di indigeni ostili o addirittura cannibali, che furono invece visti e descritti da Charles Darwin oltre trecento anni più tardi.

Infine, ebbero la fortuna di non essere mai travolti dai frequenti crolli delle pareti dei numerosi ghiacciai dall’incantevole ed unico colore blu intenso che là si gettano direttamente nel mare.

L’abilità di Magellano: la navigazione in acque sconosciute

Al tempo stesso però l’abilità strategica di Magellano fu davvero straordinaria: in un braccio di mare per lunghi tratti stretto e circondato da pericolose falesie rocciose a strapiombo, sempre frastagliato per la presenza di un numero infinito di profondi fiordi ed innumerevoli scogli ed isolotti, istituì un servizio di vedette in grado di determinare la rotta esatta ed evitare i pericoli; mandò esploratori in avanscoperta su piccole scialuppe, sempre rientrati alla base con informazioni preziose per la rapida e sicura prosecuzione della navigazione in acque tanto infide; fece infine controllare con grande metodicità la profondità delle acque e la loro salinità per evitare le secche e di imbucarsi negli estuari dei fiumi.

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Non per nulla l’avventuroso attraversamento di quello stretto è ancor oggi riconosciuto come la più grande impresa singola della storia delle esplorazioni marittime, un’epopea ancor più straordinaria di quella già eccezionale di Colombo, perché Magellano, a differenza del genovese che credeva di essere giunto nelle Indie anziché in un nuovo Continente, aveva ben chiaro quello che stava facendo, potendo così correggere gli errori valutativi del suo predecessore.

Magellano e la scoperta della rotta per il nuovo continente
Magellano: la prima traversata dall’Atlantico al Pacifico

I 98 giorni di viaggio e la decimazione dell’equipaggio

Certamente nemmeno lui poteva però immaginare che ci sarebbero voluti altri 98 tragici e lunghissimi giorni per attraversare il più grande specchio d’acqua del pianeta, in un viaggio costato la decimazione dell’equipaggio per fame, sete, scorbuto ed altre malattie, per poi approdare sulle spiagge di isole ora facenti parte delle Filippine ed ivi finire ammazzato poco dopo per mano degli indigeni.