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Manipolazione emotiva: cos’è e come funziona

La manipolazione affettiva, un’arte subdola di controllare le persone: definizione e funzionamento

manipolazione affettiva

 

Nel mondo ci sono diverse forme di manipolazione; dalla pubblicità al marketing, ai leader politici che riescono ad ottenere il consenso dei propri elettori in modo incondizionato Ci sono poi l’estorsione, gli insulti fino ad arrivare al ricatto. Anche il bullismo, se vogliamo, è un atteggiamento manipolatorio.

Si tratta di tattiche messe in atto, prevalentemente per scopi “economici” o di mero potere, per sottomettere una persona alla propria volontà. Per raggiungere questo obiettivo esiste anche la manipolazione emotiva, dove il manipolatore è una persona a cui si è legati emotivamente. In questo senso, si può declinare fino ad arrivare alla manipolazione affettiva.

Questo tipo di condizionamento è estremamente diffuso, spesso sottovalutato e “sotto diagnosticato”. La manipolazione emotiva funziona egregiamente nei rapporti interpersonali di natura affettiva: relazioni sentimentali, amicizie, rapporti familiari e lavorativi. Spesso associata alla dipendenza affettiva si tratta comunque sempre di una forma di violenza psicologica. Gli attori che entrano in gioco in queste dinamiche sono due: il carnefice – inteso come il manipolatore – e la vittima, colui che è soggiogato.

Per riconoscere questa forma subdola di abuso psicologico è necessaria la consapevolezza. Cioè capire nei dettagli cos’è la manipolazione emotiva,  come si manifesta e come funziona. 

Cos’è la manipolazione affettiva

Il nostro comportamento non è influenzato esclusivamente dalla televisione o dalla politica, anzi, i migliori manipolatori (o peggiori, a seconda del punto di vista) li abbiamo al nostro fianco, nella vita di tutti i giorni. Può trattarsi di un amico, di un figlio, di un genitore, di un compagno, noi stessi potremmo essere i manipolatori. Cos’è quindi la manipolazione emotiva? Una forma comportamentale in cui si sottomette alla propria volontà una persona facendo leva sui propri sentimenti.

manipolazione affettiva

Come funziona la manipolazione emotiva

Obiettivo del manipolatore è, molto banalmente, quello di ottenere ciò che vuole. A volte il suo scopo può coincidere con interessi materiali, anche se – chi soffre di una tale patologia – mira quasi sempre a ben altra meta, ossia al possesso, all’influenza e al controllo totale di una persona o più persone. Questi sono gli scopi su cui si basa la manipolazione emotiva. La funzione principale è la leva emozionale posta in atto verso chi si intende assoggettare alla propria volontà.

I metodi che il manipolatore mette in campo sono diversi e possono sfociare in un’ampia varietà di comportamenti. Tuttavia alla loro base si celano strategie ben definite attraverso le quali è possibile creare una relazione malata, entro la quale il soggetto preso di mira si trova in uno stato di sottomissione inconsapevole. La manipolazione emotiva funziona quando il carnefice (manipolatore) fa leva sulle emozioni che ingenera nell’animo della vittima.

Uno dei principali sentimenti utilizzati è il senso di colpa. Per ottenere ciò si ricorre alla tecnica della vittimizzazione, attraverso la quale il manipolatore riesce a trasformarsi in vittima addossando  il ruolo di carnefice alla controparte. In questo caso si verifica l’esaltazione delle conseguenze subite dalla “vittima” (manipolatore) a causa delle azioni altrui.

Come si individua un manipolatore

Per individuare il manipolatore l’arma giusta è osservarne i comportamenti e scrutare le emozioni che ne scaturiscono. I manipolatori sono aggressori passivi. Cosa vuol dire? Che non aggrediscono quasi mai in modo diretto ma che, al contrario, assumono atteggiamenti subdoli per insinuare silenziosamente nella vittima una determinata influenza. Il silenzio, il nervosismo, l’indifferenza sono alcuni dei sintomi della modalità passivo-aggressiva.

Le bugie sono un’altra specialità dei manipolatori, che pur di negare i propri errori arrivano ad influenzare la vittima mettendone in dubbio le capacità, convincendola di non ricordare bene o paradossalmente di aver manipolato le circostanze per ottenere il proprio scopo.

Un’altra strategia è quella del falso sostegno. Il manipolatore agisce in modo da apparire come il primo dei sostenitori, il primo degli amici, una persona di cui ci si può fidare. La fiducia totale che si ha nei suoi confronti porta la vittima a calare le sue difese, ed è proprio questo il momento adatto per colpirla.

Fonte: lanonaporta.net

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