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Margherita Farnese: breve biografia di una Duchessa mancata

Margherita Farnese: breve biografia di una Duchessa mancata
“Ritratto di dama”, forse Margherita Farnese, di Juan Pantoja de la Cruz, fine XVI secolo, Museo del Prado, Madrid.

Se il “trash” non solo televisivo pare essere un’esclusiva dei nostri tempi, le vicende di cattivo gusto e dai contenuti grevi, di cui magari finiscono col restare vittime persone incolpevoli, sono vecchie come il mondo.

Una storia in particolare, a base di sesso, potere, ripicche e rivalità “da cortile”, nella seconda metà del Cinquecento suscitò scandalo e fece sparlare non solo l’Italia intera, ma anche tutte le Corti europee.

Per tanti che la presero sul ridere a causa dei suoi risvolti boccacceschi, fu però anche la triste storia di una Duchessina la cui femminilità risultò calpestata due volte: la prima sull’altare della ragion di Stato, la seconda su quello della Chiesa.

Margherita Farnese: breve biografia di una Duchessa mancata
“Ritratto di Vincenzo Gonzaga” (particolare), di Frans Pourbus il Giovane, 1600, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Margherita Farnese, figlia di Alessandro e nipote di Ottavio, rispettivamente terzo e secondo Duca di Parma e Piacenza, appena quattordicenne nel 1581 per volontà del nonno e col beneplacito del padre, desiderosi di porre fine alla “guerra fredda” che da decenni vedeva contrapposta la loro Casata a quella dei Gonzaga, fu promessa in sposa a Vincenzo, erede del Ducato di Mantova e figlio di Guglielmo, detto il “Gobin” per la malformazione che aveva alla schiena.

Quest’ultimo, molto furbescamente, per alzare il prezzo di quelle nozze non aveva esitato a praticare l’antichissima “politica dei due forni”, trattando il matrimonio di Vincenzo anche col Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici, che proponeva la mano della figlia Eleonora.

A far pendere la bilancia in favore dei Farnese tuttavia fu la loro offerta d’una colossale dote di 300.000 scudi d’oro, che fece sembrare poca cosa quella pur generosissima di parte medicea.

Il matrimonio tra Vincenzo Gonzaga e Margherita Farnese

Così i due giovani sposi convolarono a nozze, incontrandosi per la prima volta di persona soltanto alla vigilia del giorno fatale, fissato per il 2 marzo del 1581 con una solenne cerimonia che si tenne nel Duomo di Piacenza.

Se il diciannovenne Vincenzo godeva già della fama di play-boy, al contrario la giovanissima Margherita come uomini prima di allora, a parte quelli di famiglia, aveva avuto a che fare solo con cappellani ed istitutori.

La contessina Margherita “impenetrabile”

Per la coppia la luna di miele purtroppo si trasformò subito in un incubo a causa dell’impossibilità di consumare le nozze che, a detta dei Gonzaga, dipendeva tutta da una malformazione congenita della neo-Duchessina, che la rendeva di fatto “impenetrabile”.

Per la povera ragazza fu l’inizio di un umiliante calvario fatto di continue visite ginecologiche al termine delle quali lei, sballottata fra Mantova e Parma, a seconda del medico che la visitava veniva giudicata ora “abile”, ora “inadatta” ad assolvere agli obblighi matrimoniali.

Si optò infine per risolvere il problema per via chirurgica, ma per sua fortuna, quando nel febbraio del 1583 era già legata ed imbavagliata su un letto, pronta per l’operazione, una diatriba scoppiata fra i dottori convinse tutti a soprassedere, salvandole così quasi certamente la vita.

Margherita Farnese diviene monaca

Per risolvere la spinosa questione, le parti decisero allora di chiedere l’intervento di Papa Gregorio XIII, il quale a sua volta demandò la decisione al Cardinale Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, che alla fine convinse la giovane a consacrarsi a Dio, per una monacazione non si sa quanto sincera.

Diventata suor Maria Lucenia, la sventurata fu così rinchiusa prima nel Convento parmense di San Paolo (famoso per la presenza al suo interno della “Camera della Badessa” affrescata dal Correggio) e poi in quello ancora più rigido di Sant’Alessandro.

Avrebbe avuto una vita lunga, ma tormentata dalle angherie del fratello Ranuccio che, una volta diventato Duca, volle sfogare su di lei la rabbia accumulata nei confronti dei Gonzaga.

Questi ultimi, da parte loro, vittime come furono di un’abile campagna denigratoria orchestrata dai Farnese per far credere che l’erede del Ducato fosse impotente, faticarono non poco a trovare una nuova sposa per Vincenzo, dopo l’annullamento delle sue prime nozze con Margherita.

La prova di virilità di Vincenzo Gonzaga

Alla fine, il Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici si disse favorevole a concedergli la mano di sua figlia Eleonora, a patto però che lui si sottoponesse coram populo ad un’umiliante “prova di virilità”, consistente nella deflorazione di una pulzella avente più o meno la stessa età e fattezze di Eleonora.

Trovata in fretta e furia la candidata ideale, anche grazie alla promessa del pagamento (a prova eseguita) di una cospicua dote di 3.000 scudi, fu designata un’apposita “terna arbitrale” dove fu chiamato a fungere da arbitro principale l’integerrimo Cardinale Cesi, non sospettabile di favorire l’una o l’altra parte, mentre come giudici “a latere” furono incaricati due uomini di fiducia rispettivamente del Duca di Mantova e del Granduca di Toscana.

Come ogni “finale” che si rispetti fu giocata in campo neutro, a Venezia, ai primi di marzo del 1583. Le cronache di quelle concitate giornate ci dicono che il futuro Duca di Mantova riuscì a segnare la rete della vittoria solo ai “tempi supplementari”, dopo due tentativi andati (comprensibilmente) in bianco per l’imbarazzo in lui provocato da tutti quegli astanti.

Solo al terzo assalto dunque gli riuscì l’impresa, dopo che i diffidentissimi giudici avevano voluto sincerarsi ancor più da vicino che l’accoppiamento fosse davvero avvenuto, senza finzioni o artifizi, e con soddisfazione della ragazza, prontamente interrogata.

Margherita Farnese: breve biografia di una Duchessa mancata
“Ritratto di Eleonora de’ Medici, Duchessa di Mantova”, di Frans Pourbus il Giovane, 1601, Galleria Palatina, Firenze.

Il matrimonio tra Vincenzo Gonzaga e Eleonora de’ Medici

Contenti non solo per l’esito dell’operazione, ma anche per aver inflitto una simile umiliazione ai Gonzaga, i Medici si risolsero infine a concedere a Vincenzo la mano di Eleonora, per quella che sarebbe stata un’unione tutto sommato felice ed allietata dalla nascita di una nidiata di cinque figli.