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Maria de’ Medici, regina di Francia: breve biografia

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Ritratto “Maria de’ Medici, Regina di Francia” di Frans Pourbus il Giovane eseguito nel 1609 – Museo del Louvre

“Me l’hanno ammazzato”: così ebbe appena il tempo di urlare in italiano, prima di svenire, la Regina di Francia Maria de’ Medici, quando il 14 maggio del 1610 una guardia della scorta reale, entrando di soprassalto nel suo appartamento al Louvre, le disse concitato: “Madame, nous sommes perdus!”, per informarla dell’uccisione di suo marito, Re Enrico IV, da parte di un fanatico.

Di tempo per le lacrime però, in tutto quel trambusto, ce ne fu poco, perché la prima preoccupazione dei ministri del defunto sovrano fu quella di gestire una situazione potenzialmente esplosiva, assicurando una trasmissione del potere il più possibile ordinata sulle esili spalle del nuovo Re, il novenne Luigi XIII.

Proprio per difendere il trono del primogenito di Enrico IV dai pericolosi appetiti dei principi del sangue, che avrebbero potuto reclamarlo per sé o riaccendere in Francia le guerre di religione che tanto l’avevano insanguinata nella seconda metà del Cinquecento, i ministri convinsero Maria “qu’il n’était pas temps de pleurer, mais de penser à ses affaires et à celles du Roy” (“non c’era tempo per piangere, ma di pensare ai propri affari ed a quelli del Re”).

In fretta e furia dunque fu riunito il Parlamento per deliberare il conferimento della reggenza del Paese alla Regina, in nome e per conto di suo figlio Luigi XIII. Dopo Caterina mezzo secolo prima, così la Francia iniziò ad essere nuovamente governata da un’italiana appartenente alla dinastia de’ Medici.

Nata a Firenze nel 1575, Maria era la quinta delle figlie messe al mondo dal Granduca di Toscana Francesco I e da sua moglie Giovanna d’Austria. Venutole a mancare il padre quando aveva dodici anni, crebbe alla corte di suo zio Ferdinando che, deposto l’abito cardinalizio, succedette al fratello nel governo del Granducato per un regno che sarebbe durato circa 35 anni ed avrebbe visto tanti successi, fra i quali anche le nozze combinate fra la nipote ed il Re di Francia Enrico IV.

Quest’ultimo, che cinquantenne com’era aveva esattamente il doppio degli anni della promessa sposa, aveva da poco ottenuto l’annullamento delle prime nozze con la famosa Regina “Margot”, nelle cui vene scorreva per metà il sangue dei Medici, essendo figlia della defunta Caterina.

Scottato com’era dai burrascosi trascorsi con una moglie tanto bizzarra e quella suocera così ingombrante, Enrico non era certo entusiasta d’“imbarcarsi” con un’altra Medici, ma a far cadere le sue resistenze giunse l’offerta di una colossale dote di 600.000 scudi d’oro, che spianò la strada alla fastosa cerimonia con cui il 5 ottobre del 1600 nel Duomo di Firenze il cardinal Pietro Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII, unì in matrimonio per procura i due sposi novelli.

Quando il 9 dicembre successivo Enrico la vide per la prima volta a Lione, piccolo e mingherlino com’era, trovò Maria troppo alta, imponente ed autoritaria, ma ciononostante tenne fede alla sua fama d’amatore e compì egregiamente il suo dovere coniugale, frequentando poi il talamo nuziale con la stessa regolarità con la quale frequentava quello delle sue numerose amanti, tanto che già nel settembre del 1601 vide la luce il Delfino, il futuro Luigi XIII.

Dopo l’assassinio del marito però tutti i limiti caratteriali della nuova reggente non tardarono a manifestarsi: senza avere le doti intellettuali ed il fiuto politico di Caterina, Maria si trovò infatti a governare un Paese in subbuglio, facendo spesso torto al buon senso.

Peccando di presunzione, nutrì sempre un culto esagerato per l’etichetta ed il cerimoniale, specie per quanto riguardava gli onori che le andavano tributati. Inoltre, si fece irretire da una coppia di “consiglieri” maneggioni e corrotti che s’era portati appresso da Firenze: l’amica d’infanzia e sorella di latte Eleonora Dori Galigai e suo marito, un bellimbusto che di nome faceva Concino Concini. A Parigi, se si voleva ottenere un impiego, un favore o anche una semplice udienza con la reggente, presto ci si dovette rassegnare a passare per le fameliche grinfie di questa coppia di “italiens”, che si fecero odiare da tutti.

Maria però riuscì a pescare, fra le tante “carte” composte dai possibili aspiranti ministri e funzionari statali, anche un vero e proprio “jolly”: un giovane vescovo che di nome faceva Armand-Jean du Plessis de Richelieu, il quale proprio grazie a lei, che per prima ne intuì le straordinarie doti e l’acume politico, poté entrare nel ristretto consiglio della Corona, così iniziando la folgorante ascesa sociale che l’avrebbe fatto diventare primo ministro di

Francia con suo figlio Luigi XIII, carica mantenuta fino alla morte che, oltre a fargli guadagnare la berretta cardinalizia, gli avrebbe consentito di diventare uno degli uomini più influenti e temuti di tutta Europa. Peccato che proprio questa sua creatura le si sarebbe rivoltata contro ordendo il colpo di stato che nel 1617, dopo l’assassinio del Concini e la condanna a morte per stregoneria della Galigai, permise a Luigi XIII, nel frattempo dichiarato maggiorenne, di governare la Francia in solitaria e senza più la supervisione di sua madre, nel frattempo richiusa come prigioniera de facto nel castello di Blois.

Da qui Maria riuscì però ad evadere in maniera rocambolesca e quasi comica, calandosi da una finestra appesa ad una corda che, sotto il suo imponente peso, per poco non si ruppe, solo per iniziare una vita da raminga. A parte infatti una temporanea riconciliazione col figlio che le avrebbe permesso di tornare a corte, un’altra insanabile rottura fra i due la costrinse ad una nuova fuga dal castello di Compiègne nel 1631, questa volta vestita da valletta, per chiedere asilo prima nei Paesi bassi spagnoli e poi in Germania, a Colonia.

Qui morì nel 1642 sola, dimenticata da tutti e sommersa dai debiti, proprio lei che con la sua sontuosa dote aveva contribuito da sola ad appianare o quasi il debito pubblico di tutta la Francia, in una stamberga messale a disposizione dall’amico pittore Rubens.

Soltanto dopo la morte del Richelieu le sue spoglie avrebbero potuto riposare accanto a quelle del marito, tornando così in Francia, un Paese che comunque un po’ di riconoscenza avrebbe dovuto averla verso la madre di quattro teste coronate: oltre a Luigi XIII infatti, la figlia Elisabetta sarebbe diventata Regina di Spagna come moglie di Filippo IV, Enrichetta d’Inghilterra dopo le nozze con Carlo I ed infine Maria Cristina Duchessa di Savoia, avendo sposato Vittorio Amedeo I.

Inoltre, grazie al suo gusto tutto italiano la Francia si arricchì di meravigliose opere d’arte, fra cui il magnifico “Palais du Luxembourg” fatto costruire come sua residenza personale dove riunire una corte d’artisti di tutto rispetto, fra i quali i pittori fiamminghi Rubens, Van Dyck, Vam Egmont e Pourbus il giovane, oltre all’italiano Orazio Gentileschi ed il francese Vouet.

Infine, se il Museo del Louvre trabocca di tanti dipinti dei più famosi pittori di quegli anni, italiani (in primis Guido Reni, il Guercino e Pietro da Cortona) e non, il merito è anche di Maria de’Medici, che sguinzagliò i suoi esperti d’arte ad acquistarne i più bei capolavori in tutta Europa.