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Napoleone Bonaparte: le origini molto italiane del grande generale ed Imperatore dei Francesi

Napoleone Bonaparte: le origini molto italiane del grande generale ed Imperatore dei Francesi

Maria Letizia Ramolino non fece neppur in tempo a raggiungere la sua camera da letto, nella mattinata del 15 agosto del 1769, perché le contrazioni risultarono tanto forti che dovette sgravarsi su un mucchio di tappeti nel soggiorno della sua casa di Ajaccio del secondo dei ben tredici figli che avrebbe avuto dal marito Carlo Bonaparte, sposato quando era solo una quattordicenne.

Sarebbero stati molto di più se quest’ultimo non fosse deceduto ad appena trentotto anni d’età, in conseguenza probabilmente tumore allo stomaco.

Quel bimbo che aveva tanta fretta di nascere fu chiamato Napoleone, nome insolito ma non inaudito perché, oltre ad essere quello di uno zio, aveva origini toscane come tutta la famiglia, che discendeva da un certo Francesco, trasferitosi in Corsica nel 1529 dal circondario di Firenze.

I Buonaparte (perché così si chiamavano in origine, e la “u” l’avrebbero persa solo per un vezzo dello stesso Napoleone, che volle francesizzare il proprio cognome) erano una famiglia non certo ricca, ma benestante, appartenente alla piccola aristocrazia corsa e nobilitata un paio di generazioni prima dal Granduca di Toscana.

Carlo, il capofamiglia, era un tipo estroso e simpatico, ma anche uno spendaccione tanto che alla sua morte lasciò agli eredi solo un mucchio di debiti.

Al contrario la moglie Maria Letizia era una matriarca parsimoniosa, concreta e laboriosa, con un grande senso pratico.

Napoleone nacque francese, anziché genovese, a causa di una piccola sfasatura temporale, perché soltanto l’anno prima che venisse al mondo la Superba aveva venduto la Corsica alla Francia per il corrispettivo di 40 milioni di franchi, non volendo più dissanguarsi per governarla e tenerla a bada.

I moti insurrezionali guidati da Pasquale Paoli (“u babbu” per gli isolani) l’avevano infatti resa quasi indipendente. I Buonaparte, iniziali simpatizzanti del Paoli, si affrettarono però a cambiare bandiera quando un esercito composto da circa 30.000 uomini, inviati in loco da re Luigi XV di Francia per normalizzare la situazione, costrinse il “babbu” ad auto-esiliarsi.

Fu allora che Carlo giurò fedeltà al suo nuovo sovrano, entrando a far parte dei ranghi della “noblesse” francese e potendo usufruire di borse di studio per iscrivere i figli alle migliori scuole della Madre Patria.

In questo modo Napoleone, che in famiglia parlava il corso, ma a scuola aveva appreso l’italiano, poté sbarcare sul “Continente” per entrare decenne prima nel seminario vescovile di Autun (dove apprese il francese, che però avrebbe parlato per tutta la vita con un marcato accento italiano) e poi alla scuola militare di Brienne le Chateau.

La sua materia preferita di studio, oltre alle arti marziali ed alle tattiche di guerra, risultò essere la storia ed in particolare quella classica.

La lettura dei testi di Plutarco, Erodoto, Tacito e Cornelio Nepote gli consentì di apprendere le vicende riguardanti i grandi del passato, convincendolo che “ero in grado di conseguire altrettanto degli uomini collocati ai primi posti dei nostri annali”, così come scrisse in una dello oltre 33.000 lettere che di lui si sono conservate.

Queste sono le origini, più italiane che francesi, dell’uomo che di lì a poco avrebbe messo a soqquadro l’Europa, venendo osannato da alcuni come il nuovo Messia, e maledetto da altri come un Attila redivivo.