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Napoleone Bonaparte verso Sant’Elena

Napoleone Bonaparte verso Sant’Elena

“Vostra Altezza Reale! In balia delle fazioni che dividono il mio Paese e dell’ostilità delle grandi potenze d’Europa, ho terminato la mia carriera politica e vengo, come Temistocle, a sedermi presso il focolare del popolo britannico. Mi metto sotto alla protezione delle sue leggi, che io invoco.” Scritto e firmato a Rochefort il 13 luglio del 1815.

Con queste poche frasi Napoleone Bonaparte si rivolse al Principe Reggente del Regno Unito che, insieme alla Prussia, nel giugno precedente nelle campagne di Waterloo aveva causato la sua definitiva caduta dopo la temeraria avventura dei famosi “Cento giorni”.

Napoleone dopo Waterloo: l’abdicazione in favore del figlio

Se tanto si è detto e scritto sul Napoleone “del prima” di Waterloo, molto meno si sa su quello “del dopo”, anche se sopravvisse per circa sei anni alla propria sconfitta, sino al fatidico 5 maggio di manzoniana memoria in cui, nel 1821, spirò in una modesta casetta pomposamente ribattezzata “Longwood House”, anche se ricavata alla meno peggio da una capanna inizialmente destinata al ricovero del bestiame su quello scoglio vulcanico che è l’isola di Sant’Elena.

Rientrato a Parigi tre giorni dopo la disfatta in terra belga, l’imperatore trovò una situazione incandescente, con le Camere in subbuglio che reclamavano la sua abdicazione. Dopo qualche tira e molla, il 22 giugno Napoleone, messo alle strette, si rassegnò ad abdicare in favore del figlioletto Napoleone II, il famoso “Aiglon”, pur sapendo bene che questo suo desiderio difficilmente avrebbe potuto tramutarsi in realtà.

Tre giorni dopo lasciò per l’ultima volta Parigi per rifugiarsi alla Malmaison, residenza della da poco defunta imperatrice Joséphine (sua prima consorte) e da qui puntare verso sud-ovest per raggiungere il porto di Rochefort, affacciato sull’Atlantico, con la speranza d’imbarcarsi per l’America, dove poi chiedere asilo e vivere come un “semplice borghese”.

Tutto ciò mentre a Parigi il governo provvisorio concludeva un armistizio con gli alleati che, oltre a prevedere la resa incondizionata della Francia, apriva la strada al rientro di re Luigi XVIII di Borbone, unico capo di stato accettabile dalle potenze vincitrici, il che avvenne come da copione l’8 luglio successivo.

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Napoleone dichiarato nemico pubblico

La prima decisione del reinsediato sovrano fu quella di dichiarare Napoleone nemico pubblico e spiccare nei suoi confronti un mandato d’arresto. Da parte loro gli inglesi, venuti a conoscenza delle intenzioni di colui che per loro ormai era soltanto il “generale Bonaparte”, pensarono bene d’imporre un blocco navale davanti alla baia di Rochefort, chiudendo ermeticamente tutti i canali che dalla città portavano verso il mare aperto.

Il capitano Maitland, comandante della flotta di Sua Maestà Britannica, a scanso di equivoci si premurò di avvertire quell’ “illustre Signore” che: “gli era impossibile permettere a qualsiasi unità militare di prendere il mare dal porto di Rochefort e di lasciar passare navigli, quale che fosse la loro bandiera”.

Visto però che da Parigi stava arrivando la Guardia Nazionale per porlo agli arresti, a Napoleone non restò che cercare ospitalità proprio presso i nemici di un tempo, donde la lettera già citata che, una volta recapitata allo stesso Maitland, lo convinse ad accoglierlo a bordo della sua “Bellerophon”.

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Napoleone verso l’isola di Sant’Elena

Così, l’ormai ex-imperatore si consegnò ai suoi nemici giurati, cui non sembrava vero di avere fra le mani colui che per oltre vent’anni era stato il loro spauracchio. Durante la rotta verso Plymouth, la “Bellerophon” passò al largo delle coste bretoni e per Napoleone questa fu l’ultima occasione in cui scorse, seppure da lontano, un lembo della terra patria.

Appena giunto in Inghilterra l’ingombrante ospite, la domanda che si posero governanti ed opinione pubblica di quel Paese fu soltanto una: “Che fare del nemico pubblico numero uno?”. In verità, la decisione era già stata presa nel corso di un’animata riunione di governo: la destinazione obbligata del “generale Bonaparte” sarebbe stata la sperduta isola di Sant’Elena, un piccolo lembo di terra e roccia nel bel mezzo dell’Atlantico meridionale, e questo perché “ad una simile distanza ogni suo intrigo sarà impossibile”.

Pertanto, dopo essere stato sbarcato dalla “Bellerophon” solo per il tempo necessario a salire, a mezzo di una scialuppa e senza nemmeno poter mettere piede a terra, sulla più grande “Northumberland”, Napoleone iniziò il suo ultimo e tristissimo viaggio il 3 agosto, in compagnia di una ristretta corte personale.

Napoleone sull’isola di Sant’Elena: il decadimento di un Imperatore

Sarebbe giunto a destinazione il 16 ottobre, per iniziare a spegnersi in un lento, ma inesorabile, decadimento fisico e mentale, animato dall’unica ossessione di dettare le sue memorie e spiegare ai posteri come lui, l’imperatore, per la disfatta di Waterloo non portava alcuna responsabilità.

Se dunque davvero “ei fu”, la sua effettiva dipartita può forse ante datarsi al giorno della sconfitta di Waterloo, perché proprio in quel momento un Napoleone già inebetito e frastornato aveva smesso di essere quel che era stato sino ad allora.

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