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ODESSA nazista: l’operazione per la fuga delle SS hitleriane

ODESSA: Organisation Der Ehemaligen SS Angehörigen  letteralmente “organizzazione degli ex appartenenti alle SS” è stata l’associazione di ex SS hitleriane creata per organizzarsi la latitanza. Nell’operazione ODESSA anche la ricostituzione del Reich.

ODESSA nazista: il passaporto delle Croce Rossa Internazionale di Adolf Eichmann
ODESSA nazista: il passaporto delle Croce Rossa Internazionale di Adolf Eichmann

Molte sono le controversie circa l’esistenza dell’ODESSA nazista e dei suoi reali scopi. I complottisti hanno speso migliaia di parole per definirla. Per molti si trattava di un piano per la rinascita di un quarto Reich dalle ceneri dell’ormai perdente regime Hitleriano. Per altri di un’organizzazione il cui unico scopo è stato la fuga e la protezione in latitanza delle SS naziste le quali, alla fine del secondo conflitto mondiale, avrebbero subito come minimo la condanna a morte. A questo punto gli storici si interrogano: c’è stata un operazione ODESSA e quali obiettivi si è prefissata per poi realizzarli?

L’acronimo di ODESSA è molto significativo: Organisation Der Ehemaligen SS Angehörigen  (organizzazione degli ex appartenenti alle SS). In pratica fu una “confraternita” di criminali nazisti e SS hiltreliane di vari ranghi e con varie responsabilità che decise di pianificarsi la fuga e la latitanza prima dell’arrivo degli alleati i quali, di certo, non sarebbero stati teneri con loro. In sintesi, questa è stata l’operazione ODESSA posta in essere dall’omonima organizzazione.

Peraltro, ODESSA è stata un’organizzazione impenetrabile. I servizi segreti alleati documentarono le sue presunte attività sulla base della precisa e meticolosa organizzazione con cui si mossero, quasi indisturbati, alcuni sui membri per sfuggire alla cattura . Di fatto, molti gerarchi e criminali nazisti di vario peso ricercati per il loro crimini, misteriosamente, sparirono e si rifecero una posizione in altri luoghi del mondo.

Molti di loro restarono nell’anonimato più assoluto. Naturalmente, per compiere ciò era necessaria una pianificazione accurata , una struttura organica e un progetto ben preciso. Il cosiddetto progetto ODESSA: l’operazione per garantire la latitanza delle SS e la ricostituzione di un quarto Reich.

L’ODESSA nazi e i suoi progetti divennero noti in seguito a un famoso romanzo dello scrittore inglese Frederick Forsyth,  nel quale ne narra e spiega l’esistenza.

Per molti fuggitivi tedeschi, in un Europa devastata dalla guerra sfuggire alla cattura poteva essere facile. In ogni caso, organizzare una latitanza richiede comunque una progettazione, delle risorse e della complicità che per certo non mancarono. Per questo, la tesi più accreditata è che l’organizzazione definita ODESSA è esistita e ha avuto lo scopo di far fuggire personaggi di rango dell’ormai sconfitto regime nazista.

ODESSA nazista: la pianificazione della latitanza

Un gruppo di gerarchi nazisti delle SS, poco prima della fine della guerra si rese conto della piega che stava prendendo il conflitto. Si convinse anche della necessità di programmare la clandestinità per rifarsi una vita senza pagare per i crimini che avevano commesso. Organizzarono e pianificarono ciò in modo meticoloso, tra l’altro erano stati addestrati per essere meticolosi, e tale aspetto fu decisivo per la successiva fase di latitanza post bellica.

I 77 nazisti dell’ODESSA

Partendo dai dati oggettivi si è a conoscenza che il 10 agosto 1944 alla Maison Rouge di Strasburgo settantasette nazisti si riunirono per pianificare e progettare le loro vite post belliche. Esiste un documento che testimonia tale evento, un resoconto di uno dei partecipanti ritenuto attendibile che fini nelle mani dei servizi francesi.

Al meeting parteciparono alti gerarchi nazisti, banchieri tedeschi e industriali . Tra questi ultimi, dirigenti della Volkswagen, delle acciaierie Krupp, della Brown-Boveri, della Messerschmidt, della Zeiss e della Leica. I finanzieri appartenevano della Reichsbank, l’allora banca centrale Tedesca, che deteneva i tesori in oro e opere trafugate agli ebrei.

Il documento segreto della riunione dal Maison Rouge di Strasburbo in cui nacque ODESSA

Furono meticolosamente pianificate le reti di appoggio post belliche, le complicità e  le vie di fuga delle SS naziste.  Venne definito il ruolo degli industriali e dei banchieri. Dovevano garantire i fondi per la latitanza dei nazisti e riciclare gli enormi patrimoni trafugati per garantire loro la fuga e una latitanza agiata.

Altro obiettivo era la ricostituzione del partito nazista nelle realtà locali dove si sarebbero insediati. Questa parte del piano ODESSA doveva avvenire anche attraverso la costituzione di attività economiche a sostegno del nuovo Reich. Questo era il ruolo degli industriali tedeschi i quali, con i tesori trafugati durante il conflitto, avrebbero ricostituito un economia industriale a sostegno del neonato regime nazionalsocialista.

Tutto venne programmato anche se la missione ODESSA si preoccupò primariamente di organizzare la fuga delle menti, le famigerate SS insieme ad altri criminali nazisti. In un momento storico in cui la Germania stava cedendo il terreno bellico all’avanzata degli alleati quello era l’obiettivo principale

I paesi prescelti per la clandestinità furono prevalentemente sud americani. Lontano quindi dall’Europa anche se ai membri meno in vista delle SS non sarebbe mancato l’appoggio nel caso fossero riusciti a rimanere in Germania.

Altro obiettivo: infiltrare, possibilmente ai massimi livelli, quella che sarebbe stata la neonata Germania post-bellica. Uomini giusti nei posti chiave che potevano garantire da un lato le complicità di cui avevano bisogno i latitanti, dall’altro avrebbero aiutato la nazione a rinascere in chiave nazionalsocialista.

In quella riunione alla Maison Rouge di Strasburbo si costituì quindi l’ODESSA nazista con la definizione degli obiettivi, dei ruoli e dei programmi.  Il progetto ODESSA prese corpo, mancava da organizzare la fase operativa che doveva essere messa in atto quanto prima, visto l’andamento della guerra.

La missione dell’ODESSA: i nazista all’opera

Le operazioni pianificate nella riunione a Strarburgo presero immediatamente forma visto che l’andamento della guerra dettava i tempi che non erano certo a favore del terzo Reich. L’esercito tedesco fu spinto fino all’estremo su tutti i fronti, non per vincere una guerra ormai persa ma per dar tempo alle SS di pianificare, in primis, la loro fuga.

La missione degli uomini dell’ODESSA nazista fu scrupolosa. Mentre i soldati tedeschi, allo stremo delle forze, cadevano sui campi di battaglia le SS stavano alle loro spalle per fare in modo che non desistessero, così da avere il tempo di organizzare i progetti per la loro fuga. In quei tragici momenti furono migliaia gli ufficiali e gli uomini della Wehrmacht che finirono fucilati o impiccati perché indietreggiavano di fronte a un nemico incontrastabile.

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Poco prima del crollo finale le SS che poterono scomparvero da tutto il loro paese. Indossarono abiti civili esibendo documenti abilmente falsificati svanirono nel caos in cui versava la Germania nel 1945. La missione ODESSA iniziò proprio in questo modo; con la scomparsa dei criminali di guerra in quel momento più ricercati. A seguire gli uomini con ruoli definiti ideologicamente minori ma criminalmente anche più rilevanti. In seguito, fu calcolato che circa 300mila furono gli uomini delle SS e i criminali nazisti che presero il volo grazie all’operazione ODESSA.

Le SS meno note restarono in Germania sotto la copertura delle loro nuove identità e l’appoggio dei fondi dell’ODESSA. Molti di loro si ricostruirono una nuova esistenza pulita, ove possibile nei ranghi di quella che sarebbe stata la nazione tedesca post bellica. I nomi più in vista ripararono all’estero. Alcuni di coloro che rimasero Germania ebbero ruoli di coordinamento e appoggio per gli altri che dovevano espatriare. Fu un piano molto ben concepito e congegnato.

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ODESSA NAZISTA: La fuga degli alti gerarchi all’estero

Poco prima della fine della guerra, l’ODESSA strinse legami con alcuni paesi sud americani. L’argentina di Juan Peron garantì loro migliaia di passaporti in bianco solo da riempire con i nuovi dati falsi e una foto. Successivamente timbrati dai consolati permisero a migliaia di criminali nazisti di fuggire in Argentina stessa o in altri paesi, tra i quali  Paraguay, Brasile, Uruguay, Cile e Bolivia. Altri criminali preferirono l’Egitto, la Siria e il Libano.

ODESSA e le ratline

Le vie di fuga principali utilizzate dall’ODESSA dei nazisti, definite ratline, erano due. La prima passava dalla Germania alla Spagna o il Portogallo, per poi finire direttamente nei già citati paesi. L’altra ratiline passava per l’Austria e l’Alto Adige per finire quindi in Italia, dove poi i criminali presero il volo per le loro destinazioni ultime.

Per la cronaca ratline, letteralmente “linea dei ratti”, è un termine che trae origine dalle corde delle navi utilizzate dai ratti per scappare durante un naufragio, prima che la loro nave fosse inghiottiti dalle acque.

Come accennato, giunte in Italia molte SS si imbarcarono direttamente a Genova per i nuovi lidi sud-americani o mediorientali. Altri, ancora in itinere, arrivarono fino a Roma attraverso la complicità della chiesa cattolica che li protesse. Facendoli passare di convento in convento, li fece arrivare fino alla città eterna.  Giunti li, comodamente alloggiati in strutture ecclesiastiche, attesero che i documenti con le loro nuove identità fossero pronti per poi sparire completamente.

Operazione Odessa
La foto su un falso documento di Josef Mengele, responsabile dell’eugenetica nazista.

ODESSA e la complicità del Vaticano e della Croce Rossa Internazionale

Per la storia, il pontefice Pio XII non si espose mai sulla questione dei lager ma sulla fuga dei nazisti certamente sapeva tutto anche perché i prelati, monsignori e cardinali, che aiutavano l’organizzazione Odessa erano suoi amici e lavoravano a stretto contatto con lui.

Il vescovo  Alois Hudal

La chiesa cattolica fu complice soprattutto attraverso i buoni auspici del vescovo austriaco Alois Hudal, definito in seguito il vescovo nero. Guida spirituale dei cattolici tedeschi in Italia, celebrava per loro le funzioni religiose dove mostrava con disinvoltura la propria tessera di iscrizione al partito nazista.

Il vescovo Haloise Hudal, respondabile della ratline italiana

Considerato il vero responsabile della ratline italiana si adoperò senza risparmiarsi in favore delle SS in fuga. Operò sotto il mandato Pio XII, il quale chiese agli alleati che gli ormai perseguitati prigionieri nazisti “potessero godere di un adeguata assistenza spirituale e materiale”.

Il vescovo nero lavorò bene: le SS naziste ricevettero passaporti rilasciati dalla Croce Rossa Internazionale sulla garanzia dei documenti falsi che possedevano. I viaggi, per meglio dire le fughe all’estero, furono pagate dalla Caritas Italiana. Si dice che Adolf Eichmann e Ante Pavelic, due crudeli criminali delle SS naziste, raggiunsero l’Argentina indossando la tonaca francescana. In sostanza, gli spostamenti e la fuga delle SS furono garantiti dal clero e gestiti dal vescovo Hudal.

Padre Draganovic

Padre Draganovic, il prete croato legato all’ODESSA

Un’altro religioso a cui viene imputata la complicità della fuga di criminali di guerra e Padre Draganovic, sacerdote croato molto vicino al dittatore Ante Pavelic. Quest’ultimo fu il fondatore del movimento nazionalista Ustacia, attivo in Croazia e molto vicino alle visioni di Hitler. Gli ustascia commisero molti crimini ai danni degli ebrei nei territori da loro controllati. Dopo la fine della guerra lo stesso Pavelic, ricercato per i suoi crimini, fuggì in Argentina.

Padre Draganovic fu inviato da Pavelic a Roma, era chiamato il prete d’oro poiché disponeva del tesoro tolto alle vittime degli Ustascia, prevalentemente ebrei, durante la guerra.  Il religioso croato si spese sia per le SS ma più che altro per i Croati, utilizzando l’ormai consolidata struttura ecclesiastica utilizzata da ODESSA. Cosa accertata è che Padre Draganovic spianò ogni ostacolo alla fuga di Ante Pavelic in Argentina attraverso la ratline italiana.

Draganovic a Roma intrattiene rapporti sia con il Vice Segretario di Stato Vaticano Montini che direttamente con Pio XII. Sembrerebbe che i tesori delle vittime degli Ustascia fossero custoditi presso lo IOR, la banca del vaticano.

Il prete croato imparò bene e presto il meccanismo ormai sufficientemente oliato dal Vescovo Hudal. Stilò gli elenchi degli Ustascia che dovevano fuggire e li trasmise all’Ufficio Immigrazione di Buenos Aires. Successivamente ritirava i permessi di sbarco e li consegnava alla Croce Rossa la quale forniva i passaporti utili per l’espatrio.

Per la cronaca, padre Draganovic fu accusato di riciclaggio di denaro e di furto di oggetti alle vittime dell’Olocausto in Croazia. Tutte attività, a quanto pare, avallate dallo IOR, anche se quest’ultima ipotesi non è confermata.

Per la storia resta che la via di fuga italiana delle SS e dei criminali di guerra passava direttamente tra le mani di religiosi e organizzazioni compiacenti appartenenti alla Chiesa cattolica e e ai buoni auspici della Croce Rossa.

La rinascita del Reich

L’ultima fase del piano, la rinascita di un nuovo Reich, non ebbe luogo. Tale parte del piano fu abbandonato dai membri dell’ODESSA. Esssi erano ormai comodamente sistemati grazie ai proventi dei loro saccheggi e, soprattutto, maturarono la consapevolezza che non si crearono mai le condizioni giuste per una concreta rinascita del nazismo.

Altri, in verità, passarono la vita a nascondersi perché attivamente ricercati sia dagli Israeliani che dai servizi di mezzo mondo che volevano assicurarli alla giustizia. Per questo non trovarono il tempo di pensare ad altro.

I nazisti fuggiti

Circa 300mila tra membri delle SS e criminali nazisti riuscirono a farla franca per i loro crimini grazie all’operazione ODESSA. Molti fuggirono, altri riuscirono a ricollocarsi in Austria e in Germania, coperti dalla ragnatela di complicità creata dall’organizzazione nazista.

Peraltro, l’esistenza di ODESSA e dei suoi programmi non fu mai confermata da alcun membro della stessa struttura, ma gli storici, gli investigatori e i servizi segreti non hanno dubbi che sia esistita. Tra i nomi più in vista dei nazisti che fuggirono figurano:

Adolf Eichmann, il colonnello delle SS che ideò la cosiddetta “soluzione finale”;
Josef Mengele, responsabile del programma di eugenetica del regime di Adolf Hitler;
Erich Priebke, ex comandante delle SS e responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine;
Gustav Wagner: Comandante del campo di concentramento di Sobibor;
Alois Brunner e Walter Rauff, spietati killer con compiti di polizia con sulla coscenza migliaia di ebrei.
Ante Pavlic, dittatore croato responsabile dell’olocausto nel suo paese.