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Papa Innocenzo III: breve biografia dell'”Augusto” del Papato

papa innocenzo III

Il 16 luglio del 1216, a Perugia, si spegneva la “Luce del mondo”, secondo la definizione che ne diede il cronista medievale Riccardo di San Germano, ovvero “l’Augusto del Papato”, come invece lo chiamò il grande storico tedesco Gregorovius: papa Innocenzo III, uomo di fede profonda e spirito severo, statista e personaggio di spicco del Medioevo.

Il nobile Lotario dei Conti di Segni fu eletto al soglio pontificio a soli trentasette anni d’età nel 1198, col voto unanime dei Cardinali riuniti in un Conclave lampo, favorito dalla fama che già l’accompagnava.

Teologo rinomato e scrittore prolifico, s’impegnò da subito in una lotta senza quartiere contro gli abusi, per ristabilire l’autorità pontificia negli Stati della Chiesa, reagire allo shock provocato dalla recente perdita dei luoghi santi, rinnovare il sentimento religioso, riportare alla pace i principi cristiani e ripulire la Chiesa da corrotti ed indegni.

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Le dispute di Innocenzo III

Ovvio che un simile “repulisti” si sia scontrato contro forti resistenze, sia interne che esterne alla Chiesa. Da tutore di un giovanissimo “Stupor mundi”, il futuro Imperatore Federico II, dovette prendere posizione nella guerra civile scoppiata in Germania, in un primo tempo pronunziandosi in favore di Ottone di Brunswick, per poi però abbandonarlo al suo destino dopo averlo scomunicato, quando costui, sceso in Italia per farsi incoronare, ne gradì tanto le bellezze ed i territori da volersene impossessare, usurpandoli alla Chiesa e cercando di sfilarli anche al dominio del giovane Federico, che Innocenzo non tardò ad opporgli.

Tenne testa ai re di Francia ed Inghilterra ed indisse due crociate: una di tipo classico, “contra infideles”, che però gli sfuggì di mano per la cupidigia dei capi spedizione veneziani e franchi, chiudendosi con l’orrendo sacco di Costantinopoli del 1204 anziché con la riconquista dei luoghi santi; l’altra “contra hereticos”, cioè contro i Catari della Linguadoca, che furono sterminati dopo una persecuzione senza quartiere.

Conobbe personalmente San Domenico e San Francesco, che sognò mentre da solo reggeva sulle spalle il peso dell’edificio pericolante della Chiesa, approvando la Regola dei rispettivi Ordini che divennero i suoi migliori alleati nell’opera riformatrice che stava conducendo e che portò a compimento col Concilio Laterano IV.

Per il tramite del suo legato in Inghilterra, il vercellese Cardinale Guala Bicchieri, risultò protagonista e cofirmatario della versione definitiva, quella del 1217, della famosa “Magna Charta Libertatum”.

Al contempo principe raffinato, eccellente giurista e grande sacerdote, Innocenzo III lasciò una Chiesa risanata ed un Papato all’apogeo della potenza spirituale e dell’influenza politica a livello continentale, come non lo era stato neppure ai tempi di Gregorio VII, ma anche non poco compromesso con gli affari del tempo.