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Pentobarbital – il farmaco per l’eutanasia e per la pena di morte

Il Pentobarbital è utilizzato come farmaco di elezione sia per l’eutanasia che per la pena di morte. Utilizzato nel giusto modo rende indolore il trapasso
Pentobarbital - il farmaco per l'eutanasia e per la pena di morte

Se l’eutanasia è definita con il termine dolce morte, si presuppone che il modo di indurre il decesso sia quantomeno indolore. Naturalmente si parla o di eutanasia attiva o di suicidio assistito. In questi casi la morte sopravviene attraverso la somministrazione di un farmaco. Nell’ipotesi di eutanasia passiva i medici cessano le cure che tengono in vita il paziente.

Le varie legislazioni nazionali indicano, a grandi linee, le modalità per indurre al decesso. Il tratto comune è di carattere psicologico ed etico. Viene accertata, oltre ogni dubbio, la consapevolezza del paziente sull’opportunità di ‘ricevere’ l’eutanasia o il suicidio assistito. Solo allora si procede con il farmaco per l’eutanasia. Il più usato è il Pentobarbital, somministrato anche per la pena di morte. 

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Il Pentobarbital è un  barbiturico con la caratteristica di avere un meccanismo d’azione molto rapida. Ciò lo privilegia come farmaco per l’eutanasia e per la pena di morte. Il principio è che più rapidamente giunge il decesso e meno il paziente soffre.

Il Pentobarbital non nasce specificatamente come ‘veleno’. Per le sue proprietà, nelle giuste dosi e modalità terapeutiche, è utilizzato  per il trattamento delle crisi epilettiche, come ipnotico (induce il sonno) e nella sedazione pre-operatoria. In dosi elevate provoca la morte in modo molto rapido. Per questo il pentobarbital, fra i molti ‘veleni’, è il farmaco per eutanasia e per la pena di morte più utilizzato.

Pentobarbital – il farmaco per l’eutanasia e per la pena di morte

Le strutture nelle quali viene praticata l’eutanasia e la pena di morte sono molto ‘abbottonate’ sulle metodologie utilizzate. Tale politica è motivata dall’emulazione di molti soggetti che, in modo improprio, hanno utilizzato il Pentobarbital per tentare il suicidio. Nonostante la privacy le indiscrezioni sono trapelate.

Per pena di morte, il Pentobarbital si usa prevalentemente negli USA mentre come farmaco per l’eutanasia si somministra in Europa e in molte altre parti del mondo. Di sicuro, nelle strutture svizzere per il suicidio assistito, questo è il farmaco d’elezione.

Può essere assunto per via orale o iniettato in vena. In genere, una mezzora prima della dose letale avviene la somministrazione di un farmaco antiemetico. In questo modo si contrastano le crisi di vomito dovute all’assunzione massiccia di Pentobarbital. In taluni casi, inoltre, si associa a farmaci che inducono sonnolenza e disorientamento allo scopo di far soffrir meno il ‘paziente’.

Viste le proprietà letali del Pentobarbital si è creato un mercato di distribuzione illegale. Nel deep web si è scoperta la vendita di veri propri kit della morte a base di tale farmaco. Su facebook, con lo slogan “Per una morte serena e indolore” è stata sgominata un’attività per la vendita di Nembutal, il nome farmaceutico del Pentobarbital.

Già precedentemente a questi episodi la distribuzione del Pentobarbital, non solo in Italia, era sottoposta a rigidi controlli, e in alcune nazioni è totalmente vietato. C’è da sperare in un irrigidimento della vigilanza per contrastare l’uso criminale e criminoso di questo farmaco.